Dalla parte dei lavoratori dei call center


Dalla parte dei lavoratori dei call center
Il problema
Una grande mobilitazione sta attraversando in questi giorni il Paese. E' la battaglia dei lavoratori dei call center che da Nord a Sud si battono per difendere il proprio posto di lavoro dalla minaccia delle delocalizzazioni, ossia del trasferimento del lavoro all'estero, in paesi (anche europei) in cui i lavoratori operano spesso senza alcun diritto e con paghe da fame. Licenziare i lavoratori italiani per andare a sfruttare i lavoratori dei paesi più deboli senza riconoscere a questi ultimi né diritti, né la giusta retribuzione. Una doppia ingiustizia.
Irresponsabilmente, approfittando del divario salariale e del dumping di diritti esistente anche tra i diversi paesi europei, molte aziende committenti delocalizzano i propri volumi di traffico, al solo fine di fare più profitti, sulla pelle dei lavoratori che operano in Italia, già pesantemente colpiti dalla crisi economica, ma anche contro gli interessi dei cittadini i cui dati sensibili vengono consegnati a paesi che non garantiscono standard di sicurezza della privacy.
Tutto ciò è inaccettabile. Da cittadini siamo vicini alla mobilitazione dei lavoratori dei call center e alle loro famiglie; una mobilitazione che non riguarda solo loro ma gli interessi del Paese.
Per questo sosteniamo la loro battaglia - che culminerà in una grande manifestazione il 4 giugno a Roma - chiedendo alle istituzioni, al governo e al Parlamento, la massima attenzione e interventi legislativi urgenti per porre fine al fenomeno delle delocalizzazioni al ribasso

Il problema
Una grande mobilitazione sta attraversando in questi giorni il Paese. E' la battaglia dei lavoratori dei call center che da Nord a Sud si battono per difendere il proprio posto di lavoro dalla minaccia delle delocalizzazioni, ossia del trasferimento del lavoro all'estero, in paesi (anche europei) in cui i lavoratori operano spesso senza alcun diritto e con paghe da fame. Licenziare i lavoratori italiani per andare a sfruttare i lavoratori dei paesi più deboli senza riconoscere a questi ultimi né diritti, né la giusta retribuzione. Una doppia ingiustizia.
Irresponsabilmente, approfittando del divario salariale e del dumping di diritti esistente anche tra i diversi paesi europei, molte aziende committenti delocalizzano i propri volumi di traffico, al solo fine di fare più profitti, sulla pelle dei lavoratori che operano in Italia, già pesantemente colpiti dalla crisi economica, ma anche contro gli interessi dei cittadini i cui dati sensibili vengono consegnati a paesi che non garantiscono standard di sicurezza della privacy.
Tutto ciò è inaccettabile. Da cittadini siamo vicini alla mobilitazione dei lavoratori dei call center e alle loro famiglie; una mobilitazione che non riguarda solo loro ma gli interessi del Paese.
Per questo sosteniamo la loro battaglia - che culminerà in una grande manifestazione il 4 giugno a Roma - chiedendo alle istituzioni, al governo e al Parlamento, la massima attenzione e interventi legislativi urgenti per porre fine al fenomeno delle delocalizzazioni al ribasso

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 1 giugno 2014