Per un'Università antifascista e democratica!

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Negli ultimi mesi, nella cittadinanza barese è emerso un bisogno di contrasto alla politica dell’odio che sta monopolizzando il dibattito pubblico. Così è cominciato un percorso tra le parti sociali della nostra città, che più volte in questi mesi si sono unite e hanno riempito le strade, confrontandosi, portando rivendicazioni di uguaglianza e giustizia sociale. La sera di venerdì 21 settembre centinaia di cittadini sono scesi tra le vie del quartiere Libertà, i cui problemi sociali vengono costantemente strumentalizzati dalla politica.


Un corteo pacifico, il cui messaggio di solidarietà ed accoglienza, però, non è condiviso universalmente: al termine di esso, infatti, una residente del quartiere, in quanto donna di colore, si è ritrovata a temere per la sua sicurezza e quella della sua bambina per la presenza di una squadraccia di CasaPound appostata nei pressi di via Eritrea. In suo supporto, altri quattro manifestanti si sono offerti di accompagnarla nel tragitto. Uno spontaneo gesto di solidarietà che però è costato proprio a loro l’aggressione fisica da parte dei militanti neofascisti, armati di mazze, cinghie e tirapugni.


Una violenza connotata dalla volontà di soffocare, spaventare, chi la pensa diversamente, esprimendo chiaramente la natura fascista degli aggressori. Non un attacco a singole persone ma all’intera cittadinanza democratica, che coralmente ha risposto con l’arma più forte di cui possiamo dotarci contro i fascismi: l’aggregazione e il confronto. In questo spirito, mercoledì 26 settembre tantissimi studenti si sono riuniti in assemblea nell’Ateneo dell’Università di Bari, e invitando l’amministrazione dell’università stessa a confrontarsi con la comunità studentesca in quella sede. Amministrazione dalla quale, però, non si è ricevuta alcuna risposta.


La voce di quanti hanno partecipato all’assemblea del 26 settembre esprime un messaggio chiaro: in quanto istituzione repubblicana, l’Università ha ruolo fondamentale nella garanzia e nella tutela delle libertà costituzionali. E prima ancora della sua figura istituzionale, la democrazia è un valore fondamentale nella costruzione di nuove conoscenze: il processo di ricerca non può esserci senza la libertà, la volontà di confrontarsi con l’altro da sé, di abbattere differenze e pregiudizi. Far vivere l’Università come antifascista, quindi, significa assolvere ai suoi principi cardine.



Ma in una fase in cui il terrore nero torna nelle strade sempre più di frequente, le posizioni da prendere non sono da dare per scontato: è quanto mai necessario che l’Amministrazione Universitaria condanni pubblicamente la violenza fascista. Per le stesse ragioni, richiediamo che l’antifascismo venga inserito tra i valori dell’Università degli Studi di Bari all’interno dello Statuto di Ateneo, e venga dichiarato il patrocinio permanente e incondizionato a iniziative relative ad antifascismo.

Va inoltre reso inequivocabile che non c’è posto per nessun tipo di oscurantismo nel mondo della conoscenza, attraverso il divieto di concessione di spazi e patrocini ad eventi con presenza di associazioni neofasciste o posizione lesive della dignità degli esseri umani.

L'antifascismo, per sopravvivere ed essere radicato, ha bisogno di vivere in percorsi concreti e non solo sulla carta. Pertanto, riteniamo necessario che l'università costruisca iniziative istituzionali per decostruire i fascismo e porre gli anticorpi per una società democratica forte, attraverso la conoscenza, in confronto e la riflessione sulle realtà territoriali, tra la comunità studentesca, le parti sociali e amministrative, siano esse eventi periodici o moduli specifici inseriti nei piani di studio dei corsi di laurea. Chiediamo inoltre che l’Università non conceda più i propri spazi a chi promuove propaganda d’odio xenofobo, omotransfobico e fascista come già purtroppo accaduto in passato.

 



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