Disobbedienza civile ed istituzionale all'art. 5 della legge Lupi

Il problema

LA POVERTA' NON E' REATO

APPELLO ALLA DISOBBEDIENZA CIVILE ED ISTITUZIONALE ALLA LEGGE LUPI

 

Dal 20 Maggio il Decreto Legge del Ministro Lupi sulla casa è diventato a tutti gli effetti legge. Suo obiettivo non è risolvere l’emergenza abitativa e neanche alleviare il disagio di chi non riesce a pagare affitti o mutui ma “cancellare” il problema e togliere il diritto alla cittadinanza.

 La conseguenza è quella di far precipitare migliaia di famiglie di senza casa in una condizione di impossibilità di una vita dignitosa. Infatti l’art. 5 del decreto prevede, in modo del tutto incostituzionale, l’impossibilità di prendere la residenza per gli occupanti abusivi (come durante il fascismo) e quindi di avere luce, acqua e gas. Ma anche di mandare i figli a scuola o di ottenere servizi e prestazioni sanitarie o di esercitare il voto o di accedere alla cittadinanza per gli stranieri. Toglie inoltre la possibilità per chi occupa di ottenere una casa popolare per 5 anni.

 Negare la residenza significa negare i diritti civili, e in particolare il diritto alla salute e all’istruzione a precari, disoccupati e a tutte le famiglie impoverite dalla crisi e dalle politiche di austerità, promosse dall’Europa e dai governi delle larghe intese.

 Il decreto Lupi non è solo un attacco agli occupanti, a chi ha risposto con meccanismi di riappropriazione e redistribuzione dal basso alla mancata garanzia del diritto alla casa. Il decreto Lupi è consolidamento di poteri forti e degli interessi di chi specula sul cemento a danno di una intera generazione di precari, disoccupati e lavoratori a intermittenza ai quali il diritto alla casa è negato allo stesso modo. 

 Se è vero che nel provvedimento pochi spiccioli sono stanziati a mo' di finanziamento a pioggia per agevolare l'accesso al credito di chi è in possesso di un contratto atipico di lavoro, ben maggiori sono i vantaggi garantiti a costruttori e proprietari attraverso defiscalizzazione e incentivi, il che significa poter continuare a costruire case che nessuno abiterà e agevolare chi mira a mantenere alto il costo delle abitazioni e degli affitti quando è ormai chiaro che sempre meno sono coloro che possono sostenerlo. Misure che sembrano orientate più a favorire la ripresa del mercato immobiliare e delle speculazioni ad esso legate che a rispondere ad una emergenza sociale dilagante come quella abitativa.

 Non solo, contestualmente al Piano Casa il Ministro dell'Interno Alfano annuncia il nuovo piano sicurezza “Roma Capitale Sicura” che confonde la sicurezza sociale con la tolleranza zero e tenta di trasformare le lotte sociali in questioni di ordine pubblico, mentre riporta agli arresti domiciliari importanti esponenti dei movimenti per il diritto all’abitare. E poi “celle direttamente allo stadio”, 11 stabili capitolini da offrire al Ministero dell’Interno per costruire nuovi commissariati, suggerisce il sindaco Marino, che appesantisce l’aria già rarefatta promulgando un’ordinanza che chiede lo sgombero dell’esperienza abitativa di Pacha Mama.

 Di fronte a questo nuovo attacco sferrato contro le fasce più vulnerabili di popolazione e alla svolta autoritaria che ne sta definendo le modalità, come percorso partecipato che propone quattro delibere di iniziativa popolare per costruire un nuovo modello di città, come rete di associazioni, movimenti, cooperative, spazi culturali e centri sociali che hanno dato vita al percorso di “Deliberiamo Roma”, assieme ai molti intellettuali, giuristi, giornalisti, artisti e in generale rappresentanti del mondo della cultura e dell’informazione del paese, che assieme a noi sottoscrivono questo appello,

 CHIEDIAMO

 Ai soggetti istituzionali, agli amministratori - a partire dai presidenti dei Municipi che rilasciano le residenze - di mettere in atto azioni di disobbedienza civile all’art.5 e di porre in essere gli atti amministrativi di loro competenza (Odg, mozioni etc.) per affermare la loro contrarietà all’articolo in questione e all’impianto dell’intero decreto;

 Alle Aziende che gestiscono le utenze e ai lavoratori delle stesse che dovranno “staccarle”, aipresidi delle scuole, ai medici e più in generale a ogni libero cittadino e cittadina del Paese di disobbedire all’Articolo 5 e di esprimere la propria opposizione politica verso chi fa la guerra ai poveri invece che alla povertà.

