Giustizia per Alberto

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Sei anni fa’, nella notte tra il 14 e 15 agosto 2013, mio figlio Alberto Caraceni di 44 anni all’epoca, dopo essere stato aggredito da chi gli aveva rubato la bicicletta e ricoverato cosciente nell’ospedale di  Fuertevenura, è entrato in coma. Frattura della mandibola in tre punti, emoraggia conseguente e successiva anossia su cui l’ospedale non è intervenuto né con trasfusioni, né con la dovuta vigilanza, né col trasferimento ad una struttura ospedaliera più adeguata. Solo constatazione del coma al mattino del 15 agosto e tardivo trasferimento in elicottero a Gran Canaria. Oggi la situazione è questa: per le lesioni crebrali provocate dall’anossia mio figlio è paralizzato alle braccia e alle gambe(necessita di terapie quotidiane pagate da noi), parla male (necessiterebbe di logopedia), vede poco ma, purtroppo, ragiona perfettamente e abbisogna di assistenza totale e continua garantita esclusivamente da me (68 anni) e dal mio compagno di 77 anni. Nella causa contro l’ospedale la perizia del medico legale stabilisce che è stata corretta l’accettazione in ospedale ma non lo è stata la cura. Dopo 6 anni siamo ancora in attesa di un’udienza, di una data per il processo, di un qualche segnale da parte del tribunale... tutto tace, avvocato compreso. La causa contro l’aggressore invece ha visto il tribunale assolvere chi gli ha rotto la mascella perché mio figlio doveva rivolgersi ai carabinieri per recuperare la bici (evidentemente l’aggressore aveva un buon avvocato) nemmeno le spese di dentista. Evidentemente in Spagna i violenti vanno premiati. Evidentemente in Spagna i medici delinquenti non vanno toccati. Per tutto questo chiedo giustizia per mio figlio, per me e il mio compagno che da sei anni non viviamo più e non potremo garantirgli per molto ancora un'esistenza dignitosa