Non un mio crimine ma una mia condanna #Bambinisenzasbarre
  • Petitioned Anna Maria Cancellieri

This petition was delivered to:

Ministero Giustizia
Anna Maria Cancellieri
Presidente della Repubblica e Capo del CSM
Giorgio Napolitano

Non un mio crimine ma una mia condanna #Bambinisenzasbarre

    1. Greta di Bambinisenzasbarre
    2. Petition by

      Greta di Bambinisenzasbarre

      Italy

  1.  
  2.   
April 2014

Victory

Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, l'Autorità Nazionale Garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza Vincenzo Spadafora e la Presidente di Bambinisenzasbarre Lia Sacerdote hanno sottoscritto la “Carta dei figli dei genitori detenuti”.
La “Carta dei figli dei genitori detenuti”, per la prima volta in Italia e in Europa, riconosce in modo formale il diritto dei bambini alla continuità del legame affettivo con il proprio genitore in regime di detenzione e, al contempo, garantisce il diritto alla genitorialità dei genitori detenuti. La “Carta dei figli dei genitori detenuti” è un documento che impegna il sistema penitenziario, a trasformare gli aspetti relazionali e di cura del detenuto, considerando il suo ruolo genitoriale, e a cambiare la propria cultura dell’accoglienza, consapevole della presenza del minore incolpevole e libero, ma schiacciato dal peso dell'emarginazione, dei pregiudizi, delle difficoltà economiche, della vergogna che la detenzione del proprio genitore comporta.
La Carta è, tra l'altro, una risposta alla condanna della Corte europea dei Diritti Umani di Strasburgo sulla Sentenza Torreggiani, in scadenza il prossimo 28 maggio.
Ancora molti Istituti penitenziari in Italia, in una condizione di sovraffollamento e di grave precarietà, non accolgono adeguatamente questi bambini, non vi è un tempo sufficiente per il colloquio col genitore tale da garantire il mantenimento del legame affettivo. Questa situazione può determinare la cancellazione della genitorialità stessa. Una sparizione che spesso viene attuata anche dai figli all'interno della propria rete sociale, portandoli a nascondere fino a negare la stessa personale storia familiare. “Lo sguardo dei bambini trasforma ed umanizza il carcere, costretto a prendere in considerazione la loro presenza e ad attrezzarsi per accoglierli - ha sottolineato Lia Sacerdote, Presidente di Bambinisenzasbarre - Il Modello d'Accoglienza Spazio Giallo non è solo un modello per il sistema penitenziario, ma lo anche per il “sistema città” di cui il carcere è parte ed occupa un posto cruciale in termini di legami e scambi relazionali, soprattutto per i bambini coinvolti. Il modello, che Bambinisenzasbarre sta estendendo sul territorio nazionale partendo dagli istituti in Lombardia, si è rivelato decisivo per le ricadute in termini di trasformazione dei comportamenti sociali sul territorio, riducendo il disagio delle persone e della società e avviando un processo di inclusione sociale. Non ultimo effetto di questo processo, generato anche dalla Carta firmata lo scorso marzo, è la presa di coscienza da parte delle Istituzioni dell'importanza di questa questione, non più rimandabile, dando esempio agli altri Paesi europei.”

Il carcere, quello di San Vittore, e la mia infanzia si sono intersecate per tanti anni, tanti quanti gli anni di condanna dati a mia madre. Varcare la soglia di questo antico carcere era sempre difficile e i miei sentimenti erano contrastanti. Tuttavia, per me i giorni più tristi erano tutte le occasioni di festa o importanti: il Natale, i compleanni, il primo giorno di scuola, le recite di fine d'anno, il ritiro delle pagelle, mia mamma non era mai presente era sempre lì a San Vittore. Questa diversità, questa solitudine era un buco nero che inghiottiva i sorrisi, le risa e gli abbracci in carcere con mia mamma. Ancora oggi ne soffro, sento che questa parte della mia vita non mi sarà mai risarcita.

Oggi il carcere non consente di uscire, anche se per poche ore, per essere presente a importanti eventi della vita familiare, se non quella per la
scomparsa di persone molto vicine al detenuto. Per il bambino e l'adolescente l’assenza del proprio genitore alle proprie occasioni speciali è un'ulteriore sottolineatura della sua fragilità sociale ed una stigmatizzazione della sua condizione di “figlio di detenuto”. La condanna del proprio familiare, quindi, ricade in modo pesante sulla sua vita e si incide nella memoria in modo doloroso ed indelebile.
Per l'immaginario del bambino, che naturalmente mette al centro se stesso
come artefice e protagonista di tutto di ciò che accade nella vita familiare, la non
presenza del proprio genitore, in occasioni importanti, può provocare in lui la
sensazione di essere il colpevole di qualcosa che ha avuto come diretta conseguenza l'allontanamento del proprio genitore.