 

Promuove: deLiberiamo Roma

Prime firme a sostegno

Alessandro Brunetti - Avvocato 

Alessandro Portelli - Storico

Alfonso Gianni - Fondazione Cercare ancora

Andrea Morniroli - Coop. dedalus

Anna Maria Rivera - Antropologa

Antonello Sotgia - Architetto

Ascanio Celestini - Attore

Bartolo Mancuso - Avvocato

Cesare Antetomaso - Associazione Giuristi democratici 

Citto Maselli - Regista

Claudio De Fiores - Costituzionalista

Giovanni Franzoni - Teologo

Don Roberto Sardelli

Eleonora Forenza - Ricercatrice precaria

Emiliano Fasan - Avvocato

Enrico Pugliese - Sociologo

Enzo Scandurra - Docente di urbanistica 

Erri de Luca - Scrittore

Ettore Zerbino - Medici contro la tortura

Fabio Scaltritti - Comunità S. Benedetto al Porto

Fausto Bertinotti

Filippo Maone

Gabriella stramaccioni - Libera

Giorgio Cremaschi

Giorgio Resta - Docente di diritto privato comparato

Giuliana Beltrame - WomenareEurope

Giulietto Chiesa - Giornalista

Guido Viale - Economista

Luciana Castellina

Maria Immacolata Macioti - Sociologa

Moni Ovadia - attore e regista

Paolo Berdini - Urbanista

Paolo Maddalena - Vicepresidente emerito corte costituzionale

Raffaella Bolini - Arci

Raniero La Valle - Giornalista

Roberto Musacchio - AltraMente

Rossella Marchini - Architetto

Sandro Medici

Sergio Labate - Università di Macerata  

Ugo Mattei - Giurista

Walter de cesaris - Unione inquilini

avatar of the starter
deLiberiamo RomaPromotore della petizione
Questa petizione aveva 776 sostenitori

Il problema

LA POVERTA' NON E' REATO

APPELLO ALLA DISOBBEDIENZA CIVILE ED ISTITUZIONALE ALLA LEGGE LUPI

 

Dal 20 Maggio il Decreto Legge del Ministro Lupi sulla casa è diventato a tutti gli effetti legge. Suo obiettivo non è risolvere l’emergenza abitativa e neanche alleviare il disagio di chi non riesce a pagare affitti o mutui ma “cancellare” il problema e togliere il diritto alla cittadinanza.

 La conseguenza è quella di far precipitare migliaia di famiglie di senza casa in una condizione di impossibilità di una vita dignitosa. Infatti l’art. 5 del decreto prevede, in modo del tutto incostituzionale, l’impossibilità di prendere la residenza per gli occupanti abusivi (come durante il fascismo) e quindi di avere luce, acqua e gas. Ma anche di mandare i figli a scuola o di ottenere servizi e prestazioni sanitarie o di esercitare il voto o di accedere alla cittadinanza per gli stranieri. Toglie inoltre la possibilità per chi occupa di ottenere una casa popolare per 5 anni.

 Negare la residenza significa negare i diritti civili, e in particolare il diritto alla salute e all’istruzione a precari, disoccupati e a tutte le famiglie impoverite dalla crisi e dalle politiche di austerità, promosse dall’Europa e dai governi delle larghe intese.

 Il decreto Lupi non è solo un attacco agli occupanti, a chi ha risposto con meccanismi di riappropriazione e redistribuzione dal basso alla mancata garanzia del diritto alla casa. Il decreto Lupi è consolidamento di poteri forti e degli interessi di chi specula sul cemento a danno di una intera generazione di precari, disoccupati e lavoratori a intermittenza ai quali il diritto alla casa è negato allo stesso modo. 

