GIUSTIZIA in-giusta

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Illustrissimo Presidente, siamo con la presente a sollecitare la Sua attenzione in merito a un disegno di legge approvato alla Camera dei Deputati il 28 novembre e che chiediamo venga votato anche al Senato prima della fine della corrente legislatura. Si tratta della proposta di legge sulla modifica del rito abbreviato, licenziata alla Camera con 318 voti favorevoli e 33 contrari. Un voto ampio e trasversale che ben rappresenta e mira a tradurre in provvedimento di legge una necessità sociale ancor prima che giuridica, ossia il principio in base al quale crimini efferati puniti con l’ergastolo,  come gli stupri, le rapine, gli atti di pedofilia seguiti da omicidio, per citare alcuni esempi, non possano accedere al rito previsto dall’art. 438 del codice di procedura penale, che se richiesto dall’imputato va accolto e prevede lo sconto di pena di un terzo. Tale rito, che si decide in fase di udienza preliminare senza dibattimento e istruttoria, oltre a concedere benefici inaccettabili per gli autori di fatti criminali gravissimi, impedisce ai familiari l’accesso alle aule di giustizia, vieta loro di raccontare l’ergastolo del dolore cui sono condannati, di rappresentare al giudice la trasfigurazione e la distruzione della loro vita in sèguito all’omicidio del loro congiunto. Non si tratta, non più, di liberare le aule dei tribunali da fascicoli accatastati e troppo numerosi. Non è una giustificazione accettabile l’utilizzo del rito abbreviato come misura deflattiva se viene abusato per crimini così gravi da comportare non solo l’annientamento della vita della Vittima ma anche quella dei suoi familiari. Le Vittime non sono tutte uguali. E se uno sconto di pena per sfoltire le pendenze giudiziarie può ritenersi accettabile per reati, per così dire, bagatellari, non lo si può accettare per chi stupra e uccide, per chi rapina e uccide, per chi violenta un bambino e lo uccide.
Prima di decidere definitivamente di mettere da parte questo disegno di legge con la consapevolezza che dovrà essere ripresentato e dovrà ripercorrere tutto l’iter legislativo dalle fasi iniziali, ascolti questo appello. Si immagini i volti di madri, padri, figli, privati degli amori delle loro vite. E poi assuma la decisione che più ritiene giusta. Non per il calendario, non per le istituzioni, ma per le Vittime. Solo questo, invochiamo: uno sguardo, rivolto a loro. Di attenzione, e giustizia.

OSSERVATORIO NAZIONALE SOSTEGNO VITTIME



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