Servizio civile retribuito per tutti i disoccupati.

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Spunti di riflessione

Siamo in un epoca di cambiamenti così veloci e radicali che mai la storia dell’uomo ha attraversato.

Può la politica governare tale epoca con gli strumenti del passato? Dirvi che ho la risposta oltre che vanità sarebbe stoltezza, ma da molto tempo sto riflettendo su questo aspetto e voglio condividere con voi le mie riflessioni.

Il ruolo della politica, storicamente, oltre a governare la polis (una sorta di mega amministratore di condominio, ci sono da realizzare delle infrastrutture utili, raccolgo i soldi e le realizzo), ha avuto altre funzioni quali la difesa dai nemici esterni, regolare i conflitti interni, guidare la popolazione verso un’immagine di società sognata dai più arguti suoi protagonisti.

Oggi, spesso, la politica è appiattita nella ricerca di soluzioni immediate ai problemi della quotidianità, trascurando quella che, secondo me, è la sua funzione principale, e cioè guidarci verso un futuro che costruisca una società ideale, in cui Giustizia, pari opportunità, sostegno ai più deboli e meritocrazia, siano le principali caratteristiche che la distinguono. Un progetto di futuro che entusiasmi e che sia il riferimento nelle scelte necessarie alla soluzione dei problemi della quotidianità.

Allora, se proviamo ad immaginare questo paese tra 30/40 anni, e lo scenario all’interno del quale esso si collocherà, cosa vediamo? Se proiettiamo le linee di tendenza che oggi vediamo in atto, qual è lo scenario che vediamo?

Io vedo una società in cui il lavoro, come eravamo abituati ad immaginarlo oggi, verrà progressivamente e tendenzialmente tolto all’uomo e affidato agli automi ed ai sistemi di intelligenza artificiale. E se questo fosse vero, con quale strumento si provvederebbe a distribuire la ricchezza, compito oggi affidato prevalentemente al lavoro. Quali i campi dove ancora sarà necessaria la presenza dell’uomo? Sicuramente nelle posizioni di maggiore creatività, di controllo dei sistemi, nelle professioni ad elevato contenuto tecnologico. Nei servizi alla persona, nei campi dove la ripetitività ed il seguire schemi preordinato è scarsa, dove si richiedono capacità di astrazione e di elaborazione liberi da schemi. In due parole, ci sarà lavoro, come lo concepiamo oggi solo per i più preparati ed i più dotati. Ed allora quali soluzioni immaginare per consentire ad ogni uomo una prospettiva di vita idonea all’essere animato più elevato nella gerarchia degli esseri che popolano il pianeta? L’unico essere dotato oltreché di intelligenza anche di una coscienza?

Possiamo consentire che il progresso trasformi la nostra società in una lotta all’ultimo sangue per aggiudicarsi i pochi posti di lavoro disponibili, anziché in una collettività, che liberata dai lavori più ripetitivi o pesanti, consenta ad ognuno di dedicarsi alle arti e ai mestieri più creativi e più degni di una creatura fatta a somiglianza di Dio?

Proverò ad immaginare delle soluzioni alle questioni che più ci separano da questa società ideale.

I padri costituenti ci hanno indicato la strada! L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Pertanto dobbiamo tentare una strada che consenta ad ogni residente di ottenere un lavoro, e con esso dignità, possibilità di ascesa e riscatto sociale, possibilità economiche per consentire a se è alla sua famiglia una vita dignitosa. A fianco agli strumenti classici dell’economia bisogna introdurre strumenti che consentano a chiunque lo voglia un lavoro. Lo strumento che ho immaginato è una rivisitazione del servizio civile. Anziché distribuire reddito, in varie forme, dal Reddito di inclusione a quello di cittadinanza, dalle indennità di disoccupazione alla cassa integrazione, perché non consentire l’accesso a forme di servizio civile che consentano contemporaneamente reddito, vera integrazione in ambienti di servizio e lavorativi, ed anche integrazione sociale, oltre ad avere effetti secondari di non secondaria importanza. Tra questi cito quelli psicologici sulle persone che pur avendo perso il lavoro possono continuare a realizzarsi in attività di grande utilità sociale, oltre ovviamente alla quantità di attività che potrebbero essere svolte da questo esercito di persone: dall’assistenza agli anziani o a persone con disabilità, agli interventi sul territorio, sia urbano che rurale. Contribuendo non solo ad avviare un intervento massivo per messa in salvaguardia del territorio, ma favorendo la crescita in consapevolezza della popolazione su aspetti cruciali ora sottovalutati. Non tutti gli interventi sul territorio richiedono preparazione e professionalità elevate; a volte per evitare catastrofi basterebbe tenere puliti i fossetti di scolo delle acque accanto alle strade, o le griglie della raccolta dell’acqua piovana.

Altri campi di utilizzo della “forza lavoro” così ottenuta può essere utilizzata nell’affiancamento di ragazzi con difficoltà di apprendimento, o più semplicemente nel riattivare i vecchi doposcuola presenti in passato in molti comuni. Tra i candidati al servizio civile troveremo sicuramente molti giovani che, avendo terminato gli studi, sono in attesa del primo lavoro, e che attenderebbero non nell’ozio, ma nell’impegno civile.

Ed in futuro perché non immaginare di poter assicurare ad ogni giovane che ha voglia di confrontarsi con lo studio e la ricerca, strutture in cui possa dedicarsi a tali attività in cambio di impegno e dedizione e senza oneri per le famiglie?

Le risorse necessarie? Innanzitutto un’operazione del genere dovrebbe iniziare per Step, a partire proprio dalla proposta del PD di un servizio civile obbligatorio di sei mesi per i giovani, che consenta di garantire una struttura di base in grado di gestire gli Step successivi. Secondo andrebbero integrate da subito le risorse professionali già disponibili nella Pubblica amministrazione, dalle strutture più tecniche come il genio civile e militare, il corpo docente e sanitario, per la formazione e la guida delle attività che potranno essere programmate, i servizi tecnici dei comuni, delle provincie e delle regioni.

Le risorse economiche sono in parte già presenti nel sistema, ma spese senza ritorno per la collettività: Costi per la REI, la Naspi, parzialmente la CIG (almeno quella a zero ore), finanziamenti per tirocini, che potrebbero essere svolti all’interno del servizio civile. E poi chi contestare be un lieve incremento della pressione fiscale se in cambio avrebbe una serie di servizi oggi agognati , ma irrealizzabili per mancanza di risorse? Vogliamo poi considerare che così facendo si toglierebbe tanta forza di lavoro al mercato del lavoro nero, sommerso o sottopagato?

I servizi di base alle persone ed alla convivenza civile non possono essere affidati al mercato perché ne faccia occasione di business. Il risultato lo vediamo ogni giorno, servizi sempre più scadenti e diritti dei lavoratori impegnati in quei servizi sempre più calpestati!

Pistoia 22/10/2018

Rutilio Renzi

rutilio.renzi@Outlook.it

 

 



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