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pena di morte

3 petitions

Update posted 3 years ago

Petition to Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano, Antonio Tajani, Angelino Alfano, Governo Italiano, Istituzioni italiane, Associazioni, Presidenza della Repubblica Italiana, Angelino Alfano, Jean-Claude Juncker, Antonio Tajani, Donald Tusk

Salviamo Hamed, condannato a morte in Yemen per la sua fede Bahá’í - #HamedLibero

Lo scorso 2 gennaio la Corte criminale specializzata di Sana’a, nello Yemen, ha condannato a morte Hamed bin Haydara, un membro della comunità Bahá’í locale, ingiustamente imprigionato quattro anni fa solo e soltanto per il suo credo religioso. Hamed è stato arrestato arbitrariamente sul suo posto di lavoro il 3 dicembre 2013 e da allora si trova in carcere, dove ha trascorso oltre un anno in isolamento. Durante la detenzione ha subito ogni tipo di tortura. Dopo tre anni in attesa di giudizio, dall’aprile 2016 Hamed è stato convocato in tribunale per 14 udienze, ma gli è stato concesso di presenziare solo a tre di esse. Una delle imputazioni mosse a carico di Hamed da parte dei suoi accusatori è «di aver dimostrato un elevato livello di moralità, tramite il quale si è conquistato la fiducia dei suoi concittadini». L’unica colpa di cui si è macchiato Hamed è di essere un credente Bahá’í. La comunità Bahá’í è la realtà religiosa geograficamente più diffusa al mondo dopo il cristianesimo con circa 8 milioni di credenti. In Italia è presente in più di 250 località con circa 5.000 fedeli. La fede Bahá’í, espressione religiosa geograficamente più diffusa al mondo dopo il cristianesimo con otto milioni di credenti, professa l’esistenza di un unico Dio, la pace, la tolleranza, l’unità dei popoli, la parità tra uomo e donna, il rifiuto di ogni forma di violenza e il superamento di qualsiasi frammentazione razziale, politica e sociale. In tutto il mondo è in corso una mobilitazione per salvare la vita di Hamed bin Haydara. L’Italia e l’Europa, patrie del diritto, della tolleranza, della pace fra i popoli e della salvaguardia del valore della vita, non possono accettare una simile condanna alla libertà religiosa, diritto umano fondamentale. Per questo chiediamo a tutti i rappresentanti del Parlamento, delle istituzioni italiane e del mondo delle associazioni di prendere pubblicamente posizione per chiedere la liberazione di Hamed, aderendo alla campagna #HamedLibero.

Comunità bahá’í d’Italia
67,191 supporters
Update posted 4 years ago

Petition to Mario Draghi, Antonio Tajani, Hassan Rouani, Mohammad Javad Larijani, Federica Mogherini, Jean-Claude Juncker, Donald Tusk, Mario Draghi, Enzo Moavero Milanesi

