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human rights

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Update posted 3 weeks ago

Petition to Ferrovie dello Stato, Renato Mazzoncini

Baobab Experience chiama Ferrovie dello Stato

(English version below) All’Amministratore Delegato e Direttore Generale del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, Ingegnere Renato MazzonciniRoma, 23 Giugno 2017 Gentile Ingegnere,sono passati appena due giorni dalla presentazione dell’ultimo rapporto dell’UNHCR. Ancora una volta, cifre e tabelle confermano che decine di milioni di persone sono in fuga, che quasi una persona su cento è costretta ad abbandonare la propria casa. Quasi una ogni tre secondi, per chi ama questa modalità di rappresentazione delle cose. Ogni anno che passa, le parole che accompagnano i numeri dei rapporti sulle migrazioni risuonano sempre più consuete e familiari: le situazioni sono inaccettabili; è necessario uno sforzo comune di solidarietà; vanno trovate soluzioni adeguate.Ma sappiamo tutti che niente di tutto ciò sta avvenendo, e che nessun richiamo, nessun proclama, trova ascolto. L’Europa intera è in preda ad una crisi di panico da cui non trova via d’uscita. Le risposte dei Governi nazionali, delle Istituzioni Europee, delle autorità locali, sono scoordinate, incoerenti, divise, ed improntate unicamente ad una visione difensiva in cui l’unica politica concretamente perseguita consiste nell’innalzamento delle barriere in entrata, e nella corsa al ribasso collettiva di standard, modelli e sistemi di accoglienza, in una immorale e non dichiarabile politica di disincentivazione che scoraggi sempre più chi intende intraprendere il cammino verso le nostre frontiere. E quando smettiamo di leggere i numeri, ed iniziamo a guardare i volti di chi arriva, ad ascoltarne le parole, a curarne le sofferenze, e ad accompagnarli nel loro percorso, ci rendiamo conto, ogni giorno di più, che dietro i proclami e gli auspici alla solidarietà internazionale si nasconde il vuoto. Solo messaggi in bottiglia lanciati nel mare del circuito politico e mediatico, ben sapendo che non saranno mai letti da nessuno. E allora, dietro il nulla delle parole rimangono solo le persone da difendere. La nostra associazione, Baobab Experience, lavora da due anni con i migranti: più di settantamila persone sono passate dai nostri campi, ed hanno ricevuto cure mediche, cibo, un riparo per la notte, assistenza legale. Sono donne e uomini, alcuni di loro in transito verso altri paesi europei, altri richiedenti asilo in Italia. Questi ultimi, a Roma, sono costretti ad aspettare in media un mese e mezzo prima di poter accedere alle pratiche e in questo tempo non viene assegnato loro un centro. L’unico riparo ed aiuto che trovano nella capitale, è quello offerto da Baobab Experience. In questi due anni, abbiamo costantemente dovuto far fronte alla indisponibilità delle istituzioni cittadine a consentire che l'assistenza ai migranti potesse essere fornita in un luogo adatto a garantire condizioni umanamente accettabili per loro e a minimizzare l'impatto della loro presenza sulla comunità dei cittadini. I venti sgomberi forzati che Baobab Experience ha subito nei suoi due anni di vita hanno prodotto ulteriori disagi e sofferenze sui migranti, e non hanno risolto alcuno dei problemi che oggi in tanti a loro attribuiscono. Dopo venti sgomberi, non è aumentata la sicurezza della nostra città. Non ne è aumentato il livello di pulizia e decoro. Non è diminuita la marginalizzazione e l'esclusione di chi arriva, né i rischi ad esse associati. E soprattutto, gli arrivi non si sono fermati, e non si fermeranno. Noi pensiamo che si possa fare meglio di così. Pensiamo che si possa provare, di fronte al fallimento di un sistema che non riesce a trovare soluzioni diverse da muri e sgomberi, a pensare a una diversa visione. Pensiamo che di fronte a problemi reali, sia possibile provare a trovare soluzioni reali. Sappiamo che il Gruppo che Lei guida è molto impegnato sul terreno della responsabilità sociale, e che numerose iniziative sono state già intraprese per il recupero a fini sociali di immobili non più utilizzati per attività industriali. La stessa Claudia Cattani, presidentessa di