No allo spezzatino del Catalogo della Cultura Italiana ICCU

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Alba Montori ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Sergio Mattarella e a

Salviamo l'Istituto Centrale del Catalogo Unico (ICCU) dallo smantellamento strisciante.

La decisione di allocare gli Uffici della Direzione Generale del Turismo nei locali che attualmente ospitano l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche (ICCU) segna il punto definitivo di non ritorno per questo prestigioso e fondamentale Istituto Centrale.

L’idea di inserire la sede di una grande Direzione Amministrativa nella sede della Biblioteca Nazionale Centrale, un luogo aperto al pubblico per i servizi connessi, è figlia di una visione miope e ragionieristica che non tiene in alcun conto quella che dovrebbe essere la vera finalità di un luogo della cultura pensato e ideato come grande centro di servizi bibliotecari ai cittadini.

L’Istituto Centrale per il Catalogo Unico risulta essere già in grave crisi organizzativa per gli effetti della riduzione dell’organico teorico operata con un DM del 2016 e per le stesse gravissime carenze che si registrano anche rispetto agli organici ridotti: attualmente manca circa il 50% del personale, tra cui 11 funzionari bibliotecari, 1 funzionario informatico, 1 funzionario della comunicazione, tre assistenti amministrativi e 1 assistente informatico. L’Ufficio opera con 20 unità di personale interno e con circa 20 unità di personale esternalizzato a vario titolo.

La valenza strategica dell’ICCU è tutta nelle sue finalità: gestisce la banca dati Anagrafe delle Biblioteche italiane con 11310 Biblioteche censite e che l‘ICCU tiene aggiornata in collaborazione a partner istituzionali come la CEI, la Regione Campania, e dal 2019 con l’ISTAT, il coordinamento del prestito interbibliotecario di circa 800 Biblioteche, l’indice SBN con il coordinamento di attività che riguardano 6530 Biblioteche italiane di varie tipologie amministrative, si occupa della Biblioteca digitale con Internet Culturale che gestisce collezioni digitali provenienti da tutte le Biblioteche e Archivi italiani, cura il progetto di creazione di un unico punto di accesso di tutte le basi dati catalografiche gestite.

Ebbene, il primo effetto di una decisione che non esitiamo a definire scellerata sarà l’impossibilità per l’Istituto di ottenere ulteriore personale per mancanza di spazi.

Il piano di riallocazione della DG Turismo comporta infatti la cessione di ben 19 delle 32 stanze, oggi in uso all’Istituto, che sancirà, di fatto, l’impossibilità di ritornare al numero di unità in organico previste per il funzionamento; oltre alla convivenza forzata tra due Uffici, le cui finalità istituzionali sono evidentemente del tutto diverse.

Il secondo paradossale effetto sarà che l’Istituto dovrà cedere i locali dove sono allocati tutti i materiali relativi alle attività che abbiamo elencato, e la soluzione proposta è che tutto ciò che dovrà essere rimosso sarà riposto in armadi situati nei corridoi con possibili eventuali problematiche in relazione alla sicurezza e alla stabilità del quarto piano.

Nel piano di riorganizzazione è previsto inoltre lo smantellamento di una sala e-learning, attrezzata con 15 postazioni e un computer master per la docenza e un videoproiettore appena acquistato, che non sarà possibile allocare altrove e che troverà posto in qualche magazzino; inoltre, il ridimensionamento ad una stanza dell’archivio storico della Biblioteca interna dell’area del materiale retrospettivo EDIT16 e la cessione di tutte le stanze che ora sono adibite alle riunioni delle varie aree accrescerà le difficoltà di funzionamento dell’Istituto. L’Istituto dovrà mettere a diposizione, secondo il piano, la sala riunioni e la sala videoconferenza da utilizzare in condivisione con la DG. 

Questo significa solo la morte civile per un Istituto fondamentale per i servizi bibliotecari del nostro Paese: un’operazione che si sta attuando con la logica di un blitz che ha messo tutti di fronte al fatto compiuto e nel silenzio colpevole del Direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, responsabile di quegli spazi, e della Direzione Generale Biblioteche.

Chiediamo pertanto al Ministro Franceschini di fermare questa operazione che, se realizzata, infliggerebbe un ulteriore durissimo colpo al settore Bibliotecario, già colpito da interventi che ne stanno snaturando le finalità e ridimensionando le capacità organizzative.

Chiediamo a chiunque abbia a cuore lo sviluppo della conoscenza e delle attività culturali di firmare e condividere questo appello.

Per adesioni scrivere a:   roma7maggio@gmail.com     indicando ICCU nell’oggetto

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