STUDIO, OBBLIGATORIO, SULLE PRESENZE ETNICHE E TERRITORIALI

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PREMESSA

L’unità di Italia, al di là di ogni esaltazione storicistica (su ideologie risorgimentali, di invasione e messa in sudditanza di stati autonomi)  non ha mai trovato  coesione di coscienze, nella conoscenza.   Vane sono risultate le eccitazioni emotive/sentimentali, sia della prima guerra mondiale, sia della seconda, sia della resistenza. L’unità etnica e storica ha trovato una qualche sponda nelle emigrazioni meridionali verso il nord italia. Infrangendosi, comunque su pregiudizi, anche rovesci. Esasperandosi nei risentimenti della “questione meridionale”, ieri, nelle autonomie economiche, oggi.

Il problema che emerge è la elusa affermazione di conoscenza delle etnie e dei territori che esse occupavano. Di assimilazione e non di scontro tra culture . Queste  adagiate  in un comodo folklorismo (ad uso quiescente o, viceversa,  ribellistico). Così i calabresi non conoscono  i Liguri e la Liguria.  I veneziani non conoscono i Sanniti e il Sannio. Una unione (o unità di stato, come l’Italia) si poggia sulle diversità.  Ed è onere dello “stato Italia” rendere partecipi i cittadini della conoscenza sulle etnie, sulle quali  si fonda,  e  sulla storia, anche istituzionale e culturale, dei loro territori. Per quella etica della coscienza consapevole che libera da ogni dogmatismo, da ogni preconcetto, da ogni pregiudizio; dei cittadini, gli uni verso gli altri.

PETIZIONE

PER INTRODURRE, NEI CICLI SCOLASTICI, UN CORSO DI STUDIO, OBBLIGATORIO, SULLE PRESENZE  ETNICHE E TERRITORIALI CHE SONO STATE –E SONO- PERTECIPI DELLA COSTITUZIONE DELLO STATO “ITALIA”  

Si voglia introdurre nei cicli scolatici un corso di studio, obbligatorio, sulle  presenze etniche e territoriali che sono state – e sono- partecipi della costituzione della Repubblica Italiana. Sule vicende, sulla cultura, sul pensiero che sono  confluiti nella italianità. Senza limitazioni per ambienti regionali.  In una formazione storica (che può prevedersi  in pubblicazioni, a cura dello stato, di compendi  per ogni singola ”storia”) protesa al profilo di una autentico diritto di cittadinanza. Di una coscienza collettiva di appartenenza. Di un orgoglio operoso in una comunità conosciuta e riconosciuta. Di un superamento del folklore e delle esclusività di “nascita”. Pregiudizi  che, nella conflittualità,  precludo tutti i possibili apporti solidali  delle generazioni future.

comitato fondazione franchini

avv. carmela panariello franchini

               (presidente)



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