Gli scioperi non si processano. In difesa di Aldo Milani (testo in ITA-ENG-DEU-ESP)

0 hanno firmato. Arriviamo a 2.500.


Lo sciopero e la libertà di iniziativa sindacale non sono materia di diritto penale.

In difesa del coordinatore nazionale del Si Cobas Aldo Milani, per il quale a breve si arriverà a sentenza con una richiesta di condanna a 2 anni e 4 mesi.

In difesa dei sindacalisti e dei solidali colpiti dalla repressione.

Da circa dieci anni il mondo della logistica, uno dei settori-cardine dell'economia italiana e mondiale, è attraversato con cadenza quasi quotidiana da scioperi e agitazioni sindacali.

Contrariamente a quanto accadeva nel secolo scorso, quando il movimento dei lavoratori si mobilitava quasi sempre per conquistare leggi e contratti migliorativi rispetto a quelli già esistenti, nella logistica le agitazioni sindacali sono state innescate da uno status quo caratterizzato dalla palese e sistematica violazione dei Contratti Collettivi Nazionali di lavoro e delle più elementari tutele legislative in materia di salario, orari e sicurezza.

Questo movimento, indipendentemente dalla condivisione o meno delle pratiche adottate e dei metodi di lotta e di contrattazione con la controparte, ha avuto due indubbi meriti: da un lato ha restituito diritti e dignità a migliaia di lavoratori (in gran parte immigrati) fino ad allora senza voce, di fatto ridotti a una condizione di semischiavitù, sottopagati, ricattati, soggetti a orari, ritmi e carichi di lavoro inumani, privati del diritto a ferie e malattia, spesso defraudati del Tfr e privi di ogni tutela e/o rappresentanza sindacale; dall'altro ha fatto venire alla luce un fitto e intricato sottobosco di illegalità, evasione fiscale, fallimenti pilotati, speculazioni e infiltrazioni della malavita organizzata, rese possibili da una concorrenza spietata tra grandi, medie e piccole aziende in nome della rincorsa estenuante e senza freni all'abbattimento dei costi. Questo sistema ha trovato nelle cooperative e nelle ampie agevolazioni fiscali e normative previste nella nostra legislazione per questa “ragione sociale”, lo strumento cardine per dar vita a una vera e propria giungla di appalti e subappalti, spesso affidati a cooperative “spurie” le cui modalità operative e di gestione della manodopera ricalcano fedelmente quel sistema del caporalato che il movimento operaio e bracciantile del secolo scorso misero fuorilegge a seguito di lunghe e aspre battaglie sindacali e politiche.

In quest'ottica non è un caso se il nostro ordinamento penale considera tuttora l'intermediazione illecita di manodopera e lo sfruttamento del lavoro nel novero dei “delitti contro la persona e contro la libertà individuale” (art. 603 bis c.p.), prevedendo per questi reati congrue pene, anche se poi è rarissimo vederle effettivamente applicate.

Il movimento dei lavoratori della logistica, estesosi negli ultimi anni a importanti filiere dell'agroalimentare, delle ceramiche, del commercio e dei metalmeccanici, rappresenta oggi uno degli esempi più nitidi di quanto sia sempre più marcata la distanza tra legge formale e legge sostanziale: in questi anni Questure e Prefetture hanno troppe volte affrontato gli scioperi e le agitazioni sindacali (promossi quasi sempre dalle sigle di base SI Cobas e Adl Cobas) trasformandoli in un mero “problema di ordine pubblico”, sottovalutando o ignorando quel contesto di illegalità, di supersfruttamento e di soprusi che porta a tali agitazioni.

Il paradosso di ciò che sta avvenendo è che in tantissime delle principali filiere della logistica, solo grazie a determinate forme di lotta, che in alcuni casi vengono considerate illegali, (blocchi ai cancelli, manifestazioni spontanee che finiscono col bloccare le strade di accesso ai magazzini, scioperi improvvisi) si è riusciti a portare legalità, a far rispettare le leggi dello Stato in materia di diritti sul lavoro, di sicurezza, di rispetto delle normative in materia fiscale e contributiva. Non solo ma in alcune circostanze il lavoro di denuncia fatto da SI Cobas e Adl Cobas di casi palesi di caporalato e di forme di rapporti di tipo schiavistico, ha portato all’apertura di procedimenti giudiziari e anche ad arresti di caporali o di imprenditori privati o legati alle cooperative. In assenza di tutto ciò il mondo della logistica sarebbe ancora un mondo attraversato interamente da illegalità e da organizzazioni criminali.

