Una nuova proposta politica. Per un Green New Deal

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Giovanni Principe
Giovanni Principe ha firmato questa petizione

Gli appelli all’unità delle forze di Sinistra lanciati finora, sempre in nome di una ”emergenza”, sono puntualmente morti il giorno dopo le elezioni, senza porre rimedio all’emergenza che li aveva originati.

Le elezioni europee ci hanno lasciato in una situazione davvero tragica: le forze  di sinistra senza una rappresentanza istituzionale in campo Europeo; i nazionalisti al Governo che continuano a promuovere disinformazione mediatica e odio sociale, a produrre leggi pericolose per la convivenza civile, democratica, per il principio di unità del nostro Paese; il diffondersi di sentimenti come razzismo, sessismo, misoginia, odio. L’Europa dell’austerità, divisa dagli egoismi nazionali, è la migliore assicurazione sulla vita dei nazionalisti. Questa è la vera emergenza, che si vada o no ad elezioni!

Per questo abbiamo scritto il testo che segue, che vi sottoponiamo. Non per rappresentare altri, se non noi stessi che, come tanti di voi, siamo impegnati ognuno nel proprio ambito sociale, politico, professionale, per promuovere i valori costituzionali e sperimentare strumenti di azione politica. Non per chiamare a raccolta intorno a noi, che non pensiamo ci sia da guidare alcunché, né intendiamo candidarci a farlo. Ma per offrire a chi si trova nello nostre condizioni l’opportunità di riconoscerci tutte e tutti in una comunità più ampia. Per provare a raccogliere nel modo più semplice, non solo le nostre preoccupazioni, ma il percorso che le forze democratiche dovrebbero, a nostro avviso, proporsi di compiere. 

Abbiamo cominciato col sottoporlo a due assemblee in cui pensavamo di poter trovare ascolto, quella di Diem25 del 29 giugno e quella di èViva del 6-7 luglio. Non ci sbagliavamo, la risposta ci è sembrata incoraggiante, e ora vogliamo tentare con questa petizione di offrire la stessa opportunità a una platea più ampia.

Se volete comunicare con noi, scrivetici a nuovaproposta.gnd@gmail.com

1) Andrea Serra; 2) Angelo Consoli; 3) Anna Bonforte; 4) Anna Falcone; 5) Antonella Leto; 6) Corradino Mineo; 7) Enzo Di Salvatore; 8) Francesco Sylos Labini; 9) Lorenzo Marsili; 10) Marilena Grassadonia; 11) Massimo Amato; 12) Patrizia Pozzo; 13) Piero Bevilacqua; 14) Rita Castellani; 15) Roberto Giordano; 16) Silvia Prodi; 17) Valerio Tramutoli

Una nuova proposta politica. Per un Green New Deal

Occorre marciare lungo il sentiero che a livello internazionale anima la speranza di milioni di persone: il Green New Deal, ossia la nuova sfida verde globale e la transizione energetica per la salvaguardia del pianeta, su cui emerge, forte, il richiamo delle giovani generazioni. È necessario contrastare il Black Old Deal, l’ottuso accordo che ogni anno sottrae enormi risorse pubbliche (700 mld nel mondo; 19 mld in Italia) per sostenere le compagnie fossili, anziché destinarli alle energie rinnovabili o che invece potrebbero essere spese per il sociale (scuola, sanità, reddito, etc.).

Di pari passo, e in stretta connessione, va perseguito un Social New Deal, che ridefinisca non solo i nostri modelli di consumo e di produzione, ma anche la distribuzione del reddito. Dobbiamo batterci per realizzare la liberazione del lavoro, perché diventi finalmente la libera base per una vita sociale degna; il diritto a una vita felice e per il pieno sviluppo della personalità posto al centro delle costituzioni democratiche, in cui fondamentale sarà anche la rottura della cultura patriarcale per affermare la libertà delle donne da ogni genere di violenza e sopraffazione e una effettiva parità di genere; la tutela dei diritti umani, sanciti sin nella Dichiarazione ONU come universali, che non devono conoscere muri né respingimenti, ed il riconoscimento vero e pieno dei diritti civili per tutte le persone ancora oggi discriminate in base a orientamento sessuale, composizione familiare, in particolare per le famiglie arcobaleno, credenza religiosa, grado di abilità, cittadinanza ecc. 

 

Va costruita una proposta politica che sia alternativa all’inganno dei nazionalisti e al liberismo del potere economico-finanziario. Una proposta che dia vita a uno spazio di tipo culturale e politico, non solo elettorale, liberato dai retaggi delle passate divisioni e delle reiterate sconfitte, nell’interesse della grande maggioranza delle cittadine e dei cittadini. Di fronte all’arretramento (anzitutto culturale) del Paese è prioritario ricostruire ovunque i luoghi della partecipazione e del confronto dove sia possibile restituire alle giovani generazioni il senso e gli strumenti per un nuovo impegno politico, dismettendo una politica autoreferenziale, delle stanze chiuse, per promuovere la nascita di nuove classi dirigenti, credibili e radicate nei territori.

Il risultato delle elezioni europee in Italia ci consegna una realtà particolarmente desolante per l’avanzata della destra nazionalista e reazionaria. Non c’è stato alcun “voto utile” a fare da argine.

In questo quadro, le forze di sinistra, incapaci di trovare una sintesi virtuosa, portano responsabilità particolarmente gravi: separare la lotta contro la crisi ambientale e quella contro la crisi sociale è stato un errore fatale. Entrambe sono frutto di uno modello di sviluppo che sacrifica il benessere delle persone e la salvaguardia l’ambiente sull’altare del profitto e di un arricchimento alimentato dalle diseguaglianze. Le sole politiche davvero “sostenibili” sono insieme ambientali e sociali! Come è stato un errore non tener conto del cambiamento di fase politica e dell’affermarsi in Occidente delle destre nazionaliste e continuare a presentarsi come alternativi solo alla globalizzazione neo liberista, ormai contestata anche dalle nuove destre.

Le divisioni non sono più ammesse, la sintesi non è più rinviabile: ci dichiariamo impegnati a lavorare verso questi obiettivi, perché convinti che queste due grandi sfide del futuro vadano affrontate nel loro indissolubile intreccio.

Non ci rassegniamo a pensare che in Europa si continuerà sulla strada dell’implosione e dell’impoverimento ai margini di una globalizzazione che produce le contraddizioni di cui siamo testimoni; che possano prevalere scelte di segno radicalmente diverso sia da quelle dell’austerità iniqua e regressiva dei liberisti, sia da quelle dell’egoismo classista dei nazionalisti.

Ci siamo, daremo il nostro supporto attivo nei limiti delle nostre possibilità e delle nostre prerogative al fianco di chi vorrà organizzare, rendere vivo e accogliente questo spazio. Sin da ora.