SALVIAMO I CORMORANI DEL PIEMONTE !


SALVIAMO I CORMORANI DEL PIEMONTE !
Il problema
La Regione Piemonte ha dichiarato guerra ai cormorani.
Ci rivolgiamo alle Autorità competenti
Presidente della Regione Piemonte Dott. Alberto Cirio
Assessore all’Ambiente della Regione Piemonte Dott. Matteo Marnati
affinché intervengano per la protezione dei cormorani come previsto dalla legge italiana e quella europea (la Direttiva Uccelli 79/409/CEE) che evidenziano il cormorano come specie protetta e non cacciabile.
Il Tavolo Animali & Ambiente, costituito dalle Associazioni animaliste e ambientaliste ENPA, LAV, LEGAMBIENTE, LIDA, LIPU, OIPA, PAN, PRO NATURA Torino e SOS Gaia CHIEDE IL SOSTEGNO AD UN PIANO DI CONSERVAZIONE E GESTIONE DEI CORMORANI CHE NON PREVEDA ABBATTIMENTI.
Fino verso la fine degli anni ‘80 nelle zone del biellese e del vercellese la presenza del cormorano era rara; si osservavano alcuni individui durante il periodo migratorio primaverile quando il cormorano ritornava per la riproduzione verso gli Stati del nord Europa come Olanda, Germania, Danimarca, ecc.
A seguito dei cambiamenti climatici, per molte specie di uccelli viene resa possibile la permanenza sul territorio. Trovando le condizioni alimentari favorevoli, rimangono tutto l’anno, anche per riprodursi, favoriti dall’immissione di specie ittiche, più facili da predare essendo animali allevati.
Occorre ricordare che le acque non sempre sono pulite, ma inquinate o eutrofizzate; nei fiumi vengono scaricate sostanze di scarto con la conseguenza di rendere i pesci meno reattivi.
Il lago di Viverone (il cui sindaco aveva chiesto l’abbattimento dei cormorani) è un esempio dove specie vegetali si sviluppano nelle sue acque, segnale dell’elevata eutrofizzazione.
Questo incentiva il cormorano in quanto i pesci sono meno reattivi e catturabili più facilmente. Chi pesca non si accorge del loro stato di salute, mentre il cormorano si rende conto di questo, compiendo così il suo ruolo di selezione. La legge italiana e quella europea (la Direttiva Uccelli 79/409/CEE) evidenziano che il cormorano è una specie protetta e non cacciabile. Tuttavia, a livello locale, possono essere adottati provvedimenti di abbattimento selettivo, in deroga alla legge, qualora si dimostrino gravi danni alle attività di pesca o acquacoltura. Le approssimative modalità di abbattimento in passato (l'ultimo caso risale al marzo 2011) hanno determinato la condanna dell'Italia da parte della Corte di Giustizia Europea. Le politiche di abbattimento, oltre ad accendere dibattiti dal punto di vista etico e a comportare costi non indifferenti per le amministrazioni locali, non risultano assolutamente efficaci nel lungo periodo. L'abbondanza dei cormorani tende infatti a convergere con la capacità portante dei sistemi acquatici. I cormorani tendono ad aggregarsi in gruppi piuttosto numerosi dove le condizioni sono più favorevoli, rimpiazzando in pochissimo tempo gli individui abbattuti. Di conseguenza, solo i mezzi di dissuasione incruenta determinano un efficace controllo sulle popolazioni svernanti, quali le barriere fisiche (reti sospese sull'acqua o rifugi per i pesci), i disturbi visivi (come strisce riflettenti).
Una cosa importante è predisporre degli accorgimenti che impediscano di posarsi a far asciugare le penne dopo le immersioni. Ad esempio, al lago di Viverone i cormorani si posano sulle boe che segnalano i confini della navigazione.
Le boe sono un posatoio comodo: occorre semplicemente avvitare una alta una cinquantina di centimetri che impedisca di posarsi, costringendoli a cercare altri luoghi dove stazionare fuori dall’area di pesca.
Troppo spesso il cormorano è criminalizzato per un presunto eccessivo prelievo di pesci, mentre ben altre sono le cause che influenzano le specie ittiche.
In sostanza, quindi, ci sono tutte le condizioni (scientifiche e tecniche) affinché la specie possa essere oggi gestita in altro modo che con il calibro 12 dei cacciatori e dei loro affiliati.
www.animaliambiente.it

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Il problema
La Regione Piemonte ha dichiarato guerra ai cormorani.