Rete Ferroviaria Italiana, appena tre giorni fa ha detto: “L’emergenza sociale investe tutto il territorio nazionale e la capillarità del nostro sistema di stazioni ci impegna da sempre ad avere attenzione per quanti cercano riparo, aiuto e solidarietà presso i nostri spazi.” Per questo, Le proponiamo di intraprendere insieme un percorso coraggioso, di concederci l’utilizzo del parcheggio per bus abbandonato in via Giovanni Chiaromonte, dietro la Stazione Tiburtina. Quella lingua di asfalto, che volontari e migranti hanno ribattezzato “Piazzale Maslax” per ricordare il ragazzo somalo che si è tolto la vita dopo essere stato strappato alla sorella in Belgio per essere riportato in Italia, può diventare un campo che assicuri condizioni minimali di assistenza, sicurezza, pulizia, e decoro, e nel quale sperimentare insieme, anche trovando soluzioni comuni per la riqualificazione dell’area, un nuovo modello di accoglienza che possa fare da esempio di fronte ai fallimenti di un sistema che non dà più risposte e genera solo degrado, conflitto e paura. Saremo pronti ad attrezzare un presidio umanitario in pochissime ore, grazie all’aiuto delle associazioni mediche e legali con cui condividiamo questo percorso da ormai due anni, con ONG internazionali e le cittadine e i cittadini che ci sono solidali: abbiamo già un progetto che saremmo contenti di presentarle in un incontro. Pensiamo sia venuto il tempo delle scelte. Pensiamo che i libri di storia di domani racconteranno cosa stiamo facendo oggi, e che le nostre azioni, le nostre scelte, avranno conseguenze e impatti profondi sul nostro destino comune. Siamo convinti che, lavorando insieme, sia possibile dare, in questa città, una prima coraggiosa risposta, con i fatti e le cose concrete.Proviamoci insieme. Baobab Experience  Giusi Nicolini - ex sindaco di LampedusaGianīs Varoufakīs - già Ministro delle Finanze grecoSusanna Camusso - segretaria generale della CGILStefano Fassina - deputato e consigliere comunale di RomaValerio Mastandrea - attoreValeria Golino - attriceIlaria Cucchi - fondatrice Associazione Stefano Cucchi OnlusGiuseppe Civati - deputato della Repubblica Italiana (Possibile)Sabina Guzzanti - attriceNicola Fratoianni - segretario di Sinistra ItalianaAndrea Iacomini - portavoce Unicef ItaliaMauro Biani - illustratore e fumettistaEfi Latsoudi - fondatrice Pikpa Camp di LesvosPiotta - cantanteGiuseppe De Marzo - rete dei Numeri Pari - LiberaLoredana De Petris - deputata della Repubblica Italiana (Sinistra Italiana)Giulio Marcon - deputato della Repubblica Italiana (Sinistra Italiana)Massimo Cervellini - senatore della Repubblica Italiana (Sinistra Italiana)Enrico Lo Verso - attoreAlice Pasquini - artistaLeonardo Palmisano - scrittoreLuca Attanasio - giornalistaStefano Catone - scrittoreLeonardo Cavaliere - ricercatore e bloggerLuca Pastorino - deputato della Repubblica Italiana (Possibile)Andrea Maestri - deputato della Repubblica Italiana (SI-Possibile)Beatrice Brignone - deputata della Repubblica Italiana (Possibile)Elly Schein - europarlamentare (Possibile)Nicola Morra - senatore della Repubblica Italiana (Movimento 5 Stelle)Enrico Sitta - bloggerAlessandro Gilioli - giornalistaAngelo Mai - collettivoCasetta Rossa - spazio autogestito Brusco - cantanteSkasso - gruppo musicaleAnnalisa Camilli - giornalista Francesca Fornario - giornalistaEleonora Camilli - giornalistaMarco Omizzolo - sociologo Agostino Ferrente - registaMarco Puccioni - regista   Dear Sir, Two days have passed since the latest UNHCR report was presented. Once again, figures and tables confirm that tens of millions of people are fleeing, which means almost 1 out of every 100 people are forced to abandon their home, nearly 1 every 3 seconds. With each passing year, the words accompanying the various reports on migration echo the same familiar sound. This situation is unacceptable; There is a need for a common effort of solidarity; and adequate solutions must be found. But we all know that none of this is happening, and that no declaration or call has been heard.The whole of Europe is in a panic from which there is no way out. The responses from national governments, European institutions and local authorities are uncoordinated, incoherent, divided