Violazione dell'art. 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo

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A proposito di tutte le problematiche economiche, sociali, politiche e giuridiche relative alle migrazioni umane, denunciamo le istituzioni e gli Stati dell'Unione Europea  per la persistente violazione, in particolare, dell'articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo  (Universal Declaration of Human Rights), che recita testualmente: "1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese" (1. Everyone has the right to freedom of movement and residence within the borders of each State. 2. Everyone has the right to leave any country, including his own, and to return to his country). Violazione, questa, che comporta l'associata grave violazione degli articoli 1, 2, 7, 22, 28 e 30 della stessa Dichiarazione Universale. È, perciò, una palese violazione dell'articolo 13 della Dichiarazione Universale la creazione della "immigrazione clandestina" come fattispecie giuridica e del correlato "immigrato clandestino" come categoria sociale penalmente perseguibile.

            Accusiamo, inoltre, lo Stato italiano di violazione specifica dell'art. 2 della stessa Dichiarazione Universale, in quanto mette in atto una grave discriminazione sociale nei confronti dei migranti attraverso una legislazione discriminatoria che, mentre nega lo ius migrandi a persone bisognose, indigenti e disagiate, lo riconosce a persone facoltose, ricche e agiate, come si evince dal Decreto del Ministero degli Affari Esteri del 12 luglio 2000, che fissa i requisiti e le condizioni per ottenere la cosiddetta residenza elettiva in Italia: "Il visto per residenza elettiva consente l'ingresso in Italia, ai fini del soggiorno, allo straniero che intenda stabilirsi nel nostro Paese e sia in grado di mantenersi autonomamente, senza esercitare alcuna attività lavorativa. A tal fine, lo straniero dovrà fornire adeguate e documentate garanzie circa la disponibilità di un'abitazione da eleggere a residenza, e di ampie risorse economiche autonome, di cui si possa ragionevolmente supporre la continuità nel futuro. Tali risorse dovranno provenire dalla titolarità di cospicue rendite (pensioni, vitalizi), dal possesso di proprietà immobiliari, dalla titolarità di stabili attività economico-commerciali o da altre fonti diverse dal lavoro subordinato. Al coniuge convivente, ai figli minori, ai figli maggiorenni conviventi ed a carico, ed ai genitori conviventi a carico del titolare di visto, potrà essere rilasciato analogo visto solo a condizione che le suddette capacità finanziarie siano adeguate. Tali risorse, comunque non possono essere inferiori al triplo dell'importo annuo previsto dalla Direttiva del Ministro dell'Interno 1 marzo 2000, recante definizione dei mezzi di sussistenza per l'ingresso ed il soggiorno degli stranieri nel territorio dello Stato. Anche al coniuge convivente, ai figli minori ed ai figli maggiorenni conviventi ed a carico, potrà essere rilasciato analogo visto, a condizione che le suddette capacità finanziarie siano giudicate adeguate anche per quest'ultimi. Una volta che lo straniero ha fatto regolare ingresso in Italia,  dovrà, entro 8 giorni, presentare apposita richiesta di permesso di soggiorno".

            Dal punto di vista burocratico, si specifica, quindi, la documentazione da esibire: "PERMESSO DI SOGGIORNO PER RESIDENZA ELETTIVA (art. 11 DPR 394/99 e succ. mod.; Decreto Ministero Affari Esteri 12 luglio 2000): a) Istanza compilata e sottoscritta dall'interessato (Moduli 1 e 2); b) Fotocopia di tutto il passaporto o di altro documento equipollente (vedi tabella n°4); c) Fotocopia della documentazione attestante il possesso: di ampie risorse economiche, da proprietà immobiliari o da qualsiasi altra fonte lecita diversa dal lavoro, o dal percepimento nel territorio di assegni di pensioni o vitalizi italiani o riconosciuti dalle Autorità Italiane".

 

 

 



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