RIAPRIAMO LE SCUOLE.. IN PRESENZA

RIAPRIAMO LE SCUOLE.. IN PRESENZA

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Quando arriverà a500 firme, questa petizione avrà più possibilità di essere inserita tra le petizioni consigliate!

Bruna Puglisi ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a STATO REGIONI COMUNI

LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI
La presente lettera aperta è redatta e sottoscritta genitori di allievi della scuola primaria pubblica e parificata  e ha la finalità di porre all’attenzione delle autorità competenti, al pari ed in affiancamento alla petizione firmata da 250 genitori della scuola RICASOLI ed indirizzata al Sindaco e all’Assessore all’Istruzione pro tempore, la questione relativa alla sorte dei bambini e dei ragazzi della scuola dell’infanzia, della scuola primaria, delle medie inferiori e superiori, lasciati a casa da scuola oramai a far tempo dal 24 febbraio 2020.
La decisione di promuovere e affiancare l’iniziativa presa dai genitori della RICASOLI nasce anche dalla evidente necessità di dare voce al sempre più crescente numero di genitori che con il progredire della fase 2 non reputano soddisfacente e sufficiente le dichiarazioni di intenti delle autorità anche locali nell’affrontare la questione “riapertura scuole”.
Si sottolinea, con rammarico, come già evidenziato dai genitori della RICASOLI, che in nessun provvedimento adottato dal Governo, nella forma del d.l. o del d.p.c.m. nel corso sia della fase 1 che della fase 2 della pandemia e nonostante l’intervenuta riapertura di tutte le attività economico – produttive a far tempo dal 18 maggio 2020, si è fatto riferimento ai bambini e ai ragazzi, al loro diritto allo studio tutelato dalla Costituzione agli articoli 33 e 34 che deve prevedere necessariamente un rientro a scuola nella sua configurazione ordinaria.
Con l’ingresso della fase due il silenzio delle autorità sul tema anche dalle Autorità locali si fa sempre più assordante.
Infatti, ad oggi alle famiglie non è stata data alcuna rassicurazione, né indicazione certa sui tempi di riapertura della scuola ordinaria e sulla sorte della scuola estiva.
La lettera di risposta alla petizione portata avanti dai genitori della Ricasoli, fornita dal Comune in data 15 maggio 2020 costituente sempre generica dichiarazioni di intenti e, in mancanza di un progetto concreto, non può considerarsi soddisfacente.
Tale sostanziale silenzio unito all’articolo recentemente pubblicato da “LA STAMPA” sempre in data 15 maggio 2020 da cui risulterebbe che secondo uno studio effettuato dal Politecnico di Torino, è da escludere la possibilità di riapertura a Settembre 2020 della scuola ordinaria e la necessità di continuare con le modalità telematiche di insegnamento sta gettando i genitori e le famiglie in un sempre più profondo sconforto.
Infatti, tale modalità di insegnamento non può essere in nessun modo accettata, come modalità di apprendimento ordinario, dai genitori e da una società democratica che mette al centro l’individuo.
Si evidenzia inoltre, che tale modalità telematica ha già mostrato tutti i suoi limiti.
In primis, si evidenzia che stando ai dati ora raccolti solo l’82% delle scuole ha attivato l’insegnamento da remoto e solo il 54% degli alunni è riuscito ad accedere a tale modalità didattica soprattutto per ragioni di natura economica.
Infatti, molte famiglie non si sono potute permettere l’acquisto di pc, l’attivazione del wi-fi e l’acquisizione di tutta la strumentazione tecnologica necessaria per effettuare l’accesso da casa.
Senza contare che molte scuole ed insegnanti si sono trovati impreparati a gestire la situazione di emergenza.
Si aggiunge che dai sondaggi di skuola.net i 54% dei ragazzi non è soddisfatto della DAD e lamenta disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione.
Senza contare che la DAD ha fortemente penalizzato le famiglie con figli con disabilità certificata, facendo gravare sulle stesse tutto il peso della gestione didattica dei bambini, senza il supporto degli insegnanti di sostegno e di tutta la rete socio -sanitaria e assistenziale garantita dalla legge con grave violazione dell’art. 3 della Costituzione.
Si evidenzia, inoltre, che l’utilizzo della tecnologia da remoto implica ed implicherà con la riapertura di tutte le attività lavorative per almeno uno dei due genitori (tendenzialmente la madre) di scolari di età compresa tra i 6 anni e 14 anni, la necessità di rimanere a casa per assistere il figlio nella lezione telematica con gravi ripercussioni sulla occupazione soprattutto femminile, nel breve e lungo periodo.
Preme evidenziare, inoltre, che presumibilmente molte famiglie per evitare di affrontare rischi inerenti l’occupazione che verrebbero ad incidere negativamente sul reddito famigliare, molto probabilmente faranno riferimento, per l’accudimento dei figli ai nonni, vanificando gli intenti governativi di tutelare le fasce più fragili della popolazione (sempre che i bambini siano veicolo di contagio, fatto smentito da studi epidemiologici portati avanti dal Prof. Crisanti, cfr articolo pubblicato in data 21/04/2020 su “Globalist syndication”).
La preoccupazione di noi genitori firmatari della lettera aperta, al pari dei genitori della Ricasoli, rispetto alla prospettiva di prosecuzione della DAD, si estende anche e soprattutto alla salute psico-fisica dei bambini e dei ragazzi.
Si evidenzia che in diversi programmi sono intervenuti esperti tra cui il noto Prof. Crepet (vedi intervista a RadioRadio del 08/05/2020) che hanno messo in evidenza che la scuola deve soddisfare anche la naturale esigenza dei bambini e dei ragazzi di socialità e che un abuso ed un utilizzo prolungato del mezzo telematico potrebbe avere, con ragionevole certezza, gravi ripercussioni sulla salute ed equilibrio psico - fisico degli alunni che per utilizzare le parole usate dal prof. Crepet, rischiano di essere trasformati in “autistici digitali”.
Pertanto, con la presente lettera aperta segnaliamo che in nessun modo si accetterà una prosecuzione ad oltranza di tale modalità di insegnamento, più adatto al mondo adulto e universitario, ma non certo alla scuola primaria e secondaria, dove i bambini ed i ragazzi devono necessariamente passare per l’esperienza della socializzazione, della interazione anche e soprattutto fisica con i compagni e gli insegnanti.
Non si comprende neppure come mai, oggi che si assiste ad un netto calo dei contagi, dei ricoveri in terapia intensiva, ad una diminuzione costante dei decessi e ad un aumento dei guariti, si taccia anche sulla riapertura dei centri estivi, quando sono giunti suggerimenti anche da parte di Coldiretti (cfr. articolo del 03/05/2020 pubblicato su “la tecnica della scuola”) che ha indicato le fattorie didattiche come possibile luogo di socializzazione e quando appare evidente che il bel tempo e la stagione calda permetteranno la realizzazione di attività all’aperto che diminuiranno di gran lunga il rischio di contagio.
E’ triste assistere alla riapertura di ogni attività, vedere nuovamente la gente in giro mentre i propri figli, di soli 6-14 anni, sono chiusi in casa davanti ad un pc. per almeno 3-4 ore al giorno, cui devono aggiungersi tutte le altre ore trascorse davanti alla televisione.
Si ribadisce pertanto che non può essere accettata la prosecuzione ad oltranza della didattica a distanza, tenuto conto non solo dell’uscita evidente del Paese dall’emergenza COVID ma, altresì, della graduale riapertura di tutte le scuole, di ogni ordine e grado, in quasi tutti i Paesi Europei ivi inclusi quelli più colpiti.
Si auspica, inoltre, che l’ampliamento dei reparti di terapia intensiva, la predisposizione in questi mesi di protocolli di cura risultati efficaci (tra cui il plasma), l’assistenza mirata e tempestiva dei pazienti da parte dei medici di base nell’ultimo periodo, il rispetto delle regole di distanziamento sociale, possa scongiurare la ricaduta in una fase di crisi acuta, che potrebbe giustificare la ricaduta in un lock - down e la compressione di diritti di natura fondamentale, quali quello allo studio dei nostri bambini e ragazzi.
Da ultimo ma non meno importante, si segnala la preoccupazione degli scriventi genitori circa la prospettiva e probabile decisione inerente l’uso prolungato di dispositivi di protezione facciale per bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni. Infatti, è stata segnalata da esperti la alta probabilità di insorgenza nei bambini di alcalosi acuta, da uso prolungato della mascherina per inalazione di anidride carbonica in eccesso e la concreta probabilità di esposizione dei piccoli a svenimenti e perdita di coscienza.
Si insiste pertanto a che le scuole, la Circoscrizione, il Comune e la Regione aprano tavoli di confronto con le famiglie, per discutere e trovare soluzioni organizzative ed educative idonee che rispondano all'interesse dei bambini e dei ragazzi, tenuto conto del decorso della pandemia. Non è più a questo punto dell’anno e decorsi 3 mesi dal lock-down possibile lasciare nell'incertezza famiglie e minori con la prospettiva di prorogare una scelta didattica anomala e non condivisa dai più.
E’ tempo pertanto di mettere in campo idee e progetti per garantire ai bambini e ragazzi soluzioni educative e formative sia per il periodo estivo che per la riapertura delle scuole a settembre. Si implementino le strutture, si assumano insegnanti anche a tempo determinato per fare fronte “all’emergenza COVID”, si utilizzino le strutture esistenti come palestre, spazi aperti e laboratori, per lo svolgimento delle lezioni, nel caso in cui si dovessero dividere le classi in più gruppi, si pensi ad allestire scuole “mobili” si estenda eventualmente la frequenza al sabato. Si pensi alla creazione di liste di genitori disponibili a mettere a disposizione gratuitamente le loro competenze per eventuali lezioni di supporto in caso di carenza del personale docente. Si investa nella scuola!
Si anticipa, in risposta anche alla lettera inviata dal Comune in data 15 maggio 2020, che gli scriventi sottoscirttori saranno disponibili a collaborare con il Governo e quindi le autorità locali sempre e solo nella misura in cui venga previsto un rientro ed un ritorno celere e non oltre settembre 2020 alle modalità didattiche ordinarie con una riapertura delle scuole.
In difetto, potrebbe venire meno il patto sociale che fino ad oggi ha consentito al Governo e agli enti locali di gestire con successo la fase 1 della pandemia.
I Genitori


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