 Se è vero che nel provvedimento pochi spiccioli sono stanziati a mo' di finanziamento a pioggia per agevolare l'accesso al credito di chi è in possesso di un contratto atipico di lavoro, ben maggiori sono i vantaggi garantiti a costruttori e proprietari attraverso defiscalizzazione e incentivi, il che significa poter continuare a costruire case che nessuno abiterà e agevolare chi mira a mantenere alto il costo delle abitazioni e degli affitti quando è ormai chiaro che sempre meno sono coloro che possono sostenerlo. Misure che sembrano orientate più a favorire la ripresa del mercato immobiliare e delle speculazioni ad esso legate che a rispondere ad una emergenza sociale dilagante come quella abitativa.

 Non solo, contestualmente al Piano Casa il Ministro dell'Interno Alfano annuncia il nuovo piano sicurezza “Roma Capitale Sicura” che confonde la sicurezza sociale con la tolleranza zero e tenta di trasformare le lotte sociali in questioni di ordine pubblico, mentre riporta agli arresti domiciliari importanti esponenti dei movimenti per il diritto all’abitare. E poi “celle direttamente allo stadio”, 11 stabili capitolini da offrire al Ministero dell’Interno per costruire nuovi commissariati, suggerisce il sindaco Marino, che appesantisce l’aria già rarefatta promulgando un’ordinanza che chiede lo sgombero dell’esperienza abitativa di Pacha Mama.

 Di fronte a questo nuovo attacco sferrato contro le fasce più vulnerabili di popolazione e alla svolta autoritaria che ne sta definendo le modalità, come percorso partecipato che propone quattro delibere di iniziativa popolare per costruire un nuovo modello di città, come rete di associazioni, movimenti, cooperative, spazi culturali e centri sociali che hanno dato vita al percorso di “Deliberiamo Roma”, assieme ai molti intellettuali, giuristi, giornalisti, artisti e in generale rappresentanti del mondo della cultura e dell’informazione del paese, che assieme a noi sottoscrivono questo appello,

 CHIEDIAMO

 Ai soggetti istituzionali, agli amministratori - a partire dai presidenti dei Municipi che rilasciano le residenze - di mettere in atto azioni di disobbedienza civile all’art.5 e di porre in essere gli atti amministrativi di loro competenza (Odg, mozioni etc.) per affermare la loro contrarietà all’articolo in questione e all’impianto dell’intero decreto;

 Alle Aziende che gestiscono le utenze e ai lavoratori delle stesse che dovranno “staccarle”, aipresidi delle scuole, ai medici e più in generale a ogni libero cittadino e cittadina del Paese di disobbedire all’Articolo 5 e di esprimere la propria opposizione politica verso chi fa la guerra ai poveri invece che alla povertà.

 

Promuove: deLiberiamo Roma

Prime firme a sostegno

Alessandro Brunetti - Avvocato 

Alessandro Portelli - Storico

Alfonso Gianni - Fondazione Cercare ancora

Andrea Morniroli - Coop. dedalus

Anna Maria Rivera - Antropologa

Antonello Sotgia - Architetto

Ascanio Celestini - Attore

Bartolo Mancuso - Avvocato

Cesare Antetomaso - Associazione Giuristi democratici 

Citto Maselli - Regista

Claudio De Fiores - Costituzionalista

Giovanni Franzoni - Teologo

Don Roberto Sardelli

Eleonora Forenza - Ricercatrice precaria

Emiliano Fasan - Avvocato

Enrico Pugliese - Sociologo

Enzo Scandurra - Docente di urbanistica 

Erri de Luca - Scrittore

Ettore Zerbino - Medici contro la tortura

Fabio Scaltritti - Comunità S. Benedetto al Porto

Fausto Bertinotti

Filippo Maone

Gabriella stramaccioni - Libera

Giorgio Cremaschi

Giorgio Resta - Docente di diritto privato comparato

Giuliana Beltrame - WomenareEurope

Giulietto Chiesa - Giornalista

Guido Viale - Economista

Luciana Castellina

Maria Immacolata Macioti - Sociologa

Moni Ovadia - attore e regista

Paolo Berdini - Urbanista

Paolo Maddalena - Vicepresidente emerito corte costituzionale

Raffaella Bolini - Arci

Raniero La Valle - Giornalista

Roberto Musacchio - AltraMente

Rossella Marchini - Architetto

Sandro Medici

Sergio Labate - Università di Macerata  

Ugo Mattei - Giurista

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I decisori

Presidenti dei municipi di Roma
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Petizione creata in data 7 giugno 2014