Ahmadreza Djalali, medico ricercatore condannato a morte in Iran

Ahmadreza Djalali, medico iraniano, padre di due figli e affermato ricercatore nel campo della medicina dei disastri è stato condannato a morte dopo un anno e mezzo di reclusione nel carcere di Evin, Teheran, con l’accusa di collaborazione con governi nemici. La sentenza è stata pronunciata dal tribunale iraniano il 21 ottobre 2017 e confermata dalla famiglia e dalle autorità competenti. I suoi colleghi e l’intera comunità scientifica rivolgono il loro più forte e deciso appello alle autorità italiane, iraniane ed internazionali affinché la sentenza venga ritirata e all’intera popolazione affinché collabori alla massima diffusione della notizia. Riportiamo di seguito alcuni articoli e comunicati che descrivono l'attuale situazione: - https://www.amnesty.org.uk/press-releases/iran-prominent-medical-academic-sentenced-death-working-israel - http://www.repubblica.it/esteri/2017/10/23/news/iran_spionaggio_djalali_condanna-179096007/ - http://www.nature.com/news/iranian-scholar-sentenced-to-death-1.22875 *** Ahmadreza Djalali, iraniano, 45 anni, sposato e padre di due bambini, è uno stimato medico ricercatore nell’ambito della medicina dei disastri. Negli ultimi anni ha lavorato come ricercatore presso il CRIMEDIM, centro di ricerca in medicina dei disastri dell’Università del Piemonte Orientale, con cui ha continuato a collaborare fino al momento della sua reclusione. Ad aprile 2016, durante la sua ultima visita in Iran su invito dell’Università, è stato arrestato e da allora è detenuto nella prigione di Evin a Teheran. È stato posto in isolamento nella sezione 209 per 7 mesi, periodo in cui gli è stato negato il diritto di essere difeso da un avvocato.  A dicembre ha iniziato uno sciopero della fame che ha aggravato seriamente le sue condizioni di salute. Dopo aver informato la famiglia di essere stato obbligato a firmare una confessione - dal contenuto ignoto - sulla testa di Ahmadreza penderebbe adesso la condanna alla pena capitale con l’accusa di essere una spia e di aver collaborato con stati nemici. La famiglia di Ahmad, a conoscenza del fatto che le investigazioni nei suoi confronti sono legate ad una questione di sicurezza nazionale, afferma che non vi sia nessuna prova contro di lui. La comunità scientifica non accetta le accuse rivolte contro Ahmadreza, e ritiene che l’unica sua “colpa” possa essere quella di aver collaborato con ricercatori di Stati considerati nemici nel corso della sua attività scientifica, volta al miglioramento della capacità operativa degli ospedali in Paesi colpiti da disastri. Vogliamo che Ahmadreza possa tornare dalla sua famiglia, fra i suoi amici e nella comunità scientifica. Vogliamo difendere la libertà sua e di tutti i ricercatori che con dedizione ed impegno si dedicano al loro lavoro.  Chiediamo con rispetto alle Autorità Iraniane l’immediato ed incondizionato ritiro delle accuse che condannano Ahmadreza.

Luca Ragazzoni
321,048 supporters
Update posted 8 months ago

Petition to Re Salman bin Abdelaziz al Saud

Libertà per il poeta Ashraf Fayadh

Ashraf Fayadh, poeta, curatore e artista, è stato condannato a morte da un tribunale dell’Arabia Saudita, paese dove è nato da genitori palestinesi. È accusato di aver promosso l’ateismo con i suoi testi inclusi nell’antologia poetica "Instructions within" (2008), di aver avuto relazioni illecite, di aver mancato di rispetto al profeta Maometto e di aver minacciato la moralità saudita. La sentenza è stata emessa il 17 novembre ed è previsto che Fayadh possa presentare una richiesta d’appello entro trenta giorni. Fayadh, 35 anni, è rappresentante dell’organizzazione di artisti britannico-saudita Edge of Arabia. Nel 2013 è stato tra i curatori della mostra Rhizoma alla Biennale di Venezia. È stato arrestato nel gennaio del 2014 e nel maggio dello stesso anno è stato condannato a quattro anni di prigione e 800 frustate da un tribunale di Abha, nel sudovest dell’Arabia Saudita. Dopo che il suo primo ricorso è stato respinto, una nuova corte lo ha condannato a morte. Mona Kareem, poeta e attivista per i diritti dei migranti che ha lanciato una campagna per la liberazione di Fayadh, ha detto al Guardian che il poeta non può chiedere a un avvocato di difenderlo perché dal giorno del suo arresto non ha più i documenti d’identità. Secondo Kareem, Fayadh sarebbe vittima di discriminazione perché di origine palestinese. Durante le udienze il poeta ha dichiarato di essere musulmano e ha respinto le accuse. Libertà per il poeta #AshrafFayadh condannato a morte in Arabia Saudita.

Alberto Scrinzi
289,584 supporters