Vittima di estorsione sta per perdere la casa! Aiutiamolo! Appello al Capo dello Stato.

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Siciliano vittima di estorsione e usura si rivolge al Capo dello Stato: “Aspetto da 16 anni un indennizzo che non arriva. Mi aiuti a non perdere all’asta la mia casa!”

“Chiedo il vostro autorevole intervento per evitare che la mia casa e gli immobili di proprietà dei miei suoceri, non vadano venduti all'asta e, finalmente, sia posta fine alla lunga e travagliata vicenda che mi vede coinvolto, insieme alla mia famiglia. Faccio a Voi l’accorato appello affinché, dopo 16 anni di inaudite e disumane peripezie burocratiche, il Commissario Straordinario per le iniziative antiracket ed antiusura, nonché ogni altra autorità  che abbia seriamente a cuore le sorti di chi, come il sottoscritto,  è rovinosamente incappato nelle maglie dell’usura e dell’estorsione,  siano  riesaminate le richieste di indennizzo presentate all’Ufficio Territoriale del Governo di Caltanissetta e già seguiti da provvedimenti del Commissario Straordinario per le Iniziative Antiracket ed Antiusura che sono sbagliati e vanno modificati!”. Lo scrive al Capo dello Stato e al Commissario Straordinario del Governo per le iniziative antiracket, Salvatore MASTROSIMONE, un imprenditore siciliano, che ha subito usura ed estorsione aggravata dal metodo mafioso e la cui denuncia ha portato alla condanna di due persone rispettivamente ad 1 anno e 8 mesi di reclusione e la confisca di € 259.000 e 3 di reclusione con la confisca di 176.000 euro, entrambi condannati, inoltre, al risarcimento dei danni.

Oggi Salvatore Mastrosimone si dice stanco di aspettare un indennizzo che è previsto dalla legge ma non arriva e si è rivolto al Presidente della Repubblica per evitare che la propria casa e quella dei suoceri, che gli avevano fatto da garante per mutui e prestiti, non vadano vendute all’asta.

A giorni, infatti, gli immobili potrebbero definitivamente essere espropriati per pagare i debiti contratti con le banche e mai potuti saldare per via delle lungaggini burocratiche, per certi versi paradossali, alle quali è andato incontro per ottenere i benefici per le vittime di estorsione e usura.

 Come è noto, infatti, il fine della Legge 108/96 - che prevede il mutuo decennale senza interessi in favore di soggetti esercenti una attività economica e che siano parte offesa dal reato di usura - è sostenere coloro i quali abbiano denunciato l'autore del reato e attivamente collaborato con l'Autorità Giudiziaria per la sua compiuta identificazione, affinché possano rapidamente fare rientro nella cosiddetta "economia legale", certi che lo Stato li accompagnerà sia sul fronte giudiziario (quindi con la condanna dell'autore del reato), sia su quello economico finanziario (con interventi di natura economica).  Questi interventi, con particolare riguardo a quello economico, rappresentano il baluardo di questa norma, così come per la Legge 44/99, specificamente indicata per le persone che siano state sottoposte al reato di estorsione.

Nonostante la mole documentale prodotta da Mastrosimone dal 2002 ad oggi all’Ufficio Territoriale del Governo di Caltanissetta per dimostrare l'enorme danno subito in relazione alla propria attività economica, ma anche al patrimonio personale e di componenti la propria famiglia (come ad esempio, i suoceri), quanto ricevuto dal Commissario Straordinario per le Iniziative Antiracket è una goccia nel mare.

“A fronte di una domanda di mutuo di € 290.000,00, presentata il 30 settembre 2002 e una richiesta di anticipazione di € 120.000,00 – scrive Salvatore Mastrosimone a Sergio Mattarella -, l’8 marzo 2006, gli sono stati concessi € 41.400,00:  importo assolutamente insufficiente non solo ad affrontare qualsiasi attività di recupero dell'azienda, ma anche a proseguirne una stentata esistenza, stante che l'importo è vincolato al piano di investimenti depositato all’Ufficio Territoriale del Governo di Caltanissetta, che prevedevano un indennizzo di gran lunga superiore. 

A prescindere dal fatto che l'agognato decreto è arrivato ben 4 anni dopo l'avvio dell'istruttoria – scrive ancora la vittima di estorsione - , ci si chiede come si possano  saldare le esposizioni debitorie scaturite, direttamente o indirettamente, dagli eventi lesivi, se all'atto della presentazione della domanda servivano € 290.000 e dopo 4 anni ne sono stati concessi € 41.400. Sic!”

Con un ulteriore decreto del 10 gennaio 2008, cioè ancora due anni dopo, il Commissario Straordinario  ha concesso il saldo del mutuo, con un ulteriore accredito di € 41.400,00, ma anche con questa ulteriore somma, peraltro da restituire in dieci anni, non sarebbe possibile procedere neppure ad un saldo parziale delle esposizioni debitorie che si sono create nel corso degli anni in cui egli fu sottoposto ad usura.

Ma Mastrosimone lamenta, in particolare, una grave inadempienza della Prefettura di Caltanissetta e del Commissario Antiracket, in particolare a quanto riportato nelle premesse del primo decreto di concessione, del 8 marzo 2006, dove, al capoverso 6, si legge: "[...]ritenuto, di poter concedere in favore del sig. Mastrosimone, un'anticipazione di € 41.400, pari al 50 del danno stimato in euro 82.827,00 con la citata perizia redatta dal consulente d'ufficio, rinviando la definitiva quantificazione del danno all'esito dell'integrazione istruttoria diretta all'Ufficio Territoriale del Governo di Caltanissetta, volta a chiarire lo discrasia tra la quantificazione del danno da interessi ed altri vantaggi, effettuata dal consulente, ammontante a € 82.827 e quella comunicata dall'Ufficio Territoriale del Governo nella nota del 31/05/2004, ammontante a euro 210.342,56";  “A quale esito ha portato l'integrazione istruttoria dell’Ufficio Territoriale del Governo – chiede Mastrosimone - ? Come è possibile che il consulente tecnico d'ufficio stimi un danno così drasticamente inferiore a quello realmente subito dal sottoscritto?”.

Secondo Mastrosimone tale integrazione istruttoria non è mai stata compiuta dall’Ufficio Territoriale del Governo di Caltanissetta e, di riflesso, la quantificazione del danno definitiva, non è mai stata portata a termine dal Commissario Straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket!

 “Tale differenza, non ha trovato alcuna risposta neppure con richiesta di riesame della pratica di accesso ai benefici sottoposta all’Ufficio Territoriale di Caltanissetta il 21 maggio 2015 – fa sapere al Capo dello Stato, Salvatore Mastrosimone-.  L’Ufficio Territoriale, 2 anni dopo, ha risposto che non  è possibile accogliere la richiesta di riesame, in quanto “non ci sono elementi nuovi”.

 Ma  l’elemento nuovo non è che l’Ufficio Territoriale del Governo si è sbagliato nel quantificare il danno e quindi potrebbe o poteva rettificare l’atto? Questo errore, che ormai si trascina da anni, ha segnato e sta definitivamente decidendo le mie sorti e dei miei beni patrimoniali – ha denunciato al Capo dello Stato.”

Secondo l’imprenditore Salvatore Mastrosimone, la documentazione prodotta è lapalissiana, perché prova in modo incontrovertibile che a causa dei fatti delittuosi subiti,  egli ha dovuto interrompere importanti lavori che aveva avuto commissionati da complessi condominiali, per diverse centinaia di migliaia di lire; che la mancata esecuzione aveva dato seguito all'addebito di rilevanti penali (contrattuali); che era sottoposto a innumerevoli decreti ingiuntivi per la riscossione coatta di crediti vantati da fornitori, banche, lavoratori, enti pubblici e privati; che solo con una stima dei danni coerente che i dati oggettivi dell'azienda e con un finanziamento veramente congruo, egli avrebbe potuto provvedere a chiudere le pendenze e proseguire fattivamente la propria attività.

In tema di danni subiti, il consulente di parte, che con la medesima documentazione arriva a conclusioni ben diverse, rispetto alle stime prodotte dal CTU dell'Ufficio Territoriale. In particolare, dalla documentazione già agli atti d'istruttoria, "[...] si evince un maggior danno consistente in perdite e un mancato guadagno pari a € 341.512,11.". In merito agli interessi usurari pagati, rileva, inoltre, il consulente: "la somma da risarcire è di € 153.469,83. Ne consegue, pertanto, che la valutazione complessiva del danno - provata dai documenti in atti - è di € 494.981,94”.

 “Come, dunque – chiede al Capo dello Stato, l’imprenditore-, il sottoscritto può rientrare nell'economia legale se avendo subito un danno di quasi mezzo milione di euro, ne ha ricevuto (peraltro in prestito) solo € 82.827? Infatti, poco o nulla è stato possibile concretizzare dell'iniziale piano di investimenti allegato all'istruttoria. Con un importo così irrisorio non è stato possibile, infatti, procedere al saldo di alcun istituto bancario, neppure dopo essere riusciti a strappare accordi molto vantaggiosi. Non è stato possibile saldare la mole elevata di debiti iscritti nel piano di investimento, perché, quanto ricevuto non consente margine alcuno di un neppure temporaneo saldo”

Dai processi scaturiti dalla denuncia, è emerso che Salvatore Mastrosimone, per i fatti occorsi, è stato altresì parte lesa del reato di estorsione, aggravato da metodi mafiosi. Con ulteriore istanza indirizzata alla Prefettura, nel 2009 aveva fatto domanda di accesso ai benefici di legge in quanto vittima, appunto, di attività estorsiva. Ma il Nucleo di Valutazione della ha espresso parere negativo affermando che non rilevava alcun danno all’attività dell’impresa.  “E’ paradossale il fatto che un soggetto vittima di usura e di estorsione, per via delle quali è stato costretto ad accendere mutui, ad interrompere lavori che gli erano stati commissionati, a pagare elevate penali contrattuali, al quale sono stati rubati (per costringerlo a pagare) attrezzature dell'azienda, al quale è stato incendiato un autocarro (per intimidazione), che ha visto pignorarsi tutti i beni immobili personali e di familiari che hanno avallato le richieste di finanziamento, etc., sia possibile non abbia subito un danno – ha scritto Mastrosimone al Capo dello Stato – tanto più che  nella medesima istruttoria per la concessione del mutuo di cui alla legge a favore delle vittime di usura, lo stesso Nucleo di Valutazione aveva indicato al Commissario Straordinario, danni per € 210.342,56 oltre gli interessi usurari corrisposti”.

Ma il maggiore amaro in bocca l’imprenditore ce l’ha scrivendo al Presidente della Repubblica di una sorta di beffa subita dall’Ufficio del Commissario Antiracket:  con un decreto del 26 marzo 2015, col quale è concesso il risarcimento del danno subito per l'incendio ad un autocarro  il Commissario Straordinario aveva decretato la concessione di un'elargizione di €346.697, a ristoro del danno da mancato guadagno; decreto al quale è seguita la comunicazione ufficiale della Consap, che ne annunciava addirittura la disponibilità, presso la Banca.

“Questo importo, mi avrebbe realmente consentito il saldo di tutte le pendenze poste in essere dagli eventi usurari ed estorsivi, con fatica protratti sino ad oggi, con aumenti di interessi legali, penalità e con il rischio, ormai divenuto concreto, della vendita all'asta degli immobili di proprietà personale e di familiari – ha fatto notare Salvatore Mastrosimone nella sua lettera a Mattarella –. Tuttavia, proprio quando ho  pregustato l'epilogo finale di tanta sofferenza vissuta da 16 anni a questa parte, di cui 12 tra pile di richieste e documenti tra Prefettura e Tribunale, è arrivata l'amara beffa della revoca del decreto, che il Commissario Straordinario assume errato: non € 346.697,00, ma € 16.308,94 il ristoro concesso!  Ma non è finita qui: la Consap  fa sapere, che l'importo concesso, cioè € 16.308,94, a garanzia del Fondo di Solidarietà, è trattenuto a compensazione delle rate di mutuo L.108/96 non pagate!”.  Anche questi decreti di concessione e di rettifica sono stati impugnati dinnanzi il Tar Sicilia. Ma i tempi per l’inizio della discussione nel merito sono estenuanti.

            “A causa delle pretese usurarie ed estorsive – scrive ancora Mastrosimone –“ è stato costretto a chiedere la concessione di numerosi prestiti e mutui bancari, questi ultimi garantiti dai propri suoceri, i quali si trovano oggi esecutati, a causa del mancato rimborso dei relativi ratei.  Quali soggetti terzi, danneggiati dai fatti delittuosi hanno inoltrato richiesta di elargizione per salvare i propri beni patrimoniali che, per impulso degli istituti di credito, ormai si avviano alla definitiva vendita all'asta. Ma il Commissario Straordinario, con decreto del 22  gennaio 2014, ha rigettato la richiesta di elargizione in loro favore - in quanto "dalla documentazione prodotta dagli interessati non è possibile evincere il nesso di causalità tra l'attività estorsiva del danneggiato principale ed il rilascio delle garanzie ipotecarie dei richiedenti".

“Anche in questo caso – fa notare Salvatore Mastrosimone – la Prefettura di Caltanissetta ha espresso due difformi pareri che hanno poi condizionato l’esito dell’istanza al Commissario Straordinario e che possiamo schematizzare così: il diritto all’indennizzo non c’è per il Nucleo di Valutazione della prefettura; c’è per il Tribunale di Caltanissetta; c’è per la Prefettura, non c’è per il Comitato  di Solidarietà”. Anche per questo diniego è stato necessario adire il Tribunale Amministrativo Regionale, che allunga drasticamente i tempi di soluzione dell’annosa vicenda e, giacché i beni sono già all’asta, probabilmente anche l’esito favorevole del giudizio, avrà reso vani tutti questi anni di lotte e tormenti!  Dove è il principio di economicità della pubblica amministrazione se anche difronte ad errori così macroscopici ed evidenti, la stessa preferisce sottoporsi al giudizio del Tribunale e non chiudere in via amministrativa?”, ha scritto ancora Mastrosimone a Mattarella.

La legge prevede che la concessione dei benefici relativi all'estorsione e all'usura, avvenga entro 120 giorni dalla richiesta. Si comprende bene che il legislatore, sensibile alle necessità delle persone che si sono trovate a pagare prestiti usurari o sotto estorsione, ha inteso nella rapidità di questo procedimento amministrativo il baluardo per contrastare il turpe fenomeno criminale. La velocità del procedimento per la concessione dei benefici in questione, nel principio del legislatore, appare rendere conveniente la denuncia invece che assecondare le richieste usurarie ed estorsive. “Se dopo 120 giorni  dalla richiesta avessi ricevuto un mutuo che realmente avesse consentito di pagare subito ogni pendenza, così come aveva previsto nel piano di rientro consegnato all'atto della domanda – ha scritto con rammarico Salvatore Mastrosimone-, oggi, a distanza di 16 anni da allora, lo Stato potrebbe a pieno diritto affermare di aver vinto una battaglia che ai più appare persa in partenza: una persona strappata dalle mani della criminalità è rientrato nell'economia legale, ha salvato la sua azienda e saldato tutte le pendenze scaturite dagli eventi lesivi; ma duole constatare che l'obbiettivo, almeno in questo caso specifico, non è stato affatto raggiunto. Ero subissato da procedure esecutive allora, e lo sono tutt'oggi. Avevo un'azienda sull'orlo del fallimento, e lo è tutt'oggi. Avevo i beni pignorati, e li ho tutt'oggi. Avevo i suoceri esecutati, e li ho tutt'oggi. Conducevo una vita stentata, e la conduco tutt' oggi”.  

Nonostante la fiducia riposta nello Stato, nelle Istituzioni, nelle leggi in favore di chi denuncia; nonostante il decantato impegno profuso dalle amministrazioni, delle Associazioni Antiracket che prima e ora lo hanno assistito, nonostante le condanne cui si è arrivati, la qualità della vita di questo imprenditore non è migliorata. Non è migliorata neppure quella dei propri familiari, men che meno di chi trova ora come allora il proprio patrimonio esecutato.  Ci si ritrova ancora a discutere e a discernere sull'entità del danno subito e beffati da un'amara sorte avversa, persino a trovare motivazioni forti per affrontare la delusione di un decreto di concessione di un importo di denaro finalmente sufficiente a risolvere definitivamente ogni problema connesso a questa amara vicenda, trasformato, invece, in una risibile elargizione, peraltro trattenuta in compensazione di ratei scaduti.

Facciamo appello al Capo dello Stato perché interceda e/o in qualsiasi modo intervenga per aiutare Salvatore Mastrosimone a salvare la sua casa e chiudere, finalmente, questa dura e amara vicenda.

E’ possibile aiutare Salvatore Mastrosimone firmando questa petizione e con una donazione sulla Postepay n. 4023 6009 4491 5760, intestata alla moglie di lui: Ersilia Bellomo, Codice Fiscale BLL RLG 58 H42 H792X



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