QUEL LABORATORIO di WUHAN-CINA-

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ARUNDEL ZANI ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a UNA CLASS ACTION e a

Il Wuhan National Biosafety Laboratory è una struttura dove vengono studiati gli agenti patogeni più pericolosi al mondo e c'è chi sospetta che il virus CINESE (COVID-19) possa essere "sfuggito" proprio da lì.

Sia che il CORONAVIRUS (CINESE) sia uscito da questo laboratorio o che si sia propagato dal famigerato mercato degli animali selvatici,in ogni caso la CINA è responsabile di questa CATASTROFE MONDIALE.-

E come tale ne deve rispondere e risarcire tutti coloro che come me ne hanno avuto un' incalcolabile danno.-

Chiedo,quindi alle ORGANIZZAZIONI PREPOSTE di intentare una CLASS ACTION nei confronti della CINA per un risarcimento per i terribili danni provocati (danni di salute-economici-finanziari-morali...ect…)

Tre virologi cinesi malati a Wuhan nell'autunno 2019. L'informazione diffusa dal 'Wall Street Journal' riaccende i riflettori sul dibattito relativo all'origine del coronavirus Sars-CoV-2 e riporta in primo piano la città cinese considerata l'epicentro della pandemia. «Tre ricercatori dell'Istituto di virologia di Wuhan si sono ammalati a novembre 2019, al punto da richiedere assistenza ospedaliera, secondo un report dell'intelligence degli Stati Uniti - in precedenza secretato - che potrebbe dare ulteriore voce alle richieste sempre più pressanti per un'inchiesta completa» sull'ipotesi «se il virus» responsabile di Covid-19 «possa essere uscito dal laboratorio», si legge nell'articolo pubblicato in esclusiva dal quotidiano americano.

"È nato in laboratorio". Lo studio sul Covid ora ribalta tutto
 
Una nuova ricerca scientifica, in via di pubblicazione sulla rivista online, curata dall'università di Cambridge, Quarterly Review of Biophysics Discovery, è destinata a fare rumore, in quanto sostiene che il Covid può essere solamente un prodotto umano. Alcuni estratti dello studio in questione, pari a 22 pagine, sono stati diffusi in questi giorni dal Daily Mail e, dalla lettura dei primi, emerge che il coronavirus può essere stato ottenuto solamente in laboratorio "oltre ogni ragionevole dubbio".

© Fornito da Il Giornale La ricerca in questione, respinta in precedenza da altre riviste scientifiche di prim'ordine, è firmata dall'oncologo britannico Angus Dalgleish, docente presso l'università di Londra nonché ideatore del primo vaccino anti-Hiv, e dal virologo norvegese Birger Sørensen; entrambi detengono quote di capitale dell'azienda farmaceutica di Oslo Immunor, coinvolta nella produzione di un vaccino anti-Covid denominato Biovacc-19, in attesa di approvazione da parte delle autorità sanitarie internazionali.

I due esperti affermano di essere pervenuti alla conclusione per cui il coronavirus sarebbe assolutamente di origine artificiale dopo avere studiato per mesi, sulla base di articoli ritrovati in database e archivi, gli esperimenti effettuati presso l'Istituto di virologia di Wuhan dal 2002 al 2019. Dai loro studi è quindi emerso che l'agente patogeno sarebbe stato creato nel corso di esperimenti di "guadagno di funzione", detti anche mutazioni attivanti. Questi esperimenti, hanno rimarcato gli autori, sono attualmente proibiti in molti Paesi, anche negli Stati Uniti, e consistono nell'alterare il genoma dei virus per ottenerne di più infettivi.

Dalgleish e Sørensen, nella loro ricerca prossima alla pubblicazione, hanno così ricostruito gli avventati passaggi di laboratorio che hanno determinato lo sviluppo e la proliferazione del Covid: partendo da un coronavirus prelevato in una grotta popolata da pipistrelli, gli scienziati cinesi, in collaborazione con delle università americane, avrebbero ottenuto, dopo numerosi tentativi di manipolazione, la nuova proteina "spike", che ha trasformato quel coronavirus naturale nella "chimera" Sars-Cov-2 all'origine della pandemia e che, sostengono i due scienziati, non ha "antenati naturali credibili". I ricercatori del Dragone avrebbero poi effettuato delle operazioni di "ingegneria inversa" sul virus artificiale da loro prodotto, allo scopo di "farlo sembrare un microbo di origine naturale" evolutosi naturalmente da quelli presenti negli organismi dei pipistrelli.

