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mamme

4 petitions

Started 1 year ago

Petition to Luigi Di Maio, Giuseppe Conte, Matteo Salvini

Maggiori diritti per la maternità

Siamo un gruppo di donne, mamme e lavoratrici, favorevoli all' allattamento a termine, e sicuramente osservanti delle direttive OMS (adottate anche dallo stato italiano) secondo le quali un bambino deve essere nutrito esclusivamente con latte (materno, preferibilmente) per almeno i primi sei mesi di vita. Inoltre, tali direttive di promozione dell'allattamento materno affermano l'importanza dell'allattamento a richiesta come unica via per un percorso di allattamento duraturo ed efficace. Da ciò risulta chiara l'incoerenza tra le direttive del Ministero della Salute e la legge che regola il congedo di maternità in Italia, ossia fino a tre mesi dopo il parto. È altrettanto vero che tale legge prevede un periodo di congedo facoltativo di 6 mesi, che però è retribuito solo al 30%, ed una riduzione dell'orario di lavoro pari a due ore giornaliere, in cui però le modalità di fruizione sono a discrezione del datore di lavoro.Tra l'altro durante i mesi precedenti alla nascita del bambino/a, la madre vive delle modificazioni fisiche, psichiche e biologiche rapide ed indispensabili che richiedono di rallentare i ritmi di vita per agevolare e promuovere la sintonizzazione con il/la bambino/a nella pancia e continuare a nutrire quella relazione che richiederà tutto il tempo dell’esogestazione (nove mesi dopo il parto) per essere avviata nel migliore dei modi. Molti, infatti, sono gli studi che attestano una correlazione tra lo stress in gravidanza e l’aumentato rischio per la salute della bambino e della madre, compresa la probabilità di insorgenza di depressione post-partum. Da questo punto di vista, ogni affievolimento delle tutele per l' astensione dal lavoro rischia di incidere negativamente sul diritto alla salute (art. 32 cost.)La relazione con il bambino prima e dopo la nascita ha bisogno di accoglienza, intimità, apertura, attenzione, pause materne e aggiungeremmo anche paterne.Quel bambino/a ha bisogno proprio della sua mamma, perché con lei condivide il legame più intimo che esista in natura: un legame psico-bio-affettivo. Questo legame non è delegabile ma deve essere sostenuto dal padre, dalla famiglia e dalla società, perché questa fase di vita dell’individuo in divenire influisce a lungo termine sulla salute fisica, psichica ed affettiva, ed è tipica dei primi anni di vita del bambino/a. Cosa chiediamo:Che dalla scoperta della gravidanza fino al parto si possa decidere se lavorare o meno, se si decide di stare a casa la retribuzione sarà garantita per il 90% dello stipendio mensile medio. Che il congedo di maternità (maternità obbligatoria) sia innalzato fino al primo anno del bambino con una retribuzione del 100% dello stipendio mensile medio.E che sia previsto un congedo parentale (maternità facoltativa) per le mamme che lo ritengono opportuno, per tutto il secondo anno del bambino con una retribuzione pari all'80% e per tutto il terzo anno del bambino al 50%, anche a orario.Eventuali congedi parentali fino ai 10 anni del bambino con retribuzione pari al 70%.Congedo per i papà di 6 mesi da usufruire fino ai 3 anni del bambino, anche a ore, con retribuzione al 100%. Per le mamme non lavoratrici un contributo di €500/mese fino ai 3 anni del bambino. Inoltre chiediamo di eliminare il bonus bebè così come previsto ad oggi ma innalzare il premio nascita a 2 mila euro per nascita. In più che venga attuato presso tutti gli ospedali dello stato il programma 1000 giorni ideato dall'associazione Pianoterra Onlus in collaborazione con l'Associazione Culturale Pediatri. Le richieste sono tali per tutte le mamme, siano loro lavoratrici dipendenti pubbliche, private o lavoratrici autonome. “La rivoluzione delle mamme"

giuseppina malaponti
865 supporters
Update posted 2 years ago

Petition to Regione Lazio, Dott. Michela Civita, Dott.ssa Monica Parrella, Dott.ssa Giovanna Boda, Antonio Decaro, Dott. Antonio Ragonesi, Dott. Fabrizio Clementi, Antonio Naddeo, A. Catini, M. Grana, On. Paolo Gentiloni, Ufficio di Segreteria, Segreteria

Bell’Italia ma spesso inaccessibile. E i P.E.B.A. che fine hanno fatto?

Viene definita barriera architettonica qualunque elemento costruttivo che impedisca, limiti o renda difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi (specialmente per le persone con limitata capacità motoria o sensoriale, cioè portatrici di handicap, ma anche ad esempio genitori con passeggini, utenti che utilizzano i mezzi pubblici ecc). Da questo consegue che un elemento che non costituisca barriera architettonica per un individuo, può invece essere di ostacolo per un altro; si capisce quindi che il concetto di barriera viene percepito in maniera diversa da ogni individuo. Il bisogno di garantire al maggior numero di persone il diritto alla libertà di movimento, ha portato alla ricerca di parametri comuni tramite un livello normativo, andando ad individuare quali elementi costruttivi siano da considerarsi barriera architettonica. Nel lontano 1986 l'Italia si impegnava a introdurre i PEBA, i Piani per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche: la Legge 41/86 (art. 32) prevedeva che entro un anno avrebbero dovuto essere adottati dai Comuni e dalle Province, pena un "commissariamento" da parte delle Regioni. Anche la successiva legge 104/92 (art. 24 comma 9) era entrata nel merito, ribadendone le indicazioni. La legge quadro italiana che tratta il problema dell'accessibilità è la legge n. 13/1989, che stabilisce i termini e le modalità in cui deve essere garantita l'accessibilità ai vari ambienti, con particolare attenzione ai luoghi pubblici. Il D.M. n. 236/1989 (decreto attuativo) si addentra maggiormente nella parte tecnica e individua tre diversi livelli di qualità dello spazio costruito. Questi tre livelli sono: Accessibilità: possibilità per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale di raggiungere l'edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruire di spazi e attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia.Visitabilità: possibilità per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Vengono considerati spazi di relazione gli spazi di soggiorno dell'alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizio e incontro, nei quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta.Adattabilità: possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente e agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale. La massiccia presenza di barriere architettoniche in tutte le nostre città che impedisce la mobilità e il raggiungimento dei servizi in genere, vanificano così il diritto all'accessibilità sociale secondo il principio delle pari opportunità con le altre persone. Principio cui è finalizzata la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, in vigore in Italia dal 2009, che sancisce il diritto per le persone con disabilità alla vita indipendente e all'inclusione sociale. Inoltre la stessa Convenzione ridefinendo, secondo la risoluzione del 2001 dell'Organizzazione mondiale della Sanità, il concetto stesso di disabilità in forma dinamica, come una inscindibile relazione tra le menomazioni soggettive della persona con disabilità ed i contesti sociali dove risiede, rende il tema dell' inaccessibilità / accessibilità delle strutture cittadine un elemento che condiziona in modo determinante il grado della disabilità. Per quanto sopra è di tutta evidenza che vi è una situazione da parte di tutti i Sindaci di inadempimento dell'obbligo di adottare i PEBA, che provoca un grave vulnus ad un primario diritto soggettivo, quella alla mobilità, che genera intollerabili comportamenti dei Comuni discriminatori nei confronti delle persone con disabilità, censurabili anche giurisdizionalmente in base alla Legge n. 67 del 2006 "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni". Chiediamo noi cittadini:           Mario Vattiato(Coordinatore Regionale dl Lazio per il  Movimento Italiano Disabili) Damiano Cupelloni(Socio Fondatore e primo Presidente del Comitato Pendolari della Orte Fiumicino) un primo tavolo tecnico con i soggetti elencati in questa Petizione e quelli che verranno ritenuti, direttamente e indirettamente idonei, a risolvere nelle modalità e nelle tempistiche, possibilmente brevi considerati già i 35 anni di mancata adozione dei PEBA, questo adempimento normativo suddetto. 

Damiano Cupelloni
28,158 supporters
This petition won 2 years ago

Petition to Giuliano Poletti

Quattordici mamme licenziate solo perché in possesso della Legge 104. Vergogna

No ai licenziamenti delle addette ai piani dell'Hotel Ibis. Siamo dipendenti di una ditta appaltatrice per le pulizie e rifacimento delle camere all'hotel IBIS ROMA FIERA a via Arturo Mercati zona Magliana - Muratella, dal 30 settembre non siamo più delle lavoratrici, l'azienda che è subentrata non rispetta quanto è previsto a tutela dei lavoratori in caso di cambio di appalto. Attualmente, per quanto attiene agli aspetti giuslavoristici, la successione negli appalti tra imprese trova la sua disciplina soprattutto nell'ambito della contrattazione collettiva, la quale talvolta giunge a prevedere in materia delle vere e proprie "clausole di protezione" (definite anche "clausole sociali" o di "riassunzione") a favore dei lavoratori. La sussistenza di tali clausole determina il sorgere di un obbligo di assunzione in capo all'impresa subentrante: quest'ultima sarà infatti chiamata a rilevare il personale precedentemente occupato dall'appaltatore uscente secondo le modalità espressamente individuate all'interno del contratto collettivo, almeno che non dimostri (in apposita sede) di essere nell'oggettiva impossibilità di poter procedere all'assunzione. La finalità delle "clausole di protezione" è chiara: garantire la salvaguardia occupazionale dei lavoratori interessati nell'appalto. A noi questa protezione non viene applicata. A noi la salvaguardia occupazionale non viene garantita. Siamo donne, mamme e mogli, con il nostro reddito contribuiamo alla crescita dei nostri figli dandogli l'opportunità dello studio e di una vita dignitosa. Lo facciamo spezzandoci le reni a rifare letti e passare lo straccio sui pavimenti. Papa Francesco dice che chi toglie il lavoro "fa un peccato gravissimo"e denuncia l'atteggiamento di chi "per manovre economiche" o in nome di "negoziati" poco chiari toglie lavoro e dignità alle persone. Siamo donne, mamme e mogli con figli e molte di noi sono in possesso della Legge 104 quindi con maggiori disagi. Siamo quattordici. Facciamo appello, affinché ogni vostra singola firma su questa petizione possa raggiungere  l'obiettivo di far rispettare la Legge. Il lavoro è un diritto per tutti!

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