Un "Ponte alla Fraternità" in memoria dei senegalesi uccisi a Firenze

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Il 5 marzo 2018, a Firenze, sul ponte Vespucci, un uomo innocente è stato ucciso a colpi di pistola. Si chiamava Idy Diene ed era senegalese come Diop Mor e Samb Modou, assassinati il 13 dicembre 2011, a Firenze, in piazza Dalmazia.

Che l’assassino di Idy sia stato animato o no dalle pulsioni razziste dell’assassino di Diop e Samb, rimane il fatto che questi lutti hanno ferito la comunità senegalese fiorentina e italiana, e provocato dolore, rabbia e paura tra le persone di colore che vivono nella nostra città e nel nostro paese.

I cittadini fiorentini e italiani non dovrebbero limitarsi a manifestazioni di cordoglio transitorie, né a poco visibili forme di commemorazione. Né, tanto meno, focalizzarsi sui danni materiali causati da alcuni manifestanti che sono caduti e sono stati trascinati nella trappola della reazione violenta (contro le cose), o strumentalizzare la rabbia dei connazionali delle vittime convogliandola verso bersagli politici nostrani.

La memoria delle persone ha bisogno delle parole e le parole di persone che le leggano.

Firenze e i nomi dei suoi ponti sono sotto gli occhi del mondo intero: diamo un duraturo segno di solidarietà alla comunità senegalese che vive e lavora in Italia, ribattezzando il Ponte Vespucci.

Perché sia memoria viva, non limitata al ricordo dei morti, ma rivolta senza distinzioni ai vivi, a partire dai senegalesi feriti nel 2011 – Moustapha Dieng, Sougou Mor e Mbenghe Cheike – propongo di chiamarlo “Ponte alla Fraternità” [il Ponte Amerigo Vespucci si trova tra il Ponte alla Vittoria e il Ponte alla Carraia].



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