INTITOLARE LA BIBLIOTECA UNIVERSITARIA DI SASSARI AL PREMIO NOBEL GRAZIA DELEDDA

Il problema

Il 23 giugno prossimo il complesso monumentale del vecchio ospedale, restaurato con i fondi del Ministero per i beni e le attività culturali, ospiterà la nuova sede della Biblioteca Universitaria di Sassari. Un patrimonio inestimabile di 300.000 volumi (incunaboli, cinquecentine, edizioni del XVII, XVIII, XIX secolo), di centinaia di manoscritti (tra i quali il Condaghe di San Pietro di Silki, L'edera e Il ritorno del figlio di Grazia Deledda), di migliaia di periodici, di preziose carte geografiche, verrà dunque trasferito, dopo più di quattrocento anni, dall’ex Palazzo dello Studio Generale, oggi sede di rappresentanza dell'Università, a piazza Fiume. Sarà un passaggio storico, importante non solo per la città ma per l’intera regione. Ma dovrà essere altresì un’occasione di riflessione sul ruolo e la funzione della biblioteca in un mondo che cambia vorticosamente. Per Alberto Manguel l'esistenza di una biblioteca dà al lettore la forza di combattere i vincoli del tempo permettendogli di conoscere qualcosa di sé attraverso le storie di altri uomini. Jacques Derrida, lettore critico del Fedro di Platone, nel confutare la tradizione filosofica occidentale incentrata sul mito della «parola in presenza», rimarcò invece l’importanza del testo scritto come fonte di conoscenza e come garante delle «differenze», in quanto consegnato alla tradizione e alle infinite interpretazioni. La scrittura crea i libri, i libri, veicolo di saperi e vissuti, creano le biblioteche e le biblioteche rappresentano il luogo della memoria delle comunità insediate in un territorio. Attraverso la memoria si ricostruisce l’identità personale e collettiva e si dà un fondamento alla coscienza di sé. Senza memoria vengono meno i legami con le proprie radici e si cessa di essere coscienza progettante. Non esiste comunicazione senza contesto, così come non esiste metodo educativo, formativo e informativo al di fuori delle coordinate spazio-temporali e quindi ambientali. Lì dove si fa più stringente il rapporto fra istituzioni culturali e territorio, non può dunque mancare una riflessione seria sui codici e sui linguaggi, soprattutto in una regione peculiare e complessa come la Sardegna. La biblioteca è un’istituzione, un presidio, un simbolo che comunica, a partire dalla sua intitolazione. E chi, ci si chiede, meglio di una scrittrice, di un premio Nobel, può rappresentare il «granaio» etico ed estetico dei sardi, il modello letterario più alto, il paradigma di un’identità di popolo, contro l’«inverno dello spirito»? Dessì ha scritto che i due più grandi uomini che ha avuto la Sardegna sono state due donne: Eleonora d’Arborea e Grazia Deledda. Con la Deledda l’Isola entrò a far parte dell’immaginario europeo. Il libro le permise di oltrepassare la «finestra-limine» per proiettarsi nel mondo e con lei la terra-madre ritornò a essere centro e non più periferia, luogo mitico e archetipo di tutti i luoghi: «I libri e i giornali sono i miei amici e guai a me senza di loro». Per lei, prima donna nella storia d’Italia a vincere il premio Nobel e prima donna a essere candidata alle elezioni politiche quando alle donne non era stato ancora riconosciuto il diritto di voto, la scrittura divenne occasione di riscatto e di libertà: «Se vostro figlio vuole fare lo scrittore o il poeta sconsigliatelo fermamente. Se continua minacciatelo di diseredarlo. Oltre queste prove, se resiste, cominciate a ringraziare Dio di avervi dato un figlio ispirato, diverso dagli altri». Un vero esempio per tantissimi giovani.

