Referendum Venezia-Mestre: sì o no, non basta. Va progettato il futuro.

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Marco Caberlotto ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Sindaco di Venezia e a

L'indizione del quinto Referendum per la separazione di Venezia e Mestre necessita di un approfondimento analitico, che vada oltre i – legittimi – slogan dei sostenitori del sì e del no. Ci sono aspetti, al di là della propaganda e delle rivendicazioni politiche che ancora attendono di essere chiariti. La questione non merita di essere relegata a una mera indicazione di voto (o di non voto) per partito preso.

Se un gruppo di cittadini ha raccolto le firme per andare al voto per la quinta volta (l'ultima fu nel 2003), tale scelta va rispettata e bisogna capirne le ragioni. Non c'è dubbio che nella nostra Città siano molte le cose che non vanno. Manca, soprattutto, una visione del nostro futuro comune (come aggettivo, non come Ente). Che ne sarà della nostra Città tra 10, 20, 50 anni? Chi la abiterà? Saprà essere attrattiva verso nuovi residenti ed investimenti? Potrà garantire condizioni e servizi per cui sia elevata la qualità della vita, in cui nessuno si senta solo, se in difficoltà?

Se le cose non vanno, o si pensa che potrebbero andare meglio, la risposta non può essere fingere che sia tutto perfetto: una riforma dell'esistente è doverosa. Ma in che termini? È richiesta alla politica cittadina una capacità di risposta, di progettualità del futuro, di lungimiranza. Immaginare la Città del futuro significa traghettare verso cambiamenti “rivoluzionari”, comunicando non solo la meta, ma soprattutto il percorso che conduce alla sua realizzazione, per poterlo condividere ed entusiasmare chi la Città la vive.

Vogliamo capire quale sarebbe l'eventuale criterio della suddivisione del territorio dei due nuovi Comuni, del patrimonio dell'attuale Comune, del suo debito, delle quote delle sue aziende partecipate, del personale. Vogliamo capire come si affronterebbe la gestione della concessione del Casinò, affidata al Comune di Venezia dallo Stato e che porta un flusso di cassa di oltre 20 milioni, con cui si pagano stipendi e spese sociali. Vogliamo capire come si farà a non far pagare di più a chi abita in terraferma il trasporto pubblico (ora la gomma, cronicamente in perdita, è sostenuta dai biglietti turistici dei vaporetti); come si farà a non far pagare di più invece ai veneziani il servizio di asporto dei rifiuti, ben più costoso con il porta a porta e le barche che non con i cassonetti e i furgoncini.

Vogliamo però anche capire come rilanciare grandi opportunità, quali la Città Metropolitana, e come si possa riformare l'esistente senza dividere l'attuale Comune di Venezia, in modo da avere servizi più efficienti per famiglie e imprese e una qualità della vita migliore per i cittadini.

Oltre che capire – abbiamo le nostre idee e le perfezioneremo insieme in questi giorni – vorremmo aiutare a capire, creando consapevolezza. Sentiamo che questo è il momento per lanciare un confronto, un dialogo con la Città che svilupperemo nelle prossime settimane attraverso una serie di iniziative pubbliche.

Senza il timore di scontentare sia i favorevoli sia i contrari alla separazione, ma col sorriso, quello di una comunità unita che pensa consapevolmente al proprio bene non soltanto per l’immediato, ma ancor più per il futuro. La partecipazione nasce dalle occasioni di incontro, le idee dalle persone. Sono convinto che la strada del cambiamento sia necessaria e che gli esiti del confronto debbano diventare patrimonio della futura Amministrazione comunale.

Quale sia l'esito del Referendum, sarà urgente ricucire laddove ci si è divisi, non tanto negli organi elettivi, quanto nella nostra identità, nella nostra forza di rilanciarci innovando e aprendoci al mondo. Diversamente,  non ci resterà che raccogliere i cocci, e nessuno potrà dichiararsi vincitore.

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