Questo paradosso si è tradotto in centinaia di cariche fuori ai cancelli, procedimenti penali e amministrativi, fogli di via e DASPO urbani nei confronti di lavoratori e delegati sindacali che nella gran parte dei casi rivendicano nient'altro che il rispetto delle leggi e dei contratti nazionali. Da tale quadro a tinte fosche emerge in maniera sempre più evidente un uso arbitrario, strumentale e unilaterale delle norme del codice penale, teso a schiacciare il dissenso e colpire i settori più oppressi della nostra società: un quadro che rischia di peggiorare ulteriormente con la recente approvazione da parte del governo Conte del DL Sicurezza, il quale, tra l'altro, prevede condanne fino a 12 anni per il reato di “blocco stradale” (e, contestualmente, il rimpatrio immediato per quei lavoratori immigrati che prendono parte a tali iniziative) e i cui effetti immediati sono apparsi già evidenti con la “militarizzazione” di alcune delicate vertenze, come dimostrano i casi emblematici di Italpizza a Modena, della Toncar a Muggiò, e della DHL di Carpiano, dove in questi giorni un impressionante dispositivo di polizia e carabinieri (una decina di blindati più un idrante) è intervenuto per spezzare la protesta operaia contro 4 licenziamenti politici. Altrettanto indicativa è una recente sentenza del tribunale di Milano con condanne fino a 2 anni e 6 mesi contro membri del SI Cobas e del Centro sociale Vittoria per un picchetto di alcuni anni fa, avvenuto senza alcuna tensione, tant'è che lo stesso p.m. aveva chiesto l'assoluzione per tutti gli imputati, per non parlare delle centinaia di denunce inoltrate nei confronti di altrettanti lavoratori e attivisti per violenza privata o blocco stradale.

Contro le lotte nella logistica c'è un accanimento repressivo tutto speciale, ma non si tratta, però, solo di questo settore. La lunga vicenda che ha visto FCA licenziare e perseguitare 5 operai di Pomigliano "colpevoli" di avere con tenacia irriducibile denunciato le gravi, e perfino mortali, conseguenze delle politiche aziendali, la sequenza di provvedimenti repressivi contro i movimenti sociali (dal No Tav alle lotte per la casa) e il clima di intimidazione che si sta creando nelle scuole contro chiunque dissenta dalle direttive di revisionismo storico, ci dicono che si vuole mettere in discussione, oltre il diritto di sciopero e le libertà sindacali, ogni forma di conflitto sociale, comunque agìta, nonchè le più elementari forme di auto-difesa dei lavoratori e la stessa libertà di critica e di opinione.

La vicenda giudiziaria che ha colpito il coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani è da questo punto di vista paradigmatica: un militante sindacale di lunga lena, prima arrestato e tenuto per tre giorni in carcere al termine di una trattativa sindacale con l'accusa di estorsione ai danni della famiglia Levoni (imprenditori attivi nel settore delle carni nel modenese e indagati per corruzione), sbattuto in fretta e furia in prima pagina su stampa e media alla stregua di un criminale, e ora alle prese da due anni con un estenuante processo in cui sul banco degli accusatori figurano imprese e cooperative dedite allo sfruttamento intensivo di manodopera immigrata e ultraricattata.

Un processo che, nel corso del dibattimento, ha fatto emergere da un lato il livello di complicità e connivenze tra imprenditoria privata e organi centrali e periferici dello stato, dall'altro la totale estraneità di Aldo Milani alle accuse mosse. A fronte di una situazione che assume connotati grotteschi, nell'ultima udienza il PM è arrivato a richiedere per il coordinatore nazionale del SI Cobas una condanna “ridotta” a 2 anni e 4 mesi, in quanto quest'ultimo meriterebbe l’attenuante di avere agito per un “alto valore morale”, cioè non chiedendo soldi per sé, bensì per i lavoratori licenziati in sciopero” (!!!)...

Al di là del fatto che la vertenza Levoni aveva caratteristiche del tutto simili ad una infinità di altre vertenze nelle quali il compito del sindacato è quello di preoccuparsi di far avere ai lavoratori tutto il dovuto per le retribuzioni arretrate, per TFR e spettanze di fine rapporto ed eventualmente forme di riconoscimenti economici per i lavoratori a fronte di conciliazioni, da parte del PM, si cerca di criminalizzare una normale vertenza sindacale prospettando una condanna molto pesante attenuata dall’alto valore morale.

Questo inedito tentativo di “salvare capra e cavoli” equiparando un sindacalista ad un Robin Hood che “estorce” ai ricchi per dare ai poveri, a nostro avviso costituisce un pericolosissimo precedente giurisprudenziale.

Essendo oramai chiaro anche agli organi inquirenti che Milani non solo non ha estorto soldi ai Levoni al fine di trarne un arricchimento personale, ma non ha messo in atto alcuna pratica estorsiva, agendo invece nel pieno delle sue prerogative di rappresentante sindacale, mettendo in atto forme di lotta e di iniziativa sindacale lecite al fine di impedire il licenziamento di 55 lavoratori, e soprattutto di garantire che a questi ultimi venissero pagate quelle spettanze e quei versamenti contributivi che i datori di lavoro illecitamente si rifiutavano di liquidare, è evidente che una condanna penale nei suoi confronti può aprire una profonda breccia nel nostro sistema di relazioni industriali: se ogni richiesta economica e monetaria a favore dei lavoratori diventa passibile di essere qualificata come reato di estorsione, allora l'esercizio dell'attività sindacale è messo in discussione fin nelle sue fondamenta.

