L'attenzione alle "piccole cose" può cambiarti la vita.

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E’ da diversi anni che sono una utente del Centro Psico Sociale di Saronno. Ci sono “approdata” dopo lunghe peregrinazioni tra Milano, Varese e Como cercando disperatamente la soluzione ai miei problemi depressivi e di ansia. Non avevo fiducia nei servizi pubblici e di conseguenza non mi ero mai rivolta ad essi. Nel tempo, mentre mi facevo seguire a pagamento da uno studio in Milano, il mio medico di famiglia, alcuni colleghi e amici mi hanno suggerito di rivolgermi al CPS (Centro Psico Sociale) suffragando il suggerimento con la propria positiva esperienza.

Così ho conosciuto persone e professionisti veramente eccezionali. Sin da subito mi sono sentita supportata ed accolta nonostante il mio disturbo mi facesse sentire sempre ed in ogni dove inadeguata. Nel Centro sono diventata “persona” tra “persone”. Un ambiente cordiale ed accogliente.

Questo dal punto di vista del fattore “umano” ma non da quello “strutturale”. Ogni volta che d’estate andavo a colloquio, il tempo che restavo nei locali del Centro, sia che fossi in sala d’aspetto che nello studio del medico con il quale avevo appuntamento, nonostante ventilatori un po’ dappertutto, era un continuo sudare. Quando malauguratamente indossavo le scarpe da tennis anziché scarpe aperte mi ritrovavo a camminare sul linoleum bollente del Centro sentendo ad ogni passo la gomma delle mie scarpe attaccarsi al pavimento. Non esagero se dico che un giorno di particolare calura cercando di spostare la sedia sulla quale ero seduta non sono stata capace di farlo da seduta ma, alzandomi, l’ho dovuta “staccare” dal pavimento nel quale si erano affossati i piedi. Per non parlare delle volte in cui trovavo il medico come se si fosse fatto da poco la doccia con tutti i vestiti. Capelli e camicia bagnata, completamente spossato. Ma, nonostante questo, sempre con il sorriso (anche per nascondere l’evidente imbarazzo di quella situazione).

Tutto questo dalla mia esperienza di “utente esterno”.Vi lascio immaginare quale sia il disagio di chi lì ci lavora da mattino a sera. I dottori, gli educatori, gli impiegati.

Per non parlare della condizione che devono sopportare i residenti e gli operatori del CRA.

La Comunità riabilitativa alta necessità di Saronno ospita circa una ventina di pazienti che alloggiano al primo piano della struttura che è esattamente sotto il tetto, dove il sole, nei giorni d’estate, batte dalla mattina fino al tramonto. Si può immaginare le temperature che, anche di notte, sono in quei locali.

E da diversi anni l’ASST non interviene per l’adeguamento della struttura alla climatizzazione costringendo operatori, utenti ed ospiti a dover “sopravvivere” in ambienti che , nei mesi estivi, raggiungono più di 40° di temperatura. La struttura è totalmente priva di qualsiasi climatizzazione nonostante l’impiantistica sia già esistente ma che immotivatamente non è stata mai messa in funzione.

Questa situazione, seppur apparentemente marginale, è comune a tutte le strutture di assistenza sociosanitarie del territorio. E' la diretta conseguenza dei tagli generali alla spesa sanitaria e della non sempre ottimale gestione dei fondi a disposizione dell'amministrazione.

Il Direttore Sanitario del CRT (Centro Recupero Tossicodipendenze) di Saronno, qualche tempo fa, ha dovuto far intervenire il 118 perché l'infermiera addetta alla somministrazione dei farmaci è svenuta mentre svolgeva il proprio lavoro. Un calo di pressione dovuto al caldo dell'infermeria. Qualche giorno dopo l'ASST ha fornito il Centro di un climatizzatore  portatile tipo "pinguino".

Non stanno meglio le strutture sul territorio di competenza comunale come il C.D.D. (Centro Diurno Disabili). Qui addirittura i "legacci" burocratici hanno costretto i responsabili del Centro a rinunciare ad installare i climatizzatori donati dai privati. Sono stati messi in magazzino in attesa che "qualcosa e qualcuno" si prenda la briga di installarli prima che ruggine e tempo li renda poi inutilizzabili.

Per gli operatori svolgere il proprio lavoro di intervento sul disagio psicosociale in queste condizioni è estremamente difficile e per le comunità ospiti si aggiunge ulteriormente anche il disagio fisico che non giova al miglioramento terapeutico.

Ripeto, può sembrare un problema marginale quello del "clima" in queste strutture pubbliche, ma stiamo assistendo già da diverso tempo ad un continuo privare i cittadini del diritto "alla salute" sancito dalla Costituzione.

Con questa raccolta firme vogliamo sollecitare l’ASST ad intervenire per risolvere il più brevemente possibile questa problematica.

 



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