Le ragioni della ricerca: lettera aperta sul PRIN alla Ministra Fedeli

0 personas han firmado. ¡Ayuda a conseguir 1.000!


Gentile Ministra,

è cosa assai degna di lode che il governo e il MIUR abbiano messo in campo un notevole sforzo economico per promuovere la ricerca, destinando al PRIN 2017 una rilevante quota di fondi, che recuperano anche sovvenzioni originariamente rivolte all'IIT, ma rimaste inutilizzate e dunque sterili.

Proprio per questa ragione ci permettiamo di sottoporre alla sua valutazione una scelta economico-amministrativa che rischia di vanificare i positivi effetti che invece annunciava un PRIN così promettente; una scelta che andrebbe pertanto rivista.

Nel bando si stabiliscono, come è consuetudine, una serie di principi regolatori che indirizzano verso il buon uso delle risorse. In particolare, si fissano nella misura del 20 per cento massimo i costi calcolabili per i professori e i ricercatori dipendenti da altro Ateneo, in quanto «membri esterni» di ogni unità di ricerca. È una limitazione di natura economica, che ha ricadute sul finanziamento globale del progetto, e serve evidentemente a impedire che si gonfi eccessivamente tale voce di spesa e, di conseguenza, s'accrescano anche quelle ad essa proporzionalmente legate. È una scelta comprensibile.

Tuttavia, l'Ufficio PRIN del MIUR e il CINECA, a fronte della richiesta di ulteriori chiarimenti, hanno specificato in una serie di FAQ e di mail –per la verità non tutte sempre esattamente coincidenti– che, in fase di presentazione della domanda, una simile ratio (la summenzionata percentuale del 20%) si applica anche al numero dei componenti e che, segnatamente, servono almeno 4 membri interni all'Ateneo-sede dell'unità per poter aggiungere un professore/ricercatore di altro Ateneo. Le conseguenze di tale decisione operativa sono molteplici, ma ne vogliamo segnalare anzitutto una: le unità operative con meno di 4 interni –ma se il limite fosse di 3 interni, cambierebbe poco nella sostanza–, non potendo inserire ufficialmente alcun esterno, si vedranno fortemente danneggiate al momento della valutazione, dato che uno dei criteri attiene appunto alla “Composizione del gruppo di ricerca, fattibilità e congruità del progetto”.

Se questa limitazione dei membri è dunque la norma (implicita), perché non dichiararla esplicitamente, per esempio nelle parti del bando in cui si promette invece libertà di ingresso e uscita dei ricercatori dal gruppo-unità (fino a dieci componenti, fra interni ed esterni), senza dover comunicare al Ministero eventuali modifiche? Una variabilità che peraltro può sovvertire facilmente la proporzione iniziale di quattro a uno.

Ma soprattutto, perché adottare un meccanismo che risulta penalizzante nei confronti di alcune aree e alcuni Atenei, quando lo scopo del PRIN dovrebbe essere quello di incoraggiare la miglior ricerca a livello nazionale («Promuovere e sviluppare azioni di sistema, favorendo le interazioni tra i diversi soggetti del sistema nazionale di ricerca pubblico e tra essi e gli altri organismi di ricerca pubblici e privati, nazionali o internazionali»)? E quale paradosso ha portato poi ad adottare invece una simile scelta, contraddicendo l'interpretazione che il medesimo MIUR diede a proposito di identiche disposizioni contenute nel bando PRIN che emanò nel 2015?

I gruppi di ricerca sono soliti formarsi per comunanza di metodologia e di interessi scientifici, e non certo basandosi su criteri quantitativo-geografici. Per costruire un progetto di ricerca che abbia una proiezione nazionale e internazionale, infatti, si dovrebbe avere la possibilità di riunire i migliori specialisti di un determinato settore. E dopo l'assottigliamento dei ranghi accademici degli ultimi anni è patente la necessità di unire competenze sparse sul territorio nazionale.

I migliori studiosi (soprattutto in campo umanistico, ma non solo) possono trovarsi disseminati in numerose sedi diverse e, magari, ciascun studioso può avere nella propria sede gruppi di ricerca alquanto ridotti o essere perfino l’unico esperto nel suo settore. In casi del genere, con il vincolo sul numero dei membri esterni, alcuni studiosi verrebbero per forza esclusi e così, invece di un unico progetto di ampio respiro che sfrutti al meglio tutte le risorse umane sul territorio nazionale, si viene indotti a presentarne due o più, magari molto simili o addirittura con evidenti sovrapposizioni, e senz’altro più deboli sul piano scientifico. Altro effetto pernicioso può essere quello di far ripiegare su progetti assai poco specifici, tesi a riunire professori e ricercatori eterogeneamente combinati su base locale e in virtù dei soli numeri, ma senza una progettualità forte.

D'altro canto, è pure pacifico che il vincolo in questione danneggerebbe soprattutto le Università di dimensioni medio-piccole che rischiano sia di non poter inserire ufficialmente membri esterni, sia di avere serie difficoltà a costituire unità di ricerca rispetto ai grandi Atenei.

Perché lasciare che un mero criterio economico –da applicare esclusivamente in sede di calcolo preventivo dei costi, come prescrive l’Allegato 2 del Bando, col retto e lodevole scopo di evitare eventuali storture e cattive gestioni dei fondi (ma esistono anche le sanzioni a posteriori...)– si trasformi indirettamente in un potente fattore di indirizzo, che condiziona i contenuti della ricerca scientifica di un paese intero? Perché favorire criteri di aggregazione connessi a condizioni materiali spesso contingenti e comunque non intrinseche all'attività dei ricercatori?

Considerata la voluta apertura internazionale, rappresentata dall'adozione della lingua inglese, e volta (come è stato rammentato) ad 'allenare' alle competizioni per i fondi europei, non vorremmo tuttavia che un così marcato sbilanciamento a livello di sede e una seria limitazione della libertà di aggregazione portassero il PRIN a ridursi ad un PRIL, un progetto di rilevante interesse locale.

Cordiali saluti

Andrea Baldissera (Università del Piemonte Orientale)

Paolo Pintacuda (Università degli Studi di Pavia)

Paolo Tanganelli (Università degli Studi di Ferrara)

 



Hoy: Andrea cuenta con tu ayuda

Andrea Baldissera necesita tu ayuda con esta petición «Valeria Fedeli Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca: Le ragioni della ricerca: lettera aperta sul PRIN alla Ministra Fedeli». Únete a Andrea y 514 personas que ya han firmado.