Cambiamo nome: "Sala Borsa" può diventare "Roberto Roversi"!

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Cambiamo il nome alla Biblioteca Sala Borsa,
dedichiamo questo luogo a Roberto Roversi.

Caro Virginio Merola, Sindaco della città di Bologna, e cara città di Bologna,
prendo a due mani la determinazione a scrivere questa lettera tanto meditata in questi ultimi anni, solo ora.
E lo faccio senza un perché di natura contingente. Lo faccio perché da dentro sorge e nasce la voce che questa lettera porterà.
Io sono uno dei pochi che hanno avuto la fortuna di conoscere abbastanza bene Roberto Roversi. Noi pochi siamo un pugno di persone, a Bologna. Ma se attivi in intraprese artistiche e culturali siamo ancor meno e per lo più divisi e organizzati in gruppi che cordialmente si odiano, o almeno si disprezzano, salvo le poche vere star che ignorando le ciarle dell’urbe volano alto. Ma (pur restando pochi) tra questi pochi i più invece che conobbero Roberto Roversi e che tuttora vivono, hanno di lui la più obiettiva e dolce immagine. Ricorderanno un signore per bene, di una volta, di altri tempi; ma con lo sguardo vivace e attivo su tutto quello che si muove e vive. Generoso, attento all’altro, puntuale, presente.
Io purtroppo sono annoverabile fra la parte miserabile di quei pochi. Quelli che in qualche modo fanno attività artistica, per quanto minore, di piccole proporzioni, e per lo più ignorata. Sono poeta, per suo decreto del 1996, ma non appartengo a nessuna combriccola di poeti locali.
E da questa scomodissima posizione scrivo ora questa lettera per chiedere un atto riparativo da parte del Comune di Bologna verso la figura e la dignità di Roberto Roversi.

Dedicare la biblioteca centrale del comune, l’attuale Sala Borsa, a Roberto Roversi.

Il nome Sala Borsa, oltre ad essere molto parzialmente un tributo al percorso storico del luogo (nel senso che a dispetto degli scavi -villanoviani, etruschi, celticoromani- o della storia secolare del palazzo, ricorda solo un breve momento in cui quel che fu un glorioso borgo medievale si affacciava nella tarda modernità alla stagione delle magnifiche sorti e prospettive) trascura la presenza di una figura come Ulisse Aldrovandi o il fatto che nel dopoguerra si sia giocato a pallacanestro e tanto altro. Mette invece l’accento sul mercato finanziario, mentre Bologna ha vocazione di città dotta e di città che ha a cuore le persone e i loro diritti.

Potremmo quindi chiederci con aperto spirito critico, e senza nessuna indulgenza verso la pigrizia che spesso frena le istituzioni, perché mai la biblioteca comunale della città di Bologna debba chiamarsi ancora “Sala Borsa” e non invece essere dedicata a un grande poeta della nostra città: l’ultimo dei grandi, prima della notte gnomica in cui versiamo.
A ben vedere Roberto ha vissuto con lo spirito della biblioteca per come una biblioteca è: luogo di incontro e scambio culturale tra persone, libri e idee.
Io sono andato decine di volte presso la libreria di Roberto, ed ho vissuto l’incontro, con persone, idee, libri. Ma non ho mai comprato un libro da lui. Pure molti ne ho ricevuti, conosciuti e scambiati.

Roberto aveva il tarlo del libro. Libri ovunque costellavano la sua vita, la sua casa, il suo studio, e la libreria Palmaverde, ovviamente. Ma il suo spirito era da bibliotecario più che da libraio, se pure facesse il libraio. Curava, ordinava, schedava, dava in prestito, spesso anche regalava. Usava la sua libreria come luogo di incontro.

Dobbiamo qui ricordare che proprio la Sala Borsa (mentre ciò che evoca il suo attuale nome rappresenta uno dei principali sintomi dell'esclusione sociale) rappresenta oggi una specie di laboratorio informale di accoglienza concreta. Molte persone senza protezione sociale vedono nella biblioteca un luogo di accoglienza per il tempo diurno.

E, idealmente, questo concreto essere sociale, informale e attivo, ben si mette in sintonia -ad esempio- con l’iniziativa, ormai di successo conclamato, delle cucine popolari che dobbiamo allo spirito intraprendente e solidale di Roberto Morgantini; come già prima all'esemplare impegno del professor Otello Ciavatti per piazza Verdi. Per citare solo due dei più noti casi di iniziative spontanee, dal basso e di grande efficacia, che esprimono la parte migliore della città di Bologna.

Sarei felice, quindi, non solo per un intimo piacere personale (non lo nego) ma perché credo sia giusto farlo, vedere la biblioteca del comune di Bologna dedicata a Roberto Roversi, persona, poeta, cittadino. Bologna ha un'occasione (non vorrei ora stigmatizzare oltre il tipo di momento che stiamo vivendo): la città, l’amministrazione, possono ricordare come si deve il nome di un poeta che sapeva declinare il suo profilo morale e culturale in chiave comunitaria fin dalla sua gioventù. L’unico grande poeta della città ad avere fatto la Resistenza col fucile in spalla. E Bologna è città medaglia d’oro per la Resistenza. E per una intera vita Roberto Roversi non ne ha mai fatto speciale vanto o leva politica contingente. Trattando invece la cosa con la gravità e il pudore estremo che la cosa umanamente comporta, quando la memoria viva la consegna dapprima alla storia e poi alla volgare carneficina ideologica tra fazioni che del vissuto non sanno più un bel niente. E questa è una china che negli ultimi anni sta peggiorando sempre più.
A trent’anni dai fatti della Resistenza Roberto Roversi assieme a Carlo di Carlo, dedicò un film documentario alla sua città, ora importantissimo documento storico.
Il Comune, questo comune, prima di entrare nel terzo decennio del nuovo secolo, potrà fare una cosa che resterà nell’immaginario di tante generazioni a venire: guardando nella direzione giusta.
Dare giustamente il nome della sua biblioteca centrale a Roberto Roversi è la cosa da fare.
Così nel 2023 festeggeremo il suo centenario nella sua biblioteca che coincide finalmente con il cuore della sua città: cuore civile, cuore amministrativo, cuore artistico, cuore culturale.
Presto diremo che “Sala Borsa” è stato un nome incubatrice che lo spazio ha avuto prima di riconsegnare la massima e piena dignità storica al sito intitolandolo appunto ad un nome che da solo sapeva portare con sé tutta la storia, molto più che del solo palazzo. Anche perché basterà guardare Palazzo Re Enzo per inciampare nuovamente nel genio poetico e nel senso civico inesauribile di Roberto Roversi.

E poi, giudicando tutto quel che si fa (giustamente) per la memoria di Lucio Dalla. Tutti sanno che Lucio Dalla continuamente dichiarava che Roberto Roversi gli aveva insegnato tutto.

Spero che questo mio appello perché la biblioteca Sala Borsa venga intitolata a Roberto Roversi, raccolga consenso e firme da subito.

Ma non mi stupirei se anche fossi solo. Ci sono abituato, come ci era abituato Roberto.

Stiamo a vedere.

Gabriele Via, Bologna il 14 luglio 2019

(Il ritratto di Roberto Roversi usato l’ho trovato in rete. Chiedo ai detentori dei diritti di poter usare la foto per questa iniziativa che nel massimo rispetto della memoria di Roberto Roversi non ha nessun fine commerciale ad economico). Grazie.