La principale dimostrazione della natura completamente artificiale del Covid sarebbe la catena di quattro e più amminoacidi che caratterizza proprio la proteina spike. L'agente patogeno si legherebbe in modo così saldo, come "un magnete", alle parti caricate negativamente delle cellule umane grazie alla carica positiva posseduta proprio da tali amminoacidi; soltanto che, in natura, sostengono i due luminari, è praticamente impossibile rinvenire una catena formata da tante molecole organiche: "In natura, difficilmente si trovano anche solo tre amminoacidi positivi insieme, dato che si respingono. Quattro è decisamente improbabile. Le leggi della fisica stabiliscono che non puoi avere quattro amminoacidi carichi positivamente di fila. L'unico modo per ottenerlo è se lo produci artificialmente".

La natura innaturale del Covid sarebbe inoltre desumibile dell'andamento della pandemia registrato finora: "Ci si aspetterebbe che una pandemia virale naturale muti gradualmente e diventi più infettiva ma meno patogena, come molti si aspettavano con la pandemia di COVID-19, ma ciò non sembra essersi verificato".

Il documento messo a punto da Dalgleish e Sørensen termina con un duro affondo verso gli scienziati e le autorità cinesi, con i due luminari che accusano i colleghi del Dragone di avere "distrutto, nascosto e contaminato in modo deliberato" i dati e gli appunti, relativi alle manipolazioni sui coronavirus naturali, conservati nei laboratori del gigante asiatico, in modo da "impedire agli scienziati che volevano condividere le loro scoperte di farlo".

La ricerca di Dalgleish e Sørensen, concludono gli autori, deve essere diretta principalmente a rendere chiari alle autorità i rischi delle operazioni di "guadagno di funzione", suscettibili di produrre un incontrollabile impatto deleterio in ambito sanitario, economico e sociale.

 

Uno scienziato militare cinese aveva il vaccino anti-covid già a inizio 2020

08/06/2021      44 minuti fà         AGI

Uno scienziato militare cinese aveva il vaccino anti-covid già a inizio 2020
© Fornito da AGIAGI - Uno scienziato militare cinese, Zhou Yusen, morto nel maggio dello scorso anno, aveva depositato un brevetto per un vaccino contro il Covid-19 già a febbraio 2020. È quanto rivela un'inchiesta condotta dal quotidiano The Australian, che cita documenti di cui è entrato in possesso, e che alimenta i dubbi sulla possibilità che un vaccino fosse stato testato prima che la malattia nota oggi come Covid-19 emergesse pubblicamente.

Lo scienziato dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese collaborava con il Wuhan Institute of Virology, il laboratorio al centro delle speculazioni internazionali riguardanti l'origine del coronavirus Sars-CoV-2: avrebbe presentato il brevetto già il 24 febbraio dello scorso anno, a sole cinque settimane dall'ammissione cinese della trasmissione del virus tra esseri umani, e poche settimane prima di morire in circostanze non chiarite, nel maggio successivo.

Zhou aveva anche legami con gli Stati Uniti, secondo quanto riporta il giornale australiano: era stato in passato ricercatore presso la Scuola di Medicina dell'Università di Pittsburgh, e aveva collaborato con il New York Blood Center prima di entrare nell'Esercito Popolare di Liberazione cinese. In seguito, aveva lavorato a stretto contatto con la virologa più famosa della Cina, Shi Zhengli, la "bat-woman" del laboratorio di virologia di Wuhan - così soprannominata per i suoi esperimenti sui pipistrelli, principali indiziati per la diffusione del coronavirus - che ha sempre sostenuto che il virus non fosse uscito dal suo laboratorio: un rapporto, il loro, che corroborerebbe l'ipotesi di "attività militari segrete" condotte all'istituto di virologia di Wuhan prese in considerazione anche dal Dipartimento di Stato Usa, in una nota del gennaio 2021. 

 

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