Sospendere il programma 'Porta a porta' e Bruno Vespa dal servizio pubblico

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Lucia è una donna che nove anni fa è stata ridotta in fin di vita a calci e pugni dal suo ex-fidanzato. Il movente? Lucia aveva deciso di lasciarlo. L'uomo viene condannato per tentato omicidio a 8 anni e mezzo ridotti per buona condotta, nonostante tenti, durante l'incarceramento, di commissionare l'omicidio della donna ad un sicario. Persino il sicario decide di denunciarlo, ma l'ex-fidanzato viene assolto e adesso vive a 4km dalla sua vittima, che vive sotto scorta.

'Per Bruno Vespa, il giornalista del Servizio pubblico, che ieri l’ha intervistata a “Porta a Porta” a tarda notte, Lucia “è fortunata, perché è sopravvissuta”. “Lui è innocente”. “A differenza di tante altre donne, è protetta. Non corre rischi.” E ancora: “18 mesi sono un bel flirtino però...” “Era così follemente innamorato di lei da non volerla dividere se non con la morte.” E via, sempre più giù, in un abisso di superficialità e orrore che culmina nella frase della vergogna. “Signora, se avesse voluto ucciderla, lo avrebbe fatto.” Il tutto condito da continui ghigni e risolini e con un tono di squallido, viscido paternalismo con cui non si tratta una bambina di sei anni, figuriamoci una donna vittima di un tentato omicidio che vive nel terrore costante di essere ammazzata.

Se questo è il Servizio pubblico, se questo è un giornalista, se questa è un'intervista normale, allora cominciamo una volta per tutte ad avere il coraggio di dire in faccia alle donne: non denunciate. Perché non vi crederemo. Perché non è violenza, non è odio, non sono (tentati) femminicidi. È solo "troppo amore". Benvenuti in Italia. E non c’è nulla da ridere.'

L'articolo virgolettato è estrapolato da questo blog: http://www.generazioneantigone.it/bruno-vespa-e-quellintollerabile-negazionismo-che-offende-le-donne-vittime-di-violenza/?fbclid=IwAR0i49W8J0tHzsmJDsqoeOIlrrYIcFQfw9MnCgGUuyYLcJRLYXRuWNfE25A