Per questo motivo chiediamo a tutte le forze politiche, sociali e sindacali sinceramente democratiche, agli esponenti del mondo giuridico, accademico, dell'arte, della cultura e dello spettacolo di sottoscrivere questo appello per la piena assoluzione di Aldo Milani dalle accuse intentate e di avviare una campagna per la depenalizzazione totale del reato di “blocco stradale” per ragioni sociali o sindacali e per sancire il divieto dell'utilizzo dei reparti-celere in occasione di agitazioni sindacali all'esterno dei luoghi di lavoro.

 

VERSIONE IN INGLESE

Appeal

The strike and freedom of trade union initiative aren’t matters of criminal law.

In defense of the Si Cobas national coordinator Aldo Milani, for whom a sentence will shortly arrive with a sentence of 2 years and 4 months.

In defense of trade unionists and solidarity affected by repression.

This appeal is addressed to all the exponents of the legal, academic, art, culture and entertainment worlds, and to all the activists who, on the trade union, political and social level, share the text and the purposes, so that they offer their support to Aldo Milani, national coordinator of SI Cobas, unfairly accused of extortion following a cycle of strikes in the meat slaughtering sector in the province of Modena, and against which the PM has requested a sentence of 2 years and 4 months in the process that will will conclude at the end of March, and to all trade unionists and activists affected by the repression, on trial or subject to restrictive measures following strikes and labor unrest.

For about ten years the world of logistics, one of the key sectors of the Italian and world economy, has been crossed almost every day by strikes and labor unrest.

Contrary to what happened in the last century, when the workers' movement was almost always mobilized to win laws and contracts for improvement over those already in existence, in the logistics sector the unrest was triggered by a status quo characterized by a clear and systematic violation of Collective Agreements National workplaces and the most elementary legislative protections regarding wages, timetables and security.

This movement, regardless of whether or not it shared the practices adopted and the methods of struggle and bargaining with the other party, had two undoubted merits: on the one hand it restored rights and dignity to thousands of workers (mostly immigrants) until then voiceless, in fact reduced to a condition of semi-slavery, underpaid, blackmailed, subject to inhuman schedules, rhythms and workloads, deprived of the right to leave and sickness, often defrauded of severance pay and deprived of any protection and/or union representation; on the other hand it has brought to light a thick and intricate undergrowth of lawlessness, tax evasion, piloted bankruptcies, speculation and infiltration of organized crime, made possible by fierce competition between large, medium and small companies in the name of the grueling and unbridled chase to reduce costs. This system has found in the cooperatives and in the wide fiscal and regulatory facilitations provided for in our legislation for this "business name", the key instrument to give life to a real jungle of contracts and subcontracts, often entrusted to "spurious" cooperatives whose operational and labor management methods faithfully follow the system of illegal hiring that the labor and farm laborers of the last century outlawed as a result of long and bitter trade union and political battles.

In this context, it is no coincidence that our penal system still considers illicit labor intermediation and the exploitation of labor in the category of "crimes against the person and against individual freedom" (art. 603 bis of the Criminal Code), providing for these punishments adequate sentences, even if then it is very rare to see them actually applied.

The logistics workers movement, extended in recent years to important agribusiness, ceramics, trade and metalworking industries, is today one of the clearest examples of how the distance between formal law and substantive law is increasingly marked: in these years Police Headquarters and Prefectures have too often faced strikes and labor unrest (almost always promoted by SI Cobas and Adl Cobas) transforming them into a mere "problem of public order", underestimating or ignoring that context of illegality, super-exploitation and abuses that leads to such unrest.

The paradox of what is happening is that in many of the main supply chains of logistics, only thanks to certain forms of struggle, which in some cases are considered illegal, (blocks at the gates, spontaneous demonstrations that end up blocking the access roads to the warehouses, sudden strikes) it was possible to bring legality, to enforce the laws of the State in the field of labor rights, security, compliance with tax and social security regulations. Not only that, but in some circumstances the denunciation work done by SI Cobas and Adl Cobas of cases of illegal hiring and forms of slave-type relations led to the opening of judicial proceedings and also to arrests of foremen or private entrepreneurs or related to cooperatives. In the absence of all this the world of logistics would still be a world crossed entirely by illegality and by criminal organizations.

This paradox has translated into hundreds of police charges outside the gates, criminal and administrative proceedings, street documents and urban away sheets against workers and trade union delegates who in most cases claim nothing but the respect of national laws and contracts.

From this bleak picture emerges, in an increasingly evident manner, an arbitrary, instrumental and unilateral use of the norms of the penal code, aimed at crushing dissent and hitting the most oppressed sectors of our society: a framework that risks worsening further with the recent approval by the Government of the Count Security DL, which, among other things, provides for sentences of up to 12 years for the crime of "road blockade" (and, at the same time, immediate repatriation for those immigrant workers who take part in these initiatives) and whose immediate effects were already made clear with the "militarization" of some delicate disputes, as shown by the emblematic cases of Italpizza in Modena, of the Toncar in Muggiò, and of the DHL of Carpiano, where in these days an impressive pack of police and carabinieri (a dozen armored vehicles plus a hydrant) intervened to break the workers' protest against 4 political layoffs. Equally indicative is a recent sentence by the Milan court with sentences of up to 2 years and 6 months against members of SI Cobas and the Vittoria Social Center for a picket a few years ago, which took place without any tension, so much so that the same prosecutor had demanded acquittal for all the defendants, not to mention the hundreds of complaints made against as many workers and activists for private violence or road blockade.

