Diminuiamo i compiti dei nostri ragazzi...

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Chiedo per favore che si prenda in considerazione di ridurre in modo considerevole il carico di compiti che vengono assegnati da svolgere nei pomeriggi, nei fine settimana e nei periodi di vacanza più o meno lunghi nell'arco dell'anno scolastico, in particolare nelle scuole primarie e secondarie di 1° grado.

Molti bambini e ragazzi dopo 6, 7, 8 ore di scuola tornano a casa stanchi, affamati e desiderosi di condividere le loro riflessioni ed esperienze del mattino con i familiari; hanno bisogno anche di staccare la mente dallo studio, di fare attività fisica, di avvicinarsi chi a uno strumento, chi al teatro, chi ad altre forme d'arte, di formare la loro persona anche in altri modi che non siano esclusivamente di studio tradizionale. Hanno bisogno di confrontarsi anche tra coetanei al di fuori della scuola (o anche con gli anziani, forieri di saggezza, calma e memorie) e di stare all'aria aperta il più possibile. E anche, perché no, di leggere un libro, vedere una mostra, vedere un film o uno spettacolo teatrale. O può capitare che debbano anche occuparsi di cose più contingenti e meno dilettevoli.

Non è più pensabile che il tempo "libero" dall'età di 6 anni all'età di 14 anni (anno più, anno meno) sia quasi interamente dedicato a stare chini sui libri, in molti casi e per forza di cose in modo non del tutto produttivo (il troppo stroppia anche quando si tratta di studio). L'allenamento allo studio per gli anni successivi si può fare anche senza farlo venire subito in uggia dopo pochi anni... e chi dice inoltre che magari anche più persone non se ne innamorerebbero, se non fosse una condizione così opprimente e forzata.

Certo, esistono i super dotati che riescono a fare tutti i compiti in 3 minuti e anche una marea di attività extrascolastiche, ma onestamente io non ne conosco più così tanti e poi, a distanza di anni, i super dotati di 20-30 anni fa è facile che siano diventati i frustrati (o i frustranti) di oggi. Non ci sarebbe da augurarsi che questo destino si perpetrasse anche nelle nuove generazioni.

È vero che anche noi che adesso siamo genitori siamo cresciuti così (anche se io non mi ricordo di aver fatto tutti i compiti che vedo fare oggi), ma questo non vuol dire che non ci siano percorsi alternativi per crescere e acculturarsi. Basti pensare a quanto poco si è attrezzati nel momento in cui ci si affaccia al mondo adulto, a tutte le occasioni sprecate e che non torneranno più, al tempo che si potrebbe passare con la famiglia, i parenti e gli amici e invece non si può a causa dei compiti, e al fatto che non è vero che i nostri omologhi in altri paesi europei siano meno colti, meno preparati per il mondo del lavoro, meno in grado di sostenere una conversazione dotta o elaborare un ragionamento complesso, solo perché di compiti tra i 6 e i 14 anni non hanno visto neanche l'ombra (o quasi).

Personalmente mi ritengo una persona molto ligia al dovere e per nulla scansafatiche, tutt'altro. Ma alla mia età, con molti anni di studio (che non finisce mai - ma tanto più bello diventa quanto più è una scelta personale) alle spalle e variegate esperienze di vita e di lavoro (anche soddisfacenti e gratificanti), penso di poter dire che con qualche compito in meno avrei ottenuto gli stessi risultati. E vedere i miei figli che si bruciano gli anni migliori e più formativi della loro vita, con tutte le possibilità in più che giovani e giovanissimi avrebbero adesso per imparare, chiusi in camera in solitudine a guardare pagine e pagine sul ripiano delle loro scrivanie, mi si stringe il cuore.

Credo che in questo ambito ci sia ancora un margine per migliorare la qualità della vita, senza perdere in qualità né educativa né culturale.

Grazie.



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