STOP alla violenza contro le donne

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La violenza sulle donne è fenomeno strutturale e diffuso, non occasionale né privato, di grande pericolosità sociale.

Il “femminicidio” è la violenza di genere più estrema e in Italia è l’unico crimine in aumento del 10%, negli ultimi 15 anni, rispetto agli altri omicidi.

Secondo i dati ISTAT e del Ministero degli Interni, sono state 149 le donne vittime di omicidi volontari nel 2016 in Italia; 3 su 4 di questi delitti sono stati commessi nell'ambito familiare: 59 donne sono state uccise dal partner, 17 da un ex partner e altre 33 da un parente.

Nel 2017 i “femminicidi” ammontano a 113
Nel 2018 sono 65 le donne uccise nei primi nove mesi
Sono oltre 2.000 gli orfani da femminicidio, 67 nel 2017, ulteriori 23 nell'anno in corso. Molti di loro testimoni dell’uccisione della mamma.


Ma la violenza contro le donne è un fenomeno ben più diffuso e di difficile misurazione, poiché si sviluppa soprattutto in ambienti familiari, in situazione di solitudine,con impatto devastante sulla salute psico-fisica della donna. Le donne soggette a violenze in ambito familiare non denunciano, hanno paura di reazioni da parte dell’uomo e non si fidano su un intervento immediato ed efficace delle forze dell’ordine e della giustizia in generale. I bassi tassi di denuncia non consentono di far emergere e di rappresentare correttamente la dimensione e le caratteristiche del fenomeno.


Secondo indagini Istat :
6.788.000 donne hanno subito violenza almeno una volta nella loro vita di cui
4.500.000 per violenza sessuale di cui 653mila per stupro e 746mila per tentato stupro

E’ accertato: gli stupri su donne italiane sono stati commessi da italiani nell’81% dei casi

Stalking: 3.500.000 la stima di donne che ne sono vittima. Almeno una volta nella vita. Più di due milioni quelle perseguitate dall’ex partner.

Sotto il profilo delle denunce, nel 2016:
7633 le persone denunciate per violenza sessuale; 9723 per percosse; 11425 per stalking; 13813 sono state le denunce/segnalazioni per maltrattamenti in famiglia.

CHIEDIAMO UN INTERVENTO GLOBALE, DELLA POLITICA E LEGISLATIVO PER:

  • Un piano di finanziamenti strutturali per incrementare, quantitativamente e qualitativamente, strumenti e luoghi essenziali per l’uscita dalla violenza :centri anti violenza e case rifugio per le donne situazioni di emergenza.
  • Una reale e fattiva presa in carico della donna basata su un approccio integrato e focalizzato sulla persona, in un contesto di sistemi di governance territoriale che coinvolga e attivi le reti locali. Indispensabile la rilevazione integrata e omogenea dei dati sulla violenza in tutte le sue espressioni, su tutto il territorio nazionale da parte di tutti i diversi servizi coinvolti, dalle Forze dell'ordine, ai pronto soccorso, ai servizi sociosanitari, alla scuola.
  • L’attivazione di metodologie standard internazionali per una messa in rete dei dati quantitativi e qualitativi raccolti dalle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, dal numero di pubblica utilità, alla rete di tutti i centri anti violenza, le case rifugio, gli sportelli e le tante realtà che si occupano del fenomeno.
  • Una riforma della giustizia sui tempi di intervento dopo la denuncia di atti di violenza che minano l’incolumità della sicurezza della donna: priorità assoluta. La polizia giudiziaria dovrà comunicare immediatamente la notizie di reato al pm di turno, il quale deve intervenire immediatamente, sentendo anche la vittima.
  • L’attivazione strutturale di un modello di insegnamento, rivolto alle scuole superiori di secondo grado, di educazione all'effettività, educazione al rispetto e alla parità di genere, educazione alle differenze. La scuola ha un ruolo fondamentale nell'informazione su queste tematiche, come sottolinea l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel documento recepito, in parte, nella nostra legislatura (art.1, comma 16, legge 107/2015) e nelle successive linee guida emanate dal MIUR nel Piano Nazionale per l’Educazione al Rispetto. Una educazione all'affettività da realizzare, oltre che nelle scuole, anche attraverso l’uso consapevole della rete. 
  • Un intervento adeguato e integrato nel trattamento delle conseguenze fisiche e psicologiche che la violenza maschile produce sulla salute della donna; visita medica tempestiva nel pronto soccorso nei casi con codice rosso e nello spazio temporale di Massimo 20 minuti negli altri casi, per ridurre al minimo il rischio di ripensamenti o allontanamenti volontari. 
  • Rilancio dei consultori, come luogo di accoglienza, consulenza, aiuto, e per un primo intervento e avvio della donna verso il percorso necessario.


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