Vogliamo una legge equa sul divorzio a tutela del coniuge debole

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La sentenza del 10 maggio 2017 (la 11504) pronunciata nel contenzioso fra l'ex ministro Vittorio Grilli e Lisa Lowenstein, sta dettando legge nei tribunali di tutta Italia, tranne qualche rara eccezione, vedi il tribunale di Udine. Mi chiamo Liberati Lucia A. e sono coinvolta anch’io in una causa di divorzio. Sto per affrontare la seconda udienza e sono certa soltanto di una cosa, il vuoto giurisprudenziale che vige in questo momento è destabilizzante per chi come me, rischia di dover vivere, dopo la sentenza, alla soglia della povertà all'età di 54 anni, dopo aver oltretutto lavorato una vita senza poter versare contributi sufficienti per una eventuale pensione dignitosa perché sempre regolarizzata con contratti brevi, a termine o addirittura senza contratto. Attualmente il divario economico tra me e il mio ex marito è notevole e credo fermamente di aver contribuito in 30 anni di matrimonio alla sua ascesa professionale e retributiva. Ad oggi l'orientamento dei tribunali è arbitrario. C’è chi non tiene conto della sentenza “Grilli” chi invece ne tiene conto e come, senza però basarsi su delle regole oggettive e condivise dalle Sezioni Unite ad esempio. Attualmente è una vera e propria giungla, ogni giudice decide basandosi esclusivamente sul proprio modo di pensare, se sfortunatamente si incontra un giudice maschilista per noi donne è la fine. Gli avvocati difensori delle mogli, fanno apertamente capire che non ci sono appigli che tengano, quasi gettando la spugna senza combattere. Il disegno di legge proposto dalla deputata PD Ferranti, giace nel dimenticatoio, le Sezioni Unite non si sono ancora pronunciate, intanto nei tribunali c'è l'assoluta anarchia. Il mio parere è che questa sentenza è stata voluta per i ricchi e i potenti e chi ne fa le spese è la gente "normale" che si sposa per amore e ha figli da crescere ed educare. Credo che se la materia non verrà in qualche modo affrontata con coscienza e con una legge equa per entrambi i coniugi, le condizioni della donna saranno condannate a regredire di molto. Personalmente consiglierò a mia figlia di non sposarsi e di non fare figli fino a che non ci saranno politiche e leggi a favore della famiglia e della donna in particolare. E' necessario far capire all'opinione pubblica, che la leggenda delle mogli che si arricchiscono alle spalle degli ex mariti, deve sparire dall' immaginario collettivo. E' doveroso stabilire delle regole chiare a cui far riferimento e studiare attentamente i singoli casi, perchè i comuni mortali non si chiamano Berlusconi/Lario.



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