Against the struggles in logistics there is a very special repressive fury, but it is not, however, only this sector. The long story that saw FCA sack and persecute 5 Pomigliano workers "guilty" of having denounced the serious and even deadly consequences of corporate policies with irreducible tenacity; the sequence of repressive measures against social movements (from the No Tav to the struggles for housing) and the climate of intimidation, that is being created in schools against anyone who disagrees with the directives of historical revisionism, tells us that they want to question, in addition to the right to strike and trade union freedoms, every form of social conflict, in every way it is practiced, as well as the most basic forms of self-defense of workers and the freedom of thought and criticism.

The judicial case that struck the SI Cobas national coordinator Aldo Milani is paradigmatic from this point of view: a long-term union activist, first arrested and held for three days in prison at the end of a union negotiation on extortion charges to the detriment of the Levoni family (entrepreneurs active in the meat sector in the Modena area and under investigation for corruption), hastily beaten on the front page of the press and media in the same way as a criminal, and now struggling for two years with a grueling trial in which enterprises and cooperatives, dedicated to the intensive exploitation of immigrant and ultra-concealed labor, sit on the bench of the accusers.

A process that, during the trial, brought out on the one hand the level of complicity and connivance between private entrepreneurship and central and peripheral organs of the State, on the other the total extraneousness of Aldo Milani to the accusations made. In the face of a situation that takes on grotesque connotations, in the last hearing the PM came to request for the SI Cobas national coordinator a "reduced" sentence of 2 years and 4 months, as the latter deserves the mitigation of having acted out of a "high moral value", that is, not asking for money for themselves, but for workers dismissed on strike "(!!!) …

Beyond the fact that the Levoni dispute had characteristics very similar to an infinite number of other disputes in which the task of the union is to worry about having the workers have all the due for back wages, for severance indemnity and severance pay and possibly forms of economic recognition for the workers in the face of conciliations, on the part of the PM, an attempt is made to criminalize a normal labor dispute, envisaging a very heavy sentence mitigated by the high moral value. This unprecedented attempt to "reconcile the goat and the cabbage" by equating a trade unionist with a Robin Hood that "extorts" the rich to give to the poor, in our opinion constitutes a very dangerous jurisprudential precedent.

Being now also clear to the investigating bodies that Milani not only did not extort money from the Levonis in order to enrich himself, but he did not put into practice any extortion, instead acting in the full of his prerogatives as a trade union representative, putting in place forms of fight and legitimate trade union initiative in order to prevent the dismissal of 55 workers, and above all to guarantee that the latter were paid those fees and those contribution payments that employers unlawfully refused to liquidate, it is clear that a criminal conviction against him can open a deep breach in our system of industrial relations: if every economic and monetary request in favor of workers becomes liable to be classified as a crime of extortion, then the exercise of trade union activity is questioned even in its foundations.

At the same time, we ask all the sincerely democratic political, social and trade union forces, the exponents of the legal, academic, art, culture and entertainment world to sign this appeal for the full acquittal of Aldo Milani from the charges brought and to launch a campaign for the total decriminalization of the crime of "road blockade" for social or trade union reasons and to sanction the prohibition of the use of swift-departments on the occasion of labor unrest outside the workplace.

 

VERSIONE IN TEDESCO

AUFRUF

Das Recht auf Streik und auf gewerkschaftliche Organisierung gehören nicht auf die Anklagebank!

In Italien droht dem ersten Vorsitzendem Aldo Milani von SI Cobas zu Unrecht eine Verurteilung zu einer Haftstrafe von zwei Jahren und vier Monaten.

Dies ist ein Aufruf zur Unterstützung von GewerkschaftlerInnen und ihrer UnterstützerInnen die von Repression betroffen sind.

Dieser Aufruf richtet sich an alle, die Aldo Milani, den ersten Vorsitzenden von SI Cobas, unterstützen wollen. Aldo droht aufgrund seiner gewerkschaftlichen Arbeit eine Haftstrafe.

Gegen ihn wurde als Reaktion auf eine Streikwelle im Fleischverarbeitungs- und Schlachtsektor in der italienischen Region Modena Anklage erhoben. Der phantasievolle Vorwurf: Erpressung. Die Staatsanwaltschaft fordert eine Strafe von zwei Jahren und vier Monaten Haft. Der Gerichtsprozess wird voraussichtlich am 13. Mai 2019 zu Ende gehen. Aber nicht nur die Auseinandersetzung in der Fleischindustrie sind Regierung und Kapital ein Dorn im Auge, sondern vor allem auch die von SI Cobas geführten Kämpfe im Logistiksektor. Vorallem dort ist die SI Cobas gut organisiert.

