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human rights

11 petitions

Update posted 6 days ago

Petition to LUIGI NIERI, PAOLO MASINI, DARIO NANNI, ATHOS DE LUCA, DANIELA MORGANTE, Ignazio Marino, CATIA TOMASETTI

No ai ladri d’acqua in Palestina. No all’accordo Acea-Mekorot.

Firma per esigere che l’Acea receda dall’accordo con la Mekorot, società idrica nazionale di Israele che si è macchiata di gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, fornisce l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane illegali e pratica l’Apartheid dell’acqua nei confronti della popolazione palestinese.  Al 18esimo giorno di attacchi israeliani su Gaza, sono oltre 800 le vittime, la stragrande maggioranza civili, tra cui oltre 100 bambini, e più di 5500 i feriti. Interi quartieri ridotti in macerie, distrutte case, scuole, ospedali, luoghi di culto.  Sono più di 140,000 gli sfollati che cercano rifugio dai bombardamenti, ma non esiste un luogo sicuro a Gaza, confermato ieri dal bombardamento della scuola ONU dove si erano rifugiate 1.500 persone, con 17 morti e oltre 200 feriti.  Sono stati bombardati anche la principale condotta d’acqua e un impianto per il trattamento delle acque reflue. Oxfam denuncia la crisi umanitaria, con 1,2 milioni di persone senza accesso all’acqua.  Ora più che mai l’Acea deve interrompere l’accordo con l’israeliana Mekorot, che oltre a rubare l’acqua in Cisgiordania, estrae più della quota stabilita dalla falda acquifera costiera che è condivisa tra Israele e Gaza. Oltre il 90% dell’acqua a Gaza non è potabile.  Mantenendo l’accordo con la Mekorot, recentemente condannata al Tribunale dei Popoli a Ginevra, Acea e il Comune di Roma si rendono complici dei gravissimi crimini commessi da Israele.  Inoltre, a fine giugno, il Ministero degli Esteri italiano ha pubblicato un avviso sui “rischi di ordine legale ed economico” associati con il fare affari “in insediamenti israeliani o che beneficiano insediamenti israeliani”. L’Acea e il Comune di Roma, ignorando l’avviso ministeriale, mettono a rischio soldi pubblici.  Come documentato nel rapporto dell’organizzazione palestinese per i diritti umani, Al Haq, la Mekorot sottrae acqua illegalmente dalle falde palestinesi, provocando il prosciugamento delle risorse idriche, per poi fornire l’acqua saccheggiata alle colonie israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme est occupate. Inoltre, la Mekorot, alla quale sono state “trasferite” nel 1982 dalle autorità militari israeliane tutte le infrastrutture idriche palestinesi per il prezzo simbolico di uno shekel (Euro 0,20), pratica una sistematica discriminazione nelle forniture di acqua alla popolazione palestinese, costretta a comprare la propria acqua dalla ditta israeliana a prezzi decisi da Israele. Riduce regolarmente le forniture idriche ai palestinesi, fino al 50 per cento, a favore delle colonie illegali e dell’agricoltura intensiva israeliana, creando quello che Al Haq chiama “l’apartheid dell’acqua”. Il consumo pro capite dei coloni israeliani, infatti, è dì 369 litri al giorno mentre quello dei palestinesi è di 73 litri, al di sotto della quantità minima raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di 100 litri. Organizzazioni internazionali, quali Human Rights Watch e Amnesty International, hanno documentato come Israele eserciti un controllo totale sulle risorse idriche palestinesi e come le politiche israeliane dell’acqua siano uno strumento di espulsione, che impediscono lo sviluppo e costringono le popolazioni palestinesi a lasciare le proprie terre. L’organizzazione israeliana Who Profits definisce la Mekorot come “il braccio esecutivo del governo israeliano” per le questioni idriche nei Territori palestinesi occupati ed afferma che “è attivamente impegnata nella conduzione e nel mantenimento” della occupazione militare della Palestina. Per queste ragioni, la società idrica Vitens, il primo fornitore di acqua in Olanda, a seguito delle indicazioni del Governo ha recentemente interrotto un accordo di collaborazione con la Mekorot motivando la decisione con il proprio impegno verso la legalità internazionale. Sottoscrivendo l’accordo con la Mekorot, l’Acea si rende complice di queste gravi violazioni. Contravviene anche al proprio Codice Etico, che cita la sua adesione al Global Compact dell’ONU sulla responsabilità sociale delle imprese, il quale mette al primo posto la tutela dei diritti umani. Inoltre, la collaborazione ipotizzata tra Acea e la Mekorot va nel senso di uno sfruttamento commerciale delle risorse idriche, in contrasto con la gestione pubblica di un bene universale come l’acqua. Con il presente appello noi che abbiamo a cuore il diritto fondamentale dell’accesso all’acqua e la tutela dei diritti umani: - Esigiamo che l’Acea segua l’esempio della Vitens e receda immediatamente dall’accordo stipulato con la Mekorot. - Chiediamo al Comune di Roma, in quanto azionista di maggioranza, di intraprendere tutte le azioni necessarie perché l’Acea interrompa ogni attività di collaborazione con la Mekorot. - Ci appelliamo a tutti gli enti locali il cui servizio idrico è affidato a società partecipate da Acea affinché si attivino per far ritirare l’accordo. - Chiediamo al governo italiano di impegnarsi come ha fatto il governo olandese e scoraggiare attivamente i legami commerciali con chi viola il diritto internazionale. Ogni firma manda una mail all'Acea e al Comune di Roma. Si prega di mandare le adesioni collettive a: fuorimekorotdallacea@gmail.com ______________________________________________________________________ Sign the petition calling on Italian water utility ACEA to terminate the agreement with Israel's national water company Mekorot, responsible for serious violations of international law and human rights. Mekorot illegally extracts water from Palestinians sources, provides that pillaged water to illegal Israeli settlements and implements policies of water Apartheid against the Palestinian population. Each signature sends an email to ACEA and the Rome City council, majority shareholder in ACEA.  Organizational endorsements may be sent to: fuorimekorotdallacea@gmail.com)

