Liberiamo Samar Badawi!

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Samar Badawi è ancora viva. La notizia secondo la quale sarebbe stata decapitata è falsa. Una notizia che certamente sta mettendo in serio pericolo la vita di Samar e degli altri arriviste e attiviste incarcerati. In questo momento, con molta probabilità, si trova imprigionata in Arabia Saudita dopo aver già scontato diverse pene.
Per chi non la conoscesse, Samar è un’attivista saudita per i diritti delle donne, sorella di Raif, il blogger condannato a 10 anni di galera e 1000 frustrate per aver aperto un sito web di dibattito sociale e politico. Fu citata in tribunale dal padre per essersi rifiutata di obbedire alle norme legislative che regolano “il sistema di tutoraggio maschile”. Come molti sapranno, in Arabia Saudita la legge prevede che le donne siano poste sotto il controllo di un tutor maschio che in primis sarà il padre o alternativamente qualcuno che ne faccia le veci. I tutor hanno completo potere decisionale nella vita di queste donne tanto che può diventare difficile anche solo tentare di accedere alla sanità senza il consegno del proprio ‘guardiano’.
Le donne saudite cercano di ribellarsi a questa condizione ormai da tantissime lune. Esse chiedono a gran voce di poter decidere per se stesse senza che un uomo, soprattutto estraneo all’ambito familiare, ne comprometta le libertà. Questo chiarisce anche le speculazioni politiche internazionali sul presunto silenzio sociale delle donne saudite: il fatto che una determinata questione non faccia scalpore sui media non significa che non esista.
Samar rispose all’accusa del padre con una contro-accusa: lo citò per aver vincolato la sua persona e ridotto la sua libertà di scelta e di azione.
Samar fu imprigionata e rilasciata poco dopo, e la custodia passò dalle mani del padre a quelle dello zio. Da allora, la giovane e coraggiosa attivista non ha fatto altro che lottare. Dalla disobbedienza sociale che l’ha vista una tra le prime donne ad essersi messa al volante nel 2011 e ad aver sollecitato altre donne a fare la stessa cosa, a ulteriori denunce per non essere stata ammessa alle elezioni come votante e per aver visto rifiutata la sua richiesta di patente.
Samar, dal primo di agosto, si trova nuovamente in galera insieme ad un’altra decina di attivisti. E da ogni parte del mondo si fa pressione affinché l’Arabia Saudita la lasci libera, visto che la detenzione viola i diritti umani.
Tuttavia tutte le notizie in circolazione su una sua presunta morte sono state smentite. È ancora viva e ha ancora bisogno del sostegno internazionale.
Questo atteggiamento violento e grottesco deve essere denunciato a gran voce perché Samar è solo la punta dell’iceberg. Non è la prima e non sarà neppure l’ultima.
Invece di focalizzarci sulle battaglie futili contro un nemico immaginario, dovremmo concentrare le nostre forze per fare la giusta pressione mediatica e per dar peso alla lotta delle donne saudite (una volta per tutte!).
Samar non è un’ideologia ma una donna che attende di conoscere il suo destino.
Con questa petizione vogliamo mettere a fuoco la situazione che queste donne, e questi uomini, stanno vivendo in Arabia Saudita affinché Samar e i suoi colleghi vengano immediatamente scarcerati. Una firma può salvare una vita, può apportare un grande cambiamento. Non chiudiamo gli occhi dinanzi ciò che sta accadendo. Facciamoci portavoce e sensibilizziamo l’opinione pubblica internazionale affinché i soprusi non rimangano impuniti.



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