and only posed towards a defensive vision in which the only concrete policy pursued consists of raising barriers. All in a rush to downgrade the standards, models and systems of reception, in an immoral and undeclared policy that increasingly discourages those who intend to move towards our borders.And when we stop reading the numbers, and begin to look at the faces of those who come, listen to their words, treat their sufferings, and accompany them on their path, we realize, more and more each day, that behind the proclamations and the hope for international solidarity is a void, mere messages in a bottle launched in the sea of the political and media circuit, knowing that they will never be read by anyone. Behind the emptiness of the words, there are only people to defend. Our association, Baobab Experience , has been working for two years with migrants: more than seventy thousand people have passed through our camp, and they have received medical care, food, shelter for the night, legal assistance. There are women and men, some of them are in transit towards other European countries, others are applying for asylum in Italy. These last, in Rome, are forced to wait a month and a half on average before they can access the asylum process and in this time they are not assigned a center. The only shelter and help they find in the capital, is that offered by Baobab Experience. In these two years, we have constantly had to cope with the unwillingness of the institutions to allow that assistance be provided to migrants in a suitable place that ensures humanly acceptable conditions for migrants and to minimize the impact of their presence on the community. The twenty forced evictions that Baobab Experience has been subjected to in two years have caused much discomfort and suffering for the migrants, and they have not solved any of the problems that many attribute to them. After twenty evictions, our city is not safer. It is not cleaner nor more decent. It has not decreased the marginalization and exclusion of those who arrive, nor the risks associated with them. And, most importantly, the arrivals have not ceased and will not cease. We believe that we can do better than this. We think that, in the face of the failure of a system that cannot find solutions other than walls and evictions, we have a different vision. We think that in the face of real problems, we can try to find real solutions.We know that your group is very committed to the field of social responsibility, and that many initiatives are already being undertaken to recover real estate no longer used for industrial activities to use for social activities. Claudia Cattani, president of the Italian Railroad Network, declared three days ago that: "Social emergency hits the entire country and our extensive station system is always committed to paying attention to those seeking shelter, help and solidarity in our spaces. "For this reason, we propose to embark on a courageous journey, to grant us use of the abandoned bus parking lot on via Chiaromonte, behind Tiburtina Station. That piece of asphalt, which volunteers and migrants have renamed "Piazzale Maslax" in memory of the Somali boy who took his own life after being torn from his sister in Belgium to be brought back to Italy, can become a camp that provides assistance, security, cleanliness and honor, and in this we can find together common solutions for the area's upgrading, a new reception model that can be an example in the face of a system that no longer responds and generates only degradation, conflict and fear.We are ready to supply a humanitarian presence in a matter of hours, thanks to the help of the medical and legal associations with whom we have shared this path for two years, with international NGOs and with citizens who are in solidarity. We already have a project that we would be pleased to present in a meeting.The time has come to make choices. Tomorrow's history books will recount today's events and our actions and choices will have profound consequences and impact on our common destiny.We are sure that, working together, it is possible to give this city a courageous first response, with facts and practical things.Let's try together.Baobab Experience

