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Statalizzazione delle case famiglia, comunità e erogazione di contributi a famiglie che ospitino minori, insieme a minori poteri di cui gode la figura dell'assistente sociale. Statalizzare significa bloccare per sempre il business.

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Era nata, era nata parecchio tempo addietro una petizione volta alla statalizzazione di strutture chiamate case "famiglia", sorte in sostituzione agli ormai obsoleti orfanotrofi, attraverso una legge del 2001, ma che spesso hanno poco o nulla a che vedere con l'ambiente familiare, al punto che alcuni esperti preferiscono parlare di comunità per minori. Quella petizione morì sul nascere, morì per il totale disinteresse da parte di molti, forse anche increduli di come sia la realtà. Cosa accade: un assistente sociale formula dei giudizi spesso assolutamente opinabili, soggettivi e non necessariamente corrispondenti al vero, in cui dichiara che un genitore o entrambi sono inadeguati e spesso per i motivi più svariati, eccetto l'indigenza, in quanto la legge vieta espressamente che un "minore" possa essere ospitato in comunità esclusivamente per suddetto motivo. Fin qui', direte voi, nessun problema, ci si difende, ma attualmente non esiste un piano di parità tra accusa (i servizi sociali) e la difesa (la famiglia), per cui ciò che viene redatto dall'assistente sociale e/o dal personale facente parte dell'universo servizi sociali è preso quasi sempre per vero e questo alle volte con la complicità di gestori di case famiglia, comunità, ovviamente col coinvolgimento di giudici minorili. Quale risultato si prospetta a fronte di tutto ciò? Il minore, che può essere un bambino ma anche un adolescente, viene "ospitato" a forza in dette strutture contro ogni sua volontà, in quanto non può esprimersi in merito e, col pretesto che questi non deve avere contatti coi genitori, accade qualcosa di semplicissimo: non permettono alla persona ospitata di condurre la stessa vita che conducono i suoi coetanei, quindi non può uscire da solo a farsi una passeggiata, non può usare il cellulare, internet e altre comuni libertà, considerato che ogni struttura ha poi altre regole come ad esempio l'essere costretti a indossare una maglietta anche col caldo soffocante, l'andare a letto alle nove, etc etc, con conseguenze psicologiche che è facile immaginare. Pensate inoltre che se il ragazzo desidera avere contatti coi genitori, gli educatori, spesso considerati soprammobili, visto l'eccessivo potere di altre figure di riferimento quali psicologi e assistenti sociali in primis, non possono agire! devono rivolgersi all'assistente sociale, così come per l'iscrizione a scuola, perché se l'assistente sociale ritiene che il ragazzo non sia adatto all'ambiente scolastico, dovrà studiare in privato, quindi avrà ancor meno vita sociale e anche quando avvengono i rari incontri genitori figli, l'educatore non serve, occorre la presenza dell'assistente sociale, per cui da ciò si evince l'eccessivo potere dato a queste figure, il fatto che il minore non possa essere ascoltato, fatto gravissimo e soprattutto il fatto che esista un forte interesse a ospitare ragazzi in strutture con le più svariate denominazioni, l'interesse a percepire una quota per ogni ospite, quella quota che paghiamo noi contribuenti, per cui chiediamo minori poteri agli assistenti sociali e alle figure annesse, la statalizzazione delle case famiglia al fine di fermarne il business perché dette strutture, se statalizzate, non farebbero più guadagnare qualcuno e in base al numero di ospiti, chiediamo che nel caso in cui un ragazzo debba essere ospitato in tali strutture, possa ugualmente godere delle normali libertà di cui godono tutti i ragazzi, anche nel caso (GRAVE) in cui non possono avere contatti con la famiglia d'origine, chiediamo che in tali strutture avvengano periodici e improvvisi controlli stabiliti per legge, senza necessariamente una segnalazione, chiediamo anche la possibilità che una famiglia possa ospitare un ragazzo a fronte di un cambiamento radicale per quanto riguarda le leggi sull'adozione e l'affidamento e che questa famiglia disponga ovviamente dei requisiti necessari, oltre al fatto che il ragazzo stesso dovrà periodicamente essere ascoltato, mentre l'educatore lavorerà presso la famiglia ospitante o presso la struttura statalizzata e non più privata convenzionata A.S.L e retribuito dal Comune di residenza della stessa, anzichè dagli attuali gestori di strutture di varia tipologia, anche al fine di evitare fenomeni di sfruttamento e/o mancata retribuzione nei confronti degli operatori qualificati, presenti in numero variabile in base al numero degli utenti ospitati nelle comunità. Ciò che viene riportato non giunge dalle varie Barbara D'urso, ma da fatti concreti, reali, da esperienze di chi ha visto, toccato con mano, per cui è tempo di agire! anche dietro le case famiglia con una bella realtà, spesso si nasconde un business attraverso denaro sprecato per poi avere il coraggio di parlare di chiusura delle case famiglia, dietro i sorrisi si nasconde la costrizione a starci, si nascondono giudici e assistenti sociali senza scrupoli, per cui è ora di dire BASTA UNA VOLTA PER TUTTE a questa vergogna!! in altri Paesi evoluti è già stata superata anche la realtà delle case famiglia, ora utilizzate esclusivamente per minori con precedenti penali, in alternativa al carcere. Non puoi stare a guardare!! se lo fai, sarai complice di questo scempio!! certe petizioni hanno funzionato, controllate voi stessi su change!