RIVOGLIAMO IL PUNTO NASCITA A BORGOTARO

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NOI, firmatari della Petizione Salviamo l'Ospedale di Borgotaro e sostenitori del Comitato Pro Ospedale di Borgotaro, madri  e padri, nonne e nonni delle nate e dei nati all'Ospedale di Borgotaro, residenti tuttora nella Valtaro e nella Valceno o emigrati in Italia e all'estero, nuovi residenti e tutti gli amici appassionati di queste Valli del Taro e del Ceno,  VOGLIAMO LA RIAPERTURA DEL PUNTO NASCITA DI BORGOTARO, cuore e vita dell'intero Ospedale, che a sua volta è VITA per l'intero territorio dell'Appennino parmense.  Da oltre due anni, abbiamo sostenuto l’esigenza del Punto Nascita nell’Ospedale di Borgotaro, raccogliendo migliaia e migliaia di firme; abbiamo spiegato la necessità assoluta di averlo nella nostra montagna e, nonostante le opinioni tecniche contrarie, abbiamo ribadito la nostra volontà di continuare a nascere nelle alte valli. Settant'anni di nascite presso l'ospedale Santa Maria di Borgotaro sono un periodo sufficiente ad una comunità per valutare la validità di un servizio, che si considera adeguato, seppur da aggiornare con i nuovi parametri medici. Deve essere garantita una maggiore sicurezza? Allora VENGA RIAPERTO E RESO SICURO IL PUNTO NASCITA DI BORGOTARO! Occorre che le Istituzioni locali chiedano al Comitato ministeriale  di rivedere il parere consultivo già espresso, sia alla luce di una più completa precisazione dei dati territoriali e degli elementi necessari per l’assunzione dello stesso parere, sia alla luce dei fatti emblematici di cronaca registrati nelle settimane immediatamente successive alla chiusura di altri Punti Nascita. Quindi, anche alle luce delle ultime emergenze  intervenute in quel di Pavullo e dei gravissimi disagi e insicurezze che stanno sopportando le famiglie della Valtaro e Valceno, l’Ospedale Santa Maria di Borgotaro deve essere considerato centrale per la gestione dell'emergenza-urgenza in tutte le alte Valli del Taro e del Ceno. Infatti, il servizio di Elisoccorso, che è stato garantito come strumento di “sicurezza”, non potrà svolgere servizi di emergenza-urgenza per le gestanti in travaglio, come è emerso dalle disposizioni vigenti, e dunque in questi casi non potrà in alcun modo ridurre i tempi di percorrenza delle abissali distanze, che invece dovranno essere sempre ricoperte dalle ambulanze, in qualsiasi condizione atmosferica, e con tempi di percorrenza che superano quasi sempre i 60 minuti, ma che sono di 90-120 minuti per tantissime località. Occorre, poi, tener conto che il servizio di Elisoccorso non potrà essere disponibile per le giornate di particolari avversità atmosferiche e che il 118 è unico per tutti i Comuni dell’Alta Valtaro. In queste condizioni il rischio che si possa frequentemente compromettere la tenuta del servizio di emergenza-urgenza è del tutto realistico, con immediate ripercussioni sulla sicurezza! E le giovani donne di questa montagna, di Santa Maria del Taro, di Anzola o di Santa Giustina, che abitano a 110 o 120 chilometri dall'ospedale di Vaio di Fidenza, quale altro messaggio possono ricevere se non quello di dover sacrificare l’irrinunciabile vocazione alla maternità o il loro sacrosanto diritto di far nascere il proprio figlio nel suo contesto naturale? Quei fatti drammatici, che sono purtroppo già capitati nei giorni recenti a Pavullo, possono lasciare serena e tranquilla una futura madre, con queste distanze da far paura? E qui siamo coinvolti tutti: giovani donne e mariti, madri e padri, nonne e nonni. Tutta la Comunità vive e rinasce nella nascita di una nuova vita! Se vinciamo questo confronto si rafforza la speranza di continuare a vivere qui! Ecco perchè questa causa ci sta così a cuore! 



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