Il ritorno di Quagliarella al Napoli

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La vicenda della cessione di Fabio Quagliarella dal Napoli alla Juve al centro di accuse di camorra e pedofilia contenute in lettere anonime. È la chiave di lettura che oggi l'attaccante del Torino ha fornito nel corso di un interrogatorio nel tribunale di Torre Annunziata (Napoli) nell'ambito del processo a Raffaele Piccolo, l'agente di polizia postale accusato di essere lo stalker di vip e personaggi in vista della provincia di Napoli, in tutta una decina, tra i quali figura anche lo chansonnier di Capri, Guido Lembo. "Sono convinto - ha detto il calciatore - che la mia cessione alla Juventus sia dovuta a quelle accuse assurde di essere camorrista e pedofilo contenute in una serie di lettere anonime giunte in qualche modo anche al presidente Aurelio De Laurentiis".  

Nessuno immagina che le ragioni di quell'addio son ben altre e allora il nome di Fabio viene associato al numero 71 che nella smorfia indica l'omm ‘e merda, una persona infida e senza dignità. A distanza di sette anni – dopo la denuncia fatta nel 2010 – la vicenda s'è chiusa in tribunale. La verità è venuta a galla, giustizia è fatta. "Scusaci, Fabio", dicono molti adesso.

Nessuno, però, gli potrà mai restituire quel pezzo di vita scivolato via nell'ombra. Perché nell'ombra s'è scusato coi tifosi partenopei quando calciò e segnò un rigore col Toro al San Paolo (ricordate quel gesto verso la Curva che sollevò polemiche?) e poi s'attirò le critiche dei sostenitori granata. Perché nell'ombra il traditore vero era un altro, l'agente di polizia postale che lo aveva raggirato e messo nei guai, ingannato, torturato. E' tutto finito, Quagliarella. FIRMA ANCHE TU QUESTA PETIZIONE AFFINCHÉ QUAGLIARELLA E IL POPOLO NAPOLETANO SI POSSANO RIABBRACCIARE E RIAVVICINARE.



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