Ci rivolgiamo alle Autorità competenti
Presidente della Regione Piemonte Dott. Alberto Cirio
Assessore all’Ambiente della Regione Piemonte Dott. Matteo Marnati
affinché intervengano per la protezione dei cormorani come previsto dalla legge italiana e quella europea (la Direttiva Uccelli 79/409/CEE) che evidenziano il cormorano come specie protetta e non cacciabile.
Il Tavolo Animali & Ambiente, costituito dalle Associazioni animaliste e ambientaliste ENPA, LAV, LEGAMBIENTE, LIDA, LIPU, OIPA, PAN, PRO NATURA Torino e SOS Gaia CHIEDE IL SOSTEGNO AD UN PIANO DI CONSERVAZIONE E GESTIONE DEI CORMORANI CHE NON PREVEDA ABBATTIMENTI.
Fino verso la fine degli anni ‘80 nelle zone del biellese e del vercellese la presenza del cormorano era rara; si osservavano alcuni individui durante il periodo migratorio primaverile quando il cormorano ritornava per la riproduzione verso gli Stati del nord Europa come Olanda, Germania, Danimarca, ecc.
A seguito dei cambiamenti climatici, per molte specie di uccelli viene resa possibile la permanenza sul territorio. Trovando le condizioni alimentari favorevoli, rimangono tutto l’anno, anche per riprodursi, favoriti dall’immissione di specie ittiche, più facili da predare essendo animali allevati.
Occorre ricordare che le acque non sempre sono pulite, ma inquinate o eutrofizzate; nei fiumi vengono scaricate sostanze di scarto con la conseguenza di rendere i pesci meno reattivi.
Il lago di Viverone (il cui sindaco aveva chiesto l’abbattimento dei cormorani) è un esempio dove specie vegetali si sviluppano nelle sue acque, segnale dell’elevata eutrofizzazione.
Questo incentiva il cormorano in quanto i pesci sono meno reattivi e catturabili più facilmente. Chi pesca non si accorge del loro stato di salute, mentre il cormorano si rende conto di questo, compiendo così il suo ruolo di selezione. La legge italiana e quella europea (la Direttiva Uccelli 79/409/CEE) evidenziano che il cormorano è una specie protetta e non cacciabile. Tuttavia, a livello locale, possono essere adottati provvedimenti di abbattimento selettivo, in deroga alla legge, qualora si dimostrino gravi danni alle attività di pesca o acquacoltura. Le approssimative modalità di abbattimento in passato (l'ultimo caso risale al marzo 2011) hanno determinato la condanna dell'Italia da parte della Corte di Giustizia Europea. Le politiche di abbattimento, oltre ad accendere dibattiti dal punto di vista etico e a comportare costi non indifferenti per le amministrazioni locali, non risultano assolutamente efficaci nel lungo periodo. L'abbondanza dei cormorani tende infatti a convergere con la capacità portante dei sistemi acquatici. I cormorani tendono ad aggregarsi in gruppi piuttosto numerosi dove le condizioni sono più favorevoli, rimpiazzando in pochissimo tempo gli individui abbattuti. Di conseguenza, solo i mezzi di dissuasione incruenta determinano un efficace controllo sulle popolazioni svernanti, quali le barriere fisiche (reti sospese sull'acqua o rifugi per i pesci), i disturbi visivi (come strisce riflettenti).
Una cosa importante è predisporre degli accorgimenti che impediscano di posarsi a far asciugare le penne dopo le immersioni. Ad esempio, al lago di Viverone i cormorani si posano sulle boe che segnalano i confini della navigazione.
Le boe sono un posatoio comodo: occorre semplicemente avvitare una alta una cinquantina di centimetri che impedisca di posarsi, costringendoli a cercare altri luoghi dove stazionare fuori dall’area di pesca.
Troppo spesso il cormorano è criminalizzato per un presunto eccessivo prelievo di pesci, mentre ben altre sono le cause che influenzano le specie ittiche.
In sostanza, quindi, ci sono tutte le condizioni (scientifiche e tecniche) affinché la specie possa essere oggi gestita in altro modo che con il calibro 12 dei cacciatori e dei loro affiliati.
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Petizione creata in data 15 ottobre 2024