Si tratta, quindi, di cambiare prospettiva, di mettersi dalla parte dei bisogni dei bambini e non dai limiti giuridici dei genitori detenuti.
Non si può perdere di vista l'aspetto psico-affettivo del bambino che ha il diritto, secondo l'articolo 9 della Carta ONU sui diritti del fanciullo, ad intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i genitori, fatto salvo l'interesse superiore del bambino; al quale va garantito la non discriminazione e ghettizzazione sociale . Bensì bisogna avviare, anche a partire dalla possibilità della presenza del genitore detenuto nei momenti importanti della vita del figlio, un processo di integrazione sociale e, più in generale, di profondo cambiamento culturale nei confronti del più vulnerabile: il bambino figlio di un genitore detenuto.

Mi chiamo Greta e ho ventitré anni. Durante la mia infanzia non ho potuto avere la mamma vicina nei momenti più importanti poiché era detenuta.
Sono entrata per la prima volta in carcere per incontrare la mamma a 4 anni.
La sala colloqui a San Vittore non era predisposta per i bambini, anzi non c'era
nulla per noi. I colloqui erano con tutti gli altri detenuti, tra me e la mamma c'era
un tavolo di marmo freddo e non era permesso di abbracciarsi. Intanto, Dario,
mio fratello di 11 mesi, era con mia madre dentro ed io con la nonna fuori. Ero
arrabbiata con mia nonna che ritenevo causa del mio allontanamento dalla mamma.
Per anni ho sentito il peso della vergogna soprattutto quando una bambina mi
disse che aveva saputo che mia madre era in un carcere, che era una detenuta. Fu così che scoprii come era amara la parola detenuta. Arrivai da mia madre a San Vittore arrabbiata e piangente e non capivo, ero offesa e non sapevo con chi prendermela. Ci sono stati alcuni anni difficili tra me e mia madre, non le perdonavo quelle lunghe assenze, quei compleanni e quei momenti importanti trascorsi da sola senza la sua presenza. Oggi molto si è appianato tra noi e c'è molta complicità anche grazie a un nuovo arrivo per me di nome: Gaia.

Nell'immagine: Rosya, 5 anni, ha disegnato il papà dietro le sbarre

Recent signatures

    News

    1. Dal sito di Repubblica.it 13/5/2014

      Sergio Cecchini
      Communications Director, Italy

      Ha preso l'avvio la petizione rivolta al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al Ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, dei 100.000 bambini figli di genitori detenuti che ogni giorno entrano nelle 213 carceri italiane per dare continuità al legame affettivo con il proprio papà o la propria mamma detenuti.

      Bambini senza sbarre"Condannati senza crimine"

      Parte la petizione di Bamibinisenzasbarre su Change.org . I 100.000 bambini figli di genitori detenuti si rivolgono al Presidente della Repubblica e al Ministro della Giustizia con una petizione per avere la possibilità di condividere le loro occasioni importanti, anche se solo per alcune ore, con i propri genitori detenuti

    2. Reached 10,000 signatures

    Supporters

    @VauroSenesi

    May 14, 2013

    Ho appena firmato la petizione "Non un mio crimine ma una mia condanna #Bambinisenzasbarre" Vuoi firmarla anche tu? http://t.co/IMGz3noBsY

    Vauro
    116k followers

    Reasons for signing

    • Antonio Gorgoglione CORIGLIANO CALABRO, ITALY
      • 5 months ago

      Perchè non è giusto che gli errori dei genitori e le ingiustizie della società, ricadano sui figli.

      REPORT THIS COMMENT:
    • Giuseppe Tarallo AGNONE CILENTO-SA, ITALY
      • 7 months ago

      Perché il carcere sia umano,esso non è pieno solo di assassini o di persone che si sono macchiati di gravi e odiosi reati ma per la stragrande maggioranza di piccoli reati o in attesa di giudizio...e poi,in questo caso, "le colpe dei genitori non devono ricadere sui figli" : è un fatto di civiltà

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    • vivi vez ITALY
      • 9 months ago

      perchè sono stata anch'io figlia di un padre detenuto, per tutta l'infanzia e l'adolescenza. ora all'età di 26 anni mi rendo conto di come questa mancanza abbia causato in me molte insicurezze dovute al profondo senso di vergogna che ho provato da bambina e che in misura minore mi trascino ancora oggi. oggi con la consapevolezza e la maturità mi rendo conto della sofferenza che ho provato e non vorrei mai che qualche altro bambino provi ciò che ho provato io. sento molto vicino questa causa perchè mi riguarda in prima persona-

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    • Letizia Montalbano BOLOGNA, ITALY
      • 9 months ago

      perché è importante per tutti

      REPORT THIS COMMENT:
    • antonina mezzapelle MAZARA DEL VALLO, ITALY
      • 9 months ago

      I bambini sono angeli

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