Der Logistiksektor ist sowohl für die italienische als auch die Weltwirtschaft von zentraler Bedeutung. Seit zehn Jahren kommt es in diesem Sektor fast täglich zu Streiks und gewerkschaftlichen Auseinandersetzungen.

Mit der veränderten Rolle der Logistik in der Weltwirtschaft haben sich auch die Auseinandersetzungen verändert. Drehten sich im letzten Jahrhundert die Kämpfe noch darum, bessere Gesetze und Arbeitsbedingungen zu erkämpfen, richten sich die gegenwärtigen Kämpfe zuallererst gegen die offensichtliche und systematische Verletzung von bestehenden Tarifverträgen und Arbeitsgesetzen, sei es im Falle von Löhnen, Arbeitszeiten oder Arbeitsschutz.

Diese Bewegung im Logistiksektor hat ohne Zweifel zwei Errungenschaften erkämpft: erstens, haben tausenden von ArbeiterInnen (zum großen Teil MigrantInnen), die keine Stimme hatten, ihre Würde und ihre Rechte wiedererlangt. Vorher wurden sie bis zum Äußersten ausgebeutet. Sie wurden schlecht bezahlt, waren unmenschlichen Arbeitszeiten sowie Arbeitsbelastungen ausgesetzt, hatten kein Anrecht auf Krankschreibung und willkürliche Kündigungen gehörten zum Alltag. Sie waren durch keine Gewerkschaft oder Interessenvertretung geschützt. Zweitens ist es gelungen die alltäglichen Arbeitsrechtsverletzungen ans Tageslicht und in die Öffentlichkeit zu bringen. Im Zuge dessen wurden auch eine Vielzahl weiterer skandalöser Fälle wie Steuerhinterziehung, vorgetäuschte Insolvenzen, Spekulationen sowie Verstrickungen mit der Mafia, aufgedeckt.

Diese Missstände werden durch das bestehenden Dickicht aus unterschiedlichsten Leiharbeits- und Zeitarbeitsverträgen und Subunternehmen begünstigt. Dies verschärft die systematische Unterwanderung grundlegender Arbeitsrechte, die die Früchte der schweren und langwierigen gewerkschaftlichen und politischen Kämpfe des letzten Jahrhunderts sind.

SI Cobas konnte dank der erfolgreichen Kämpfe im Logistiksektor auch Teile der Agrar-, Keramik- und Metallindustrie organisieren. In den Kämpfen ist die Kluft zwischen formeller Gesetzeslage und tatsächlicher Anwendung des Rechtes immer wieder deutlich geworden. In den letzten Jahren wurde die Polizei immer wieder eingesetzt, um Streiks und Aktionen im Betrieb anzugreifen und zu Kriminalisieren. Die Argumentation war häufig, dass die Arbeitskämpfe in der Logistik, die ‘öffentliche Ordnung stören‘ und deshalb unterbunden werden müssen. Dabei wird ausgeblendet, dass die Ursachen für diese Auseinandersetzung in der systematischen Unterwanderung von Arbeitsrechten sowie einer unersättlichen Ausbeutung und Schikane von ArbeiterInnen liegen. Dies ist ein Angriff auf alle ArbeiterInnen, die ihrem Recht auf Organisierung und Arbeitskampf nachkommen.

Wie widersinnig diese Haltung von Staat und Kapital ist, lässt sich leicht verdeutlichen: unter den gegenwärtigen ausbeuterischen und gewerkschaftsfeindlichen Bedingungen in der Logistik lässt sich nur durch verschiedene Formen des zivilen Ungehorsams im Arbeitskampf, wie z.B. die Blockade von Betriebstoren, spontane Demonstrationen, die Blockade von Zufahrts- und Zulieferwegen und spontanen Streiks ein Mindestmaß an Legalität der Arbeitsverhältnisse erreichen. Die Gewerkschaften kämpfen darum staatlich festgelegte Arbeitsrechte und Instrumente des Arbeitsschutzes überhaupt erst durchzusetzen.

In einigen Fällen haben diese Kämpfe und Anzeigen durch SI Cobas und AdI Cobas überhaupt erst illegale Formen der Beschäftigung sowie von sklavenähnlichen Ausbeutungsverhältnisse öffentlich gemacht. Dies hat zur Eröffnung von juristischen Verfahren sowie Festnahmen von Unternehmern geführt. In den Bereichen, in denen diese gewerkschaftlichen Kämpfe abwesend sind, ist die Logistik noch immer eine von arbeitsrechtlicher Illegalität und organisierter Kriminalität durchzogene Welt.

Dies zeigt sich in hunderten von Polizeieinsätzen, Strafverfahren und ausgesprochenen Aufenthaltsverboten gegen ArbeiterInnen und GewerkschafterInnen. Dabei ging es in den auf diese Art kriminalisierten Auseinandersetzungen im Grunde um nichts Anderes als die Durchsetzung von ohnehin geltenden Tarifverträgen und elementaren Arbeitsrechten.

Diese gewerkschaftsfeindliche Entwicklung setzt sich fort: mit dem neuen Sicherheitsgesetz, das jüngst von der gegenwärtigen Regierung unter dem rechts-autoritären Innenminister Matteo Salvini verabschiedet wurde, werden beispielsweise Straßenblockaden mit bis zu 12 Jahren Haft geahndet. Damit werden gängige gewerkschaftliche Arbeitskampfformen, aber auch die Protestformen anderer sozialer Bewegungen kriminalisiert und die Beteiligten setzen sich der Gefahr unverhältnismäßig hoher Strafen aus. Das neue Sicherheitsgesetz gefährdet zudem unsere migrantischen Kolleg*innen: führen sie Arbeitskämpfe, können sie in Zukunft juristisch dafür belangt werden und sind einer größeren Gefahr ausgesetzt, abgeschoben zu werden. Dies ist angesichts der hohen Anzahl an migrantischen ArbeiterInnen im Logistiksektor und allgemein in prekärer Arbeit zynisch. Ein erstes solches Urteil gibt es bereits: ein Gewerkschaftsaktivist von SI Cobas wurde in Mailand zu einer Haftstrafe von zwei Kahren und sechs Monaten verurteilt. Sein Vergehen: Streikposten stehen.

Staat und Kapital zeigen einen großen Willen zur Repression gegen Arbeitskämpfe in der Logistik. Aber auch andere soziale Bewegungen, wie beispielsweise Kämpfe um bezahlbaren Wohnraum oder Kämpfe gegen unsinnige Großprojekte, wie die Schnellzugverbindung von Turin nach Lyon. Wir befürchten, dass dieser Wille, soziale Bewegungen zu behindern und zu bekämpfen, eher zunehmen wird und eine große Herausforderung für gewerkschaftliche und andere soziale Bewegungen sein wird.

Das Verfahren gegen den ersten Vorsitzenden Aldo Milani von SI Cobas reiht sich in diese Entwicklung ein: er ist seit langem gewerkschaftlich aktiv und er wurde in als Reaktion auf Tarifverhandlungen mit der Unternehmerfamilie Levoni verhaftet. Levoni ist das wichtigste Unternehmen in der Fleisch- und Schlachtindustrie in Modena. Er verbrachte drei Tage in Polizeigewahrsam. Aldo kämpft nun schon seit zwei Jahren in einem langwierigen und kräftezehrenden Prozess gegen die Anschuldigung der Erpressung durch diejenigen, die ihrerseits über Jahre hinweg ungestört ArbeiterInnen und MigrantInnen ausgebeutet und schikaniert haben. Hier stellt sich auch die Frage, auf wessen Seite der Staat in solchen Konflikten steht. Die geforderte Strafe von zwei Jahren und vier Monaten ist laut Staatsanwaltschaft bereits ein reduziertes Strafmaß, dem Angeklagten wird eine „höher gestellte moralische Absicht“ positiv anerkannt.

Selbst der Justiz ist bewusst, dass Aldo Milani kein Geld von der Familie Levoni gefordert hat, um sich selbst zu bereichern, doch daraus folgte bisher keine Konsequenz. Die Wahrheit ist, dass Milani niemanden erpresst hat, sondern in seinem Auftrag als Gewerkschafter die Interessen der ArbeiterInnen vertreten hat und versucht hat, die Entlassung von 55 ArbeiterInnen zu verhindern. Dies spielt vor Gericht aber kaum eine Rolle.

Dies macht die Gefahren dieses Verfahrens für die Gewerkschaften deutlich. Exemplarisch wird hier ein Prozess gegen den Gewerkschafter Aldo Milani geführt – verhandelt wird jedoch das Recht auf gewerkschaftliche Organisierung überhaupt. Sollte die Verurteilung glücken, würde es bedeuten, dass auch zukünftig gewerkschaftliche Forderungen an Unternehmer als Erpressung gewertet werden und mit harten Strafen geahndet werden könnten. Dies wäre ein Angriff auf die Grundfesten gewerkschaftlicher Auseinandersetzungen.

Aus diesem Grund, wenden wir uns an alle politischen, sozialen und gewerkschaftlichen Kräfte, an alle JuristInnen, AkademikerInnen, an diejenigen aus der Welt der Kunst, Kultur, an MedienvertreterInnen mit der Bitte diesen Aufruf und die Petition zu unterzeichnen und die Forderung zu unterstützen, Aldo Milani frei zu sprechen.

 

VERSIONE IN SPAGNOLO

Apelación

La huelga y la libertad de iniciativa sindical no son cuestiones de derecho penal.

En defensa del coordinador nacional de Si Cobas Aldo Milani, para quien pronto llegará una una solicitud de condena de 2 años y 4 meses.

En defensa de los sindicalistas y solidarios afectados por la represión.

Esta Apelación está dirigida a todos los exponentes del mundo legal, académico, artístico, cultural y del entretenimiento, ya todos los activistas que, a nivel sindical, político y social, comparten el texto y los propósitos, para que ofrezcan su apoyo a Aldo Milani, coordinador nacional de SI Cobas, acusado injustamente de extorsión tras un ciclo de huelgas en el sector cárnico en la provincia de Módena, y contra el cual el fiscal ha solicitado una sentencia de 2 años y 4 meses en el proceso que concluirá a fines de marzo, y a todos los sindicalistas y activistas afectados por la represión, en juicio o sujetos a medidas restrictivas luego de huelgas y disturbios laborales.

Desde hace unos diez años, el mundo de la logística, uno de los sectores clave de la economía italiana y en todo el mundo, se cruza casi todos los días por huelgas y agitaciónes sindicales. Al contrario de lo que sucedió en el siglo pasado, cuando el movimiento obrero lo hizo casi siempre se movilizava para ganar leyes y contratos de mejora sobre los existentes, en la logística, la agitación laboral fue provocada por un status quo caracterizado por violación obvia y sistemática de los convenios colectivos laborales nacionales y las más básicas arotecciones legislativas sobre salarios, horarios y seguridad.

Este movimiento, independientemente de compartir o no de las prácticas adoptadas y de los métodos de lucha y negociación con la otra parte, ha tenido dos méritos indudables: por un lado, ha regresado derechos y dignidad a miles de trabajadores (en su mayoría inmigrantes) hasta entonces sin voz, de hecho reducidos a una condición de semi-esclavitud, mal pagados, chantajeados, sujeto a horarios, ritmos y cargas de trabajo inhumanos, privados del derecho de licencia y enfermedad, a menudo defraudados de la indemnización por despido y desprovistos de cualquier protección y/o representación sindical; por otro lado, ha sacado a la luz una gruesa e intrincada. maleza de ilegalidad, evasión fiscal, quiebras pilotadas, especulación e infiltración de la mafia, hecha posible por la feroz competencia entre grandes, medianas y pequeñas empresas en nombre de la carrera agotadora y sin restricciones para reducir los costos. Este sistema ha encontrado en las cooperativas y en las amplias facilidades fiscales y reglamentarias previstas en nuestra legislación para este "razón social", la herramienta clave para dar vida a una verdadera jungla de contratos y subcontratos, a menudo confiados a cooperativas "espurias" cuyos métodos de operación y gestión de la fuerza laboral siguen fielmente ese sistema de contratación ilegal (caporalato) que el movimiento laboral y bracero del siglo pasado ilegalizaron como resultado de batallas sindicales y politicas largas y agrias y políticas.

En esta perspectiva no es una coincidencia que nuestro sistema penal aún considere la intermediación ilicita de mano de obra y la explotación del trabajo en la categoría de “delitos contra la persona y contra la libertad individual "(art. 603 bis código penal), que prevé castigos en proporcion por estos delitos, incluso si entonces es muy raro verlos realmente aplicados.

El movimiento de trabajadores logísticos, extendido en los últimos años a importantes cadenas de suministro de la agroindustria, cerámica, comercio y metalúrgicos, hoy en día representa uno de los ejemplos más claros de cómo la distancia entre la ley formal y la ley sustancial es cada vez más marcada: en estos años, las comisarìas de la policía y las prefecturas se han enfrentado con frecuencia a huelgas y agitaciones sindicales (casi siempre promovido por SI Cobas y Adl Cobas) convirtiéndolos en un mero "problema de orden público", subestimando o ignorando ese contexto de ilegalidad, sobreexplotación y abusos que llevan a tales disturbios.

La paradoja de lo que está sucediendo es que en muchas de las principales cadenas de suministro de logística, solo gracias a ciertas formas de lucha, que en algunos casos se consideran ilegales (bloques a puertas, demostraciones espontáneas que terminan bloqueando las vías de acceso a los almacenes, huelgas repentinas) fue posible traer legalidad, hacer cumplir las leyes del Estado en asuntos de derechos laborales, derechos de seguridad, cumplimiento de la normativa fiscal y de seguridad social. No solo eso, pero en algunas circunstancias el trabajo de denuncia realizado por SI Cobas y Adl Cobas de casos obvios de la contratación ilegal y las formas de relaciones de tipo esclavo llevaron a la apertura de los procedimientos judiciales e incluso arrestos de “corporales” o empresarios privados o cooperativas. En la ausencia de todo esto, el mundo de la logística todavía sería un mundo atravesado completamente por la ilegalidad y organizaciones criminales.

Esta paradoja se ha traducido en cientos de arremetidas policiales fuera de las puertas, procesos penales y ordenes de expulsion dirigidos a trabajadores y delegados sindicales que, en la mayoría de los casos, reclaman nada más que el cumplimiento de las leyes y contratos nacionales.

De esto marco sombrío surge un uso arbitrario, instrumental y unilateral de las reglas del código penal, destinadas a aplastar la disidencia y golpear a más sectores oprimidos en nuestra sociedad: un marco que corre el riesgo de deteriorarse aún más con la reciente aprobación por el Gobierno Conte del decreto ley de Seguridad, que, entre otras cosas, establece condenas hasta 12 años por el delito de "bloque de carretera" (y, al mismo tiempo, repatriación inmediata para aquellos trabajadores inmigrantes que participan en estas iniciativas) y cuyos efectos inmediatos se son hizos evidentes con la "militarización" de algunas cuestiónes pendientes delicadas, como lo demuestran los casos emblemáticos de Italpizza en Módena, de Toncar en Muggiò, y de DHL de Carpiano, donde en estos días un impresionante dispositivo de la policía y carabineros (una docena de vehículos blindados más un hidrante) intervino para romper la protesta de los trabajadores contra 4 despidos políticos. Igualmente indicativa es una sentencia reciente del tribunal de Milán con condenas de hasta 2 años y 6 meses contra militantes del SI Cobas y centro social Vittoria para un piquete hace unos años, que se llevó a cabo sin ningún tipo de tensión, tanto así que el mismo fiscal había pedido la absolución de todos los acusados, por no mencionar de los cientos de quejas presentadas contra tantos trabajadores y activistas por la violencia privada o bloque de carretera.

Contra las luchas en la logística existe una furia represiva muy especial, pero no es, sin embargo, solo en este sector. La larga historia que vio a FCA despedir y perseguir a 5 trabajadores de Pomigliano "culpables" de haber denunciado severamente las graves, y incluso mortales, consecuencias de las políticas corporativas; la secuencia de medidas represivas contra movimientos

sociales (desde el No Tav a las luchas por la casa) y el clima de intimidación que se está creando en las escuelas contra cualquiera que no esté de acuerdo con las directivas del revisionismo histórico, nos dicen que queremos poner discusión, más allá del derecho de huelga y las libertades sindicales, cualquier forma de conflicto social; de cualquier manera lo se haga, así como las formas más básicas de autodefensa de los trabajadores y la libertad de crítica y opinión.

El caso legal que afectó al coordinador nacional de SI Cobas Aldo Milani es de este punto de vista paradigmático: un militante sindical desde hace mucho tiempo, primero arrestado y detenido por tres días en prisión al final de una negociación sindical por cargos de extorsión de la familia Levoni (empresarios activos en la industria de la carne en el área de Módena e investigados por corrupción), apareciò en titulares en gran apuro como un criminal, y ahora luchando durante dos años con un juicio agotador en el que la impresas y cooperativas, dedicadas a la explotación intensiva de mano de obra inmigrante y ultra-chantajeada, aparecen en el banco de los acusadores.

Un proceso que, durante el juicio, ha sacado por un lado el nivel de complicidad y connivencia entre el empresariado privado y los órganos centrales y periféricos del estado, por otra parte la total extranjería de Aldo Milani a las acusaciones formuladas. Ante una situación que toma connotaciones grotescas, en la última audiencia, el fiscal solicitò para el coordinador nacional del SI Cobas una condena "reducida" a 2 años y 4 meses, ya que este último merece la mitigación de haber actuado por un "alto valor moral", es decir, no pedir dinero para uno mismo, sino para los trabajadores en huelga despedidos"(!!!) .…Más allá del hecho de que la disputa de Levoni tenía características muy similares a una infinidad de otras. conflictos en los que la tarea del sindicato es preocuparse por que los trabajadores tengan todo el monto adeudado por pagos atrasados, indemnizaciones por despido y otras de fin de relación laboral y, cuando corresponda, formularios de reconocimientos económicos para los trabajadores frente a las conciliaciones, por parte del primer ministro, tratan de criminalizar una disputa laboral normal con una condena muy fuerte atenuada con un “alto valor moral”.

Este intento sin precedentes de "salvar cabras y coles" al equiparar a un sindicalista con un Robin Hood que "extorsiona" a los ricos para dar a los pobres, en nuestra opinión constituye un muy peligroso precedente jurisprudencial.

Ahora que los organismos de investigación también tienen claro que Milani no solo no extrajo dinero de Levoni para ganar enriquecimiento personal, pero no ha implementado ninguna práctica. extorsión, actuando en cambio en la plenitud de sus prerrogativas como representante sindical, actuando formas de lucha lícita e iniciativa sindical para evitar el despido de 55 trabajadores, y sobre todo para garantizar que se les paguen esas incumbencias y contribuciones que los empleadores se negaron ilícitamente a liquidar, está claro que una condena penal contra él puede abrir una brecha profunda en nuestro sistema de relaciones laborales: si toda demanda económica y monetaria a favor de los trabajadores se convierte en osujeto a ser clasificado como un delito de extorsión, entonces el ejercicio de la actividad sindical se cuestiona a sus propios cimientos.

Por esta razon, pedimos a todas las fuerzas políticas, sociales y sindicales sinceramente democráticas, a representantes del mundo legal, académico, artístico, cultural y del entretenimiento de para firmar este llamamiento a la absolución total de Aldo Milani a partir de las acusaciones hechas y de lanzar una campaña para la despenalización total del delito de "bloque de carretera" por razones sociales o sindicales y para sancionar la prohibición de uso. de salas de rápido movimiento con motivo de disturbios sindicatos fuera del lugar de trabajo.