Comitato No Accordo Acea – Mekorot
11,415 supporters
Started 5 months ago

Petition to Ayatollah Ali Khamenei

We Want a Referendum On Women's Veil In Iran

His Excellency Ayatollah Ali Khamenei (Supreme Leader of Islamic Republic of Iran), We present our petition regarding an urgent issue that has posed a serious threat to Iranian families leading them towards dissolution. We believe that today Iranian women, thanks to their socio-political involvement, have grown in maturity and possess enough rational capability to comprehend questions related to their cloths. Women, more than any political authority, care about their own security and the health of their societies. We observe that the obligation of veil has led families to disintegration in that numerous women who do not opt for Islamic veil – due to their religious beliefs – have to leave their families and face various financial and emotional inconveniences abroad only because they are refused one of the basic rights of humankind namely the freedom of dress. If it is true that societies are composed of both men and women and no single-sex society is imaginable, and if it is true that the violation of this fundamental right (besides many others) has forced women to leave Iran, the issue of veil becomes one of the most important concerns of this country. The feminine diaspora, undoubtedly, in less than one decade will reveal its irreversible and devastating consequences for Iran. For this reason, we ask for a referendum that allows women for the first time during the Iran’s history to decide about their own dress.   جناب آیت الله علی خامنه ای سلام و عرض ادب، ما خواستار حل معضلی هستیم که خانواده های ایرانی را در معرض چالشی بی سابقه قرار داده و آنها را به سوی از هم پاشیده شدن سوق می دهد. ما معتقدیم که زنان ایرانی از قدرت عقلی و دانش کافی برای درک مصالح و معضلاتی که از پوشش آنها نشات می گیرند، برخوردار هستند. زنان پیشتر و بیشتر از هر مقام مسئولی به امنیت خود علاقه مند بوده و به سلامت جامعه ای که در آن زندگی می کنند می اندیشند. ما معتقدیم که اجبار حجاب در ایران به از هم پاشیده شدن خانواده ها دامن زده است چرا که بسیاری از زنان و دخترانی که به واسطه اعتقادات دینی و یا شخصی خود پوشش اسلامی را بر نمی گزینند، لاجرم باید خانواده های خود را رها کرده و در غربت با انواع نا به سامانی های اقتصادی و عاطفی دست و پنجه نرم کنند، تنها به این دلیل که از یکی از ساده ترین و ابتدایی ترین حقوق هر انسانی محروم هستند. اگر این حقیقت دارد که هر اجتماعی از دو جنس تشکیل یافته و مردان بدون زنان و بالعکس، نمی توانند به شکل گیری یک اجتماع دست زده و یا به ادامه آن امید داشته باشند و اگر این واقعیت دارد که پایمال شدن این حق اولیه زنان آنان را به ترک کشور وا می دارد، مسئله حجاب به اهم موضوعات فعلی ایران تبدیل می شود، چرا که این شکل از مهاجرت زنان در کمتر از یک دهه نتایج مخرب و بی بازگشت خود را نمودار خواهد کرد. به همین واسطه ما خواستار برگزاری اولین همه پرسی تاریخ ایران هستیم که در آن برای نخستین بار به زنان اجازه داده می شود تا در زمینه پوشش خود تصمیم گیری نمایند.

We Are Iranian Women
43 supporters
This petition won 4 years ago

Petition to Emma Bonino

La memoria di Falcone e Impastato non può essere offesa da un panino austriaco

Siamo venuti a conoscenza che in una panineria viennese, Don Panino, si vendono panini dai nomi: Don Greco, Don Buscetta, Don Corleone, Don Mori, Don Falcone e Don Peppino, quest'ultimo con chiaro riferimento a Peppino Impastato. Nella descrizione del menù si legge: “Siciliano dalla bocca larga fu cotto in una bomba come un pollo nel barbecue”.Per quello su Giovanni Falcone la descrizione è invece: “Sarà grigliato come un salsicciotto”.  Riteniamo l'episodio gravissimo e frutto non solo di un utilizzo di cattivo gusto per motivi commerciali, ma di qualcosa di più profondo. Il menù oltre ad essere offensivo nei confronti di Falcone ed Impastato fa un lavoro più sottile accomunando boss mafiosi e collusi con le vittime della mafia. Temiamo che non si tratti di un episodio occasionale, di luoghi comuni sull’Italia o di un episodio di xenofobia. Il logo del locale che richiama il manifesto del film “il padrino” lo abbiamo già visto anche in Germania, in alcuni locali spesso gestiti da italiani. Chiediamo quindi al Ministro degli Esteri Emma Bonino di intervenire presso le autorità austriache per l'immediata messa al bando di questi prodotti, l'oscuramento del sito e per l'avvio di accertamenti sull'origine dei locali che in Europa portano questo marchio. Danilo SulisPresidente Rete 100 passi

Rete 100 passi
33,791 supporters