Dino Manca

Commissione lingua e cultura sarda

Università di Sassari

Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura 1927 (per il 1926)

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Dino MancaPromotore della petizione
Questa petizione aveva 1511 sostenitori

Il problema

Il 23 giugno prossimo il complesso monumentale del vecchio ospedale, restaurato con i fondi del Ministero per i beni e le attività culturali, ospiterà la nuova sede della Biblioteca Universitaria di Sassari. Un patrimonio inestimabile di 300.000 volumi (incunaboli, cinquecentine, edizioni del XVII, XVIII, XIX secolo), di centinaia di manoscritti (tra i quali il Condaghe di San Pietro di Silki, L'edera e Il ritorno del figlio di Grazia Deledda), di migliaia di periodici, di preziose carte geografiche, verrà dunque trasferito, dopo più di quattrocento anni, dall’ex Palazzo dello Studio Generale, oggi sede di rappresentanza dell'Università, a piazza Fiume. Sarà un passaggio storico, importante non solo per la città ma per l’intera regione. Ma dovrà essere altresì un’occasione di riflessione sul ruolo e la funzione della biblioteca in un mondo che cambia vorticosamente. Per Alberto Manguel l'esistenza di una biblioteca dà al lettore la forza di combattere i vincoli del tempo permettendogli di conoscere qualcosa di sé attraverso le storie di altri uomini. Jacques Derrida, lettore critico del Fedro di Platone, nel confutare la tradizione filosofica occidentale incentrata sul mito della «parola in presenza», rimarcò invece l’importanza del testo scritto come fonte di conoscenza e come garante delle «differenze», in quanto consegnato alla tradizione e alle infinite interpretazioni. La scrittura crea i libri, i libri, veicolo di saperi e vissuti, creano le biblioteche e le biblioteche rappresentano il luogo della memoria delle comunità insediate in un territorio. Attraverso la memoria si ricostruisce l’identità personale e collettiva e si dà un fondamento alla coscienza di sé. Senza memoria vengono meno i legami con le proprie radici e si cessa di essere coscienza progettante. Non esiste comunicazione senza contesto, così come non esiste metodo educativo, formativo e informativo al di fuori delle coordinate spazio-temporali e quindi ambientali. Lì dove si fa più stringente il rapporto fra istituzioni culturali e territorio, non può dunque mancare una riflessione seria sui codici e sui linguaggi, soprattutto in una regione peculiare e complessa come la Sardegna. La biblioteca è un’istituzione, un presidio, un simbolo che comunica, a partire dalla sua intitolazione. E chi, ci si chiede, meglio di una scrittrice, di un premio Nobel, può rappresentare il «granaio» etico ed estetico dei sardi, il modello letterario più alto, il paradigma di un’identità di popolo, contro l’«inverno dello spirito»? Dessì ha scritto che i due più grandi uomini che ha avuto la Sardegna sono state due donne: Eleonora d’Arborea e Grazia Deledda. Con la Deledda l’Isola entrò a far parte dell’immaginario europeo. Il libro le permise di oltrepassare la «finestra-limine» per proiettarsi nel mondo e con lei la terra-madre ritornò a essere centro e non più periferia, luogo mitico e archetipo di tutti i luoghi: «I libri e i giornali sono i miei amici e guai a me senza di loro». Per lei, prima donna nella storia d’Italia a vincere il premio Nobel e prima donna a essere candidata alle elezioni politiche quando alle donne non era stato ancora riconosciuto il diritto di voto, la scrittura divenne occasione di riscatto e di libertà: «Se vostro figlio vuole fare lo scrittore o il poeta sconsigliatelo fermamente. Se continua minacciatelo di diseredarlo. Oltre queste prove, se resiste, cominciate a ringraziare Dio di avervi dato un figlio ispirato, diverso dagli altri». Un vero esempio per tantissimi giovani.

Dino Manca

Commissione lingua e cultura sarda

Università di Sassari

Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura 1927 (per il 1926)

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Dino MancaPromotore della petizione

I decisori

Dario Franceschini
Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Francesca Barracciu
Francesca Barracciu
Sottosegretario dei Beni culturali

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Petizione creata in data 17 maggio 2014