Baobab Experience
17,841 supporters
Update posted 4 months ago

Petition to LUIGI NIERI, PAOLO MASINI, DARIO NANNI, ATHOS DE LUCA, DANIELA MORGANTE, Ignazio Marino, CATIA TOMASETTI

No ai ladri d’acqua in Palestina. No all’accordo Acea-Mekorot.

Firma per esigere che l’Acea receda dall’accordo con la Mekorot, società idrica nazionale di Israele che si è macchiata di gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, fornisce l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane illegali e pratica l’Apartheid dell’acqua nei confronti della popolazione palestinese.  Al 18esimo giorno di attacchi israeliani su Gaza, sono oltre 800 le vittime, la stragrande maggioranza civili, tra cui oltre 100 bambini, e più di 5500 i feriti. Interi quartieri ridotti in macerie, distrutte case, scuole, ospedali, luoghi di culto.  Sono più di 140,000 gli sfollati che cercano rifugio dai bombardamenti, ma non esiste un luogo sicuro a Gaza, confermato ieri dal bombardamento della scuola ONU dove si erano rifugiate 1.500 persone, con 17 morti e oltre 200 feriti.  Sono stati bombardati anche la principale condotta d’acqua e un impianto per il trattamento delle acque reflue. Oxfam denuncia la crisi umanitaria, con 1,2 milioni di persone senza accesso all’acqua.  Ora più che mai l’Acea deve interrompere l’accordo con l’israeliana Mekorot, che oltre a rubare l’acqua in Cisgiordania, estrae più della quota stabilita dalla falda acquifera costiera che è condivisa tra Israele e Gaza. Oltre il 90% dell’acqua a Gaza non è potabile.  Mantenendo l’accordo con la Mekorot, recentemente condannata al Tribunale dei Popoli a Ginevra, Acea e il Comune di Roma si rendono complici dei gravissimi crimini commessi da Israele.  Inoltre, a fine giugno, il Ministero degli Esteri italiano ha pubblicato un avviso sui “rischi di ordine legale ed economico” associati con il fare affari “in insediamenti israeliani o che beneficiano insediamenti israeliani”. L’Acea e il Comune di Roma, ignorando l’avviso ministeriale, mettono a rischio soldi pubblici.  Come documentato nel rapporto dell’organizzazione palestinese per i diritti umani, Al Haq, la Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, provocando il prosciugamento delle risorse idriche, per poi fornire l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme est occupate. Inoltre, la Mekorot, alla quale sono state “trasferite” nel 1982 dalle autorità militari israeliane tutte le infrastrutture idriche palestinesi per il prezzo simbolico di uno shekel (Euro 0,20), pratica una sistematica discriminazione nelle forniture di acqua alla popolazione palestinese, costretta a comprare la propria acqua dalla ditta israeliana a prezzi decisi da Israele. Riduce regolarmente le forniture idriche ai palestinesi, fino al 50 per cento, a favore delle colonie illegali e dell’agricoltura intensiva israeliana, creando quello che Al Haq chiama “l’apartheid dell’acqua”. Il consumo pro capite dei coloni israeliani, infatti, è dì 369 litri al giorno mentre quello dei palestinesi è di 73 litri, al di sotto della quantità minima raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di 100 litri. Organizzazioni internazionali, quali Human Rights Watch e Amnesty International, hanno documentato come Israele eserciti un controllo totale sulle risorse idriche palestinesi e come le politiche israeliane dell’acqua siano uno strumento di espulsione, che impediscono lo sviluppo e costringono le popolazioni palestinesi a lasciare le proprie terre. L’organizzazione israeliana Who Profits definisce la Mekorot come “il braccio esecutivo del governo israeliano” per le questioni idriche nei Territori palestinesi occupati ed afferma che “è attivamente impegnata nella conduzione e nel mantenimento” della occupazione militare della Palestina. Per queste ragioni, la società idrica Vitens, il primo fornitore di acqua in Olanda, a seguito delle indicazioni del Governo ha recentemente interrotto un accordo di collaborazione con la Mekorot motivando la decisione con il proprio impegno verso la legalità internazionale. Sottoscrivendo l’accordo con la Mekorot, l’Acea si rende complice di queste gravi violazioni. Contravviene anche al proprio Codice Etico, che cita la sua adesione al Global Compact dell’ONU sulla responsabilità sociale delle imprese, il quale mette al primo posto la tutela dei diritti umani. Inoltre, la collaborazione ipotizzata tra Acea e la Mekorot va nel senso di uno sfruttamento commerciale delle risorse idriche, in contrasto con la gestione pubblica di un bene universale come l’acqua. Con il presente appello noi che abbiamo a cuore il diritto fondamentale dell’accesso all’acqua e la tutela dei diritti umani: - Esigiamo che l’Acea segua l’esempio della Vitens e receda immediatamente dall’accordo stipulato con la Mekorot. - Chiediamo al Comune di Roma, in quanto azionista di maggioranza, di intraprendere tutte le azioni necessarie perché l’Acea interrompa ogni attività di collaborazione con la Mekorot. - Ci appelliamo a tutti gli enti locali il cui servizio idrico è affidato a società partecipate da Acea affinché si attivino per far ritirare l’accordo. - Chiediamo al governo italiano di impegnarsi come ha fatto il governo olandese e scoraggiare attivamente i legami commerciali con chi viola il diritto internazionale. Ogni firma manda una mail all'Acea e al Comune di Roma. Si prega di mandare le adesioni collettive a: fuorimekorotdallacea@gmail.com ______________________________________________________________________ Sign the petition calling on Italian water utility ACEA to terminate the agreement with Israel's national water company Mekorot, responsible for serious violations of international law and human rights. Mekorot illegally extracts water from Palestinians sources, provides that pillaged water to illegal Israeli settlements and implements policies of water Apartheid against the Palestinian population. Each signature sends an email to ACEA and the Rome City council, majority shareholder in ACEA.  Organizational endorsements may be sent to: fuorimekorotdallacea@gmail.com)

Comitato No Accordo Acea – Mekorot
11,428 supporters
Started 11 months ago

Petition to Ayatollah Ali Khamenei (Iran's Supreme Leader)

We Want a Referendum On Women's Veil In Iran

His Excellency Ayatollah Ali Khamenei (Supreme Leader of Islamic Republic of Iran), We present our petition regarding an urgent issue that has posed a serious threat to Iranian families leading them towards dissolution. We believe that today Iranian women, thanks to their socio-political involvement, have grown in maturity and possess enough rational capability to comprehend questions related to their cloths. Women, more than any political authority, care about their own security and the health of their societies. We observe that the obligation of veil has led families to disintegration in that numerous women who do not opt for Islamic veil – due to their religious beliefs – have to leave their families and face various financial and emotional inconveniences abroad only because they are refused one of the basic rights of humankind namely the freedom of dress. If it is true that societies are composed of both men and women and no single-sex society is imaginable, and if it is true that the violation of this fundamental right (besides many others) has forced women to leave Iran, the issue of veil becomes one of the most important concerns of this country. The feminine diaspora, undoubtedly, in less than one decade will reveal its irreversible and devastating consequences for Iran. For this reason, we ask for a referendum that allows women for the first time during the Iran’s history to decide about their own dress.   جناب آیت الله علی خامنه ای سلام و عرض ادب، ما خواستار حل معضلی هستیم که خانواده های ایرانی را در معرض چالشی بی سابقه قرار داده و آنها را به سوی از هم پاشیده شدن سوق می دهد. ما معتقدیم که زنان ایرانی از قدرت عقلی و دانش کافی برای درک مصالح و معضلاتی که از پوشش آنها نشات می گیرند، برخوردار هستند. زنان پیشتر و بیشتر از هر مقام مسئولی به امنیت خود علاقه مند بوده و به سلامت جامعه ای که در آن زندگی می کنند می اندیشند. ما معتقدیم که اجبار حجاب در ایران به از هم پاشیده شدن خانواده ها دامن زده است چرا که بسیاری از زنان و دخترانی که به واسطه اعتقادات دینی و یا شخصی خود پوشش اسلامی را بر نمی گزینند، لاجرم باید خانواده های خود را رها کرده و در غربت با انواع نا به سامانی های اقتصادی و عاطفی دست و پنجه نرم کنند، تنها به این دلیل که از یکی از ساده ترین و ابتدایی ترین حقوق هر انسانی محروم هستند. اگر این حقیقت دارد که هر اجتماعی از دو جنس تشکیل یافته و مردان بدون زنان و بالعکس، نمی توانند به شکل گیری یک اجتماع دست زده و یا به ادامه آن امید داشته باشند و اگر این واقعیت دارد که پایمال شدن این حق اولیه زنان آنان را به ترک کشور وا می دارد، مسئله حجاب به اهم موضوعات فعلی ایران تبدیل می شود، چرا که این شکل از مهاجرت زنان در کمتر از یک دهه نتایج مخرب و بی بازگشت خود را نمودار خواهد کرد. به همین واسطه ما خواستار برگزاری اولین همه پرسی تاریخ ایران هستیم که در آن برای نخستین بار به زنان اجازه داده می شود تا در زمینه پوشش خود تصمیم گیری نمایند.

We Are Iranian Women
46 supporters