NO ALL’AUTONOMIA “PRIVILEGIATA” - NO A TRE NUOVE REGIONI A STATUTO SPECIALE

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L’autonomia “differenziata” richiesta da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna definita “spacca Italia” o “secessione dei ricchi”, anche per evidenziare la disparità nei diritti tra i cittadini dello stesso Stato, come risultato cela proprio il contrario, perché chi si appropria delle risorse di un’altra parte della nazione mai e poi mai pensa a separarsi.

Lo schema di intesa sull’autonomia differenziata prevede (prima fase) il passaggio di competenze statali (scuola, professioni, salute, porti e aeroporti, beni culturali ecc.) più il trasferimento di risorse pubbliche attribuite con la compartecipazione ai tributi erariali, imposte (non locali) versate dai contribuenti, pari al c.d. “costo storico” cioè la stessa somma oggi impiegata dallo Stato per tutte le funzioni. 

Finora nel dibattito pubblico in Italia si è sostenuto che questa fase dell’autonomia “differenziata” sarebbe a saldo zero, una sorta di invarianza della finanza pubblica, e che “solo” la fase due sarebbe economicamente dirompente per le altre Regioni, cioè il previsto passaggio, entro un anno, dal costo storico al “fabbisogno standard”, calcolato non inferiore al “valore medio nazionale pro-capite della spesa statale per l’esercizio delle stesse”, o (nell’ipotesi per loro più vantaggiosa) “in relazione alla popolazione residente e al gettito dei tributi maturato nel territorio regionale”, il c.d. residuo fiscale, una sorta di moltiplicatore per cui la Lombardia avrebbe oltre 53 mld in più ad anno, il Veneto 18 mld e l’Emilia Romagna 17 mld.

Non è assolutamente così.

I sottoscritti cittadini italiani vogliono denunciare che l’autonomia “differenziata”, in qualsiasi versione e/o fase (costo storico o fabbisogno standard), non è mai a saldo zero per la finanza pubblica, perché crea, automaticamente, Regioni di serie A (differenziate/privilegiate) e Regioni di serie B (ordinarie).

Questo perché il “solo” trasferimento delle funzioni con la compartecipazione ai tributi erariali, fa diventare, ipso facto, Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna come nuove Regioni a statuto speciale, con un impatto notevole sull’assetto della finanza pubblica e sul sistema tributario, comportando una sorta di “sottrazione” dal totale della spesa disponibile di decine di miliardi di risorse, non più nazionali ma con un vincolo regionale “differenziato”, quindi non più nella completa utilizzabilità dell’amministrazione statale.

Una legge sull’autonomia per diventare una Regione a statuto speciale, esattamente gli stessi identici motivi (gestire più soldi) che hanno portato, in questi anni, una serie di comuni di Lombardia e Veneto, tra cui Cortina d'Ampezzo, ad approvare referendum per aggregarsi al Trentino-Alto Adige, con la reazione del governatore del Veneto (Galan) “È lapalissiano che il passaggio di Cortina alla Provincia di Bolzano estenderebbe a territori già ricchi benefici ulteriori, che in nome della solidarietà finirebbero per essere pagati dai cittadini rimasti nel Veneto e dalle altre popolazioni svantaggiate d’Italia. Per queste ragioni, dichiaro fin d’ora che, in caso di assenso al distacco di Cortina dal Veneto da parte del Consiglio Provinciale di Bolzano, mi rivolgerò alla Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea

I sottoscritti cittadini italiani vogliono che i parlamentari, di tutti gli schieramenti, blocchino il progetto legislativo di Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna per l’autonomia “privilegiata” a statuto speciale, una evidente speculazione socioeconomica sulle spalle del resto della nazione.

Una legge per l’autonomia “privilegiata” in cui, in un nuovo quadro istituzionale, i cittadini delle Regioni ordinarie con le imposte finanziano i servizi indivisibili e gli obiettivi della spesa pubblica nazionale, e, viceversa, i cittadini di Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna, diventate, come Regioni a statuto speciale, zone fiscalmente protette nell’ambito della spesa pubblica nazionale, partecipano alla spesa statale “solo” tramite accordo, quindi (dalla teoria dei giochi) è come un “gioco costituzionale a somma zero”, dove, con un'unica cassa pubblica, il “guadagno” delle regioni “differenziate” è perfettamente bilanciato da una “perdita” delle regioni ordinarie (in primis Roma e quelle del Sud d’Italia).

I sottoscritti cittadini italiani si rivolgono al Presidente della Repubblica perché non acconsenta al progetto di autonomia “differenziata” (parola che ovviamente non c’è nella Costituzione) di Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna, un’autonomia “privilegiata” per oltre 19 mln di abitanti che avrebbe un effetto socioeconomico dirompente a carico dei residenti delle restanti Regioni ordinarie.

L’autonomia “privilegiata” se approvata non può non mettