Per una revisione del FIT

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Il Decreto Legislativo n. 59 del 13 aprile 2017 (Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria per renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione, a norma dell'articolo 1, commi 180 e 181, lettera b), della legge 13 luglio 2015, n. 107) definisce i requisiti che consentono la partecipazione al concorso di ammissione al percorso Formazione Iniziale Tirocinio (FIT), di durata triennale.

Oltre alla Laurea Magistrale, corredata dagli esami necessari per l’insegnamento nelle varie Classi di Concorso, è stata resa obbligatoria l’acquisizione di 24 Crediti Formativi Universitari (CFU) in discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche. Sulla modalità di acquisizione dei suddetti CFU il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) si è recentemente espresso con Decreto Ministeriale n. 616 del 10 agosto 2017, specificandone altresì costi e condizioni.

A nostro avviso questo decreto viola l’interesse legittimo a partecipare ad un concorso pubblico. La detenzione di un requisito di tal natura, condizionante e limitante, è circostanza nuova, senza precedenti, inammissibile e irragionevole, soprattutto per chi ha terminato il proprio percorso di studio ben prima del sopraggiungere di tali improvvise e sostanziali modifiche.

Una revisione delle modalità di formazione e di reclutamento del personale docente, specie se attenta agli aspetti didattici e pedagogici, non sempre oggetto di approfondimento a livello accademico, è certo auspicabile. Si ritiene peraltro giusto l’inserimento, nei piani di studio universitari, di discipline fondamentali per chi voglia intraprendere la professione di educatore e di insegnante. Si deve tuttavia rilevare che ciò avrebbe dovuto essere oggetto di pianificazione e programmazione da tempo, non in prossimità dell’espletamento del concorso.

Se ai laureandi è stato consentito di inserire gratuitamente i 24 CFU nel proprio piano di studi, avendo giustamente cura che questo, prorogando il conseguimento della laurea, non interferisca con il godimento di borse di studio o altro, e se molte altre categorie di aspiranti docenti sono ben tutelate ed esonerate dall’acquisizione dei CFU poiché rientranti nella cosiddetta fase transitori prevista dal D. Lgs. n. 59 del 13 aprile 2017, la maggioranza degli aspiranti docenti invece dovrà, ancora una volta, iscriversi all’università e pagare, ancora una volta, per partecipare ad un concorso pubblico.

Riteniamo sia ignobile costringere gli aspiranti docenti, molti dei quali dotati di una serie di titoli ed esperienze post lauream degna di nota, a investire denaro ed energie nel sostenere esami che, in caso di non ammissione al percorso FIT, risulterebbero un inutile patrimonio formativo, molto poco spendibile in altre sedi concorsuali o in altre attività lavorative!

Per tal motivo esigiamo con fermezza che il prerequisito venga annullato, ancor più in considerazione del fatto che lo stesso percorso FIT prevede di per sé lo studio e l’attuazione pratica di tali discipline. Riteniamo infatti che il tirocinio (dalla durata piuttosto lunga!), che pure caratterizza il percorso FIT, sia la miglior soluzione per l’acquisizione di competenze di tale natura.

Crediamo altresì che debba essere rivista la natura e l’articolazione del percorso FIT nel suo complesso. A fronte dei due anni delle vecchie SSIS e di un anno del TFA sembra davvero eccessivo, ora, dover affrontare tre anni di studio, tirocinio (non adeguatamente retribuito!), esami, frequenza di lezioni, valutazioni in itinere, prove finali. Si reputa anche discutibile l’inserimento, nel percorso FIT, di discipline nelle quali gli aspiranti docenti hanno già una solida preparazione, più volte oggetto di valutazione nel corso della propria carriera (esami di profitto, tesi di laurea, ammissione e frequenza di master, scuole di specializzazione e di dottorato di ricerca…). Dovrebbero invece essere esclusivamente potenziate le tecniche e le metodologie didattiche, privilegiando dunque l’esperienza sul campo e superando finalmente lo scollamento tra idealità e realtà, tra il nozionismo accademico (pur necessario) e la pratica quotidiana della trasmissione dei saperi.

La promessa immissione in ruolo poi non costituisce una valida ragione per un percorso così lungo, dispendioso e dispersivo. È ampiamente noto e dimostrabile come il MIUR faccia stime errate e, sovente, solo a brevissimo termine per quel che concerne i pensionamenti, le cattedre vacanti, le disponibilità, etc... Il rischio, come del resto già si può leggere nella Legge n. 107 del 13 luglio 2015 e nel D. Lgs. n. 59 del 13 aprile 2017 è che, al termine dei tre anni (dopo aver sostenuto un concorso in entrata ed un esame in uscita), quanti abbiano conseguito il diploma di abilitazione e terminato il percorso FIT, debbano poi attendere molto tempo prima di ottenere la agognata cattedra.

In virtù di quanto brevemente enunciato, emerge l’inadeguatezza della proposta ministeriale, che necessita di un’inevitabile revisione: assolutamente prioritaria e inderogabile è l’eliminazione del prerequisito dei 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche. Si è certo consapevoli che l’accettazione di quanto proposto in tale petizione comporterebbe un grossa perdita per il MIUR: verrebbe meno infatti una ghiotta ed indegna occasione di far cassa a discapito degli aspiranti docenti privi dei requisiti imposti solo di recente. Non è certo questa la sede, però, per ricordare al Ministro Valeria Fedeli e al suo entourage, che ben altri principi, valori e idealità dovrebbero ispirare il loro operato.



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