Le restrizioni alle libertà personali vanno prese sul serio

Le restrizioni alle libertà personali vanno prese sul serio

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MARIO ROSSI ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Stampa Italiana e a

Tutti noi cittadini stiamo facendo enormi sacrifici in questi giorni. Passiamo le giornate in casa neanche stessimo ai domiciliari. Il sacrificio non è inferiore se lo facciamo tutti. Ricordiamolo. Dai ristoratori, i gestori di bar e pub, gli albergatori, e tutte le altre categorie che non possono lavorare causa decreto. Agli imprenditori che hanno dovuto chiudere per attrezzare le postazioni di lavoro alle nuove normative. Infine, agli studenti, che stanno rinunciando a importanti settimane di formazione. Per chi non lo sapesse, le lezioni online non sono paragonabili a quelle classiche, nonostante i proclami e gli entusiastici toni per il distance learning.

Lo abbiamo accettato. Lo facciamo per difendere i nostri concittadini più fragili, come li ha definiti il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma Le limitazioni alla libertà personale sono una cosa seria, e sono giustificate se, e solo se, hanno un impatto provato in termini di contenimento del virus. Mi sembra che ciò si stia già dimenticando. Nella giornata di mercoledì 18 Marzo il governatore della regione Lombardia si è espresso in questo modo: “Tutti i giorni faccio questo appello: amici, lo sto dicendo in modo educato ma tra poco bisognerà cambiare il tono, se non lo capite con le buone: non dovete uscire, dovete stare in casa.” Gli ha fatto eco il Ministro dello Sport: “abbiamo lasciato questa opportunità perché la comunità medico scientifica ci diceva di dare la possibilità a molte persone di poter correre, anche per altre patologie... Però l'appello generale era di restare a casa. Se questo appello non viene ascoltato saremo costretti a porre un divieto assoluto”. Il 19 Marzo ha continuato la ministra Lamorgese: “nuovi divieti se non c’è responsabilità”.

Ora l’intento di questa lettera non è di criticare nessuno, tantomeno il governatore Fontana che sta vivendo una situazione tragica e che ringraziamo per il lavoro svolto. L’intento di questa lettera è ricordare che chi esce di casa, a portare a spasso il cane, a correre o semplicemente a fare due passi e lo fa da solo, stando a una distanza di cinque metri (uno è poco) dagli altri, non infetta nessuno, esercita solamente un suo diritto sancito dalla costituzione. Un diritto che può essere sospeso per ragioni di sanità e in situazioni di emergenza, ma solo nei i limiti in cui tale sospensione è giustificata. Per cui non riusciamo a condividere il pensiero dei Signori Ministri. Considerando anche il fatto che non credo stia a loro stabilire se le altre patologie siano meno gravi del COVID-19.

C’è una maggioranza “rumorosa” di clamori e strepiti per una regolamentazione più stringente, quando probabilmente il livello di restrizioni attuali è già più che sufficiente, ma ciò che manca è un sistema di controllo che possa punire chi viola le regole.  A questo riguardo basta vedere la chiusura dei parchi e delle ville in molte città italiane. Il problema non erano gli sparuti runner che correvano tenendo le distanze di sicurezza, ma le torme di persone che approfittavano del bel tempo per fare pic nic in compagnia. Probabilmente sarebbe stato meglio mettere dei controlli nei parchi, piuttosto che chiuderli.

Concludiamo appellandoci alla razionalità del Presidente del Consiglio, perché non si faccia trascinare in quella che sembra una corsa ad accaparrarsi la simpatia e i voti di persone, giustamente, impaurite. Al presidente della Repubblica e ai presidenti delle due camere, affinché convochino al più presto parlamentari e deputati. La democrazia non si sospende. E ai principali organi di stampa nazionali, affinché riportino anche questo punto di vista sulla situazione.

 

Saluti,

 

Alcuni cittadini Italiani.

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