Per i docenti 200 euro in più: equo compenso diverso contratto

0 hanno firmato. Arriviamo a 500.


Chiediamo:

-              un aumento di almeno 200 euro nette a fronte di un nuovo contratto (uguale per tutti i cicli di scuola) di 18 ore (di lezione) + 18 ore (attività funzionali all’insegnamento, da svolgere a scuola, comprensive di tutte le attività accessorie: ricevimenti, consigli di classe e collegi dei docenti, scrutini, aggiornamento) e di una valutazione legata a una progressione di carriera e scatto (per formare il team di middle management scolastico in maniera strutturata e funzionale a un'organizzazione complessa sì ma chiara e moderna quali devono essere oggi le istituzioni scolastiche).

I docenti italiani sono i dipendenti laureati meno pagati di tutta la Pubblica Amministrazione italiana e tra i meno pagati, come docenti, in Europa.

Il contratto italiano dei docenti è tra le cose più fumose e meno chiare che esistano: è un contratto che indica un lavoro di 18 ore di lezione (24 nella scuola primaria) ma in realtà nessun docente ne svolge solo 18. Questo ha comportato e comporta equivoci, dequalificazione, denigrazione per una categoria che tutti riconoscono come vitale per il progresso del Paese ma che subisce un attacco continuo e crescente sia sul piano sociale che sul piano relazionale minando a fondo la sua funzione educativa.

Da sempre è stato tenuto in piedi un “non detto” sindacale riguardo questa categoria: ti chiedo poco ti pago poco, favorito anche dal fatto che, lavorando anche a casa e non essendo conteggiate le ore delle attività aggiuntive che si svolgono a scuola, tutto il lavoro fuori dalle classi risulta indefinito e indeterminato al resto del Paese.

Sarebbe il caso di approfondire se uno dei motivi di tale dequalificazione economica e reputazionale indotta non sia una discriminazione di genere: le donne rappresentano l’85% della categoria, da sempre considerata un lavoro di cura non una professione, soprattutto nei primi gradini del processo educativo.  “Ti chiedo poco ti pago poco, tanto hai un marito e una famiglia di cui occuparti e non ti lamenti”.

Oggi questi ragionamenti non possono accettarsi, per motivi retributivi, poiché si tratta di personale laureato e spesso specializzato o dottorato da cui si deve pretendere un lavoro qualificato e delicato, per motivi economici e perché il lavoro delle donne è pari a quello degli uomini e parimenti deve essere regolato, retribuito e considerato.

Le ultime riforme, al di là del giudizio positivo o negativo che ciascuno ne possa dare, hanno segnato un cambio di passo: maggiori responsabilità, l’aggiornamento obbligatorio, mille attività, legittimamente affiancate alle ore di lezione, esigono una professionalità e un impegno maggiore e sempre più adeguato alle grandi sfide che l’innovazione nel mondo deve affrontare e alle crescenti emergenze educative a cui la Scuola deve tenere testa, se non guidare. Non esiste oggi un docente che lavori solo 18 ore (o solo 24 se è alla primaria), possiamo far emergere quello che è un vero e proprio lavoro nero no9n retribuito, non riconosciuto e uniformare anche il contratto di tutti i docenti a prescindere dal ciclo di scuola visto che si richiedono uguali titoli e uguali responsabilità e impegno crescente?

Il carico di attività funzionali all’insegnamento e alla cogestione delle attività scolastiche si è raddoppiato se non triplicato. Si assiste dunque a un’accettazione di carichi di lavoro che arrivano anche alle 40, 50 ore settimanali a fronte di uno stipendio ridicolo e quasi offensivo sia per la richiesta di lavoro, sia per la qualifica e il ruolo da svolgere.

Chiediamo un contratto dignitoso, la regolarizzazione e l’emersione del lavoro nero, un equo riconoscimento economico e una progressione di carriera. Ti chiedo di più? ti pago di più.

Quello su cui si sono appena accordati sindacati e parti politiche è l’ennesimo pannicello caldo di circa 45 euro nette a contratto immutato che ai docenti e alle docenti non sta bene, non risolve né i problemi economici, né le rinnovate esigenze che la nuova organizzazione scolastica comporta (siamo davanti piuttosto a una dis-organizzazione che genera disagi, malessere e difficoltà di efficienza ed efficacia). 

Non aiuta nemmeno a stimolare la motivazione personale adeguata per un necessario cambio di paradigma: dal considerare il lavoro docente come un lavoro di cura femminile dequalificato, al considerarlo una professione complessa, rispettata, equamente remunerata a cui chiedere legittimamente sia all’ingresso sia in itinere alti livelli di qualificazione e aggiornamento.

Dunque 200 euro nette a fronte di un contratto di 36 ore per tutti da svolgere a scuola con 18 ore (di lezione) + 18 ore (attività funzionali all’insegnamento) e valutazione legata alla progressione di carriera.

Up Sicilia per i docenti italiani

(dopo aver firmato condividete e fate girare, su facebook o su twitter o su whattsapp, se vi va)



Oggi: Up Sicilia conta su di te

Up Sicilia ha bisogno del tuo aiuto con la petizione "Unioni sindacali e Governo: Per i docenti 200 euro in più: equo compenso diverso contratto". Unisciti con Up Sicilia ed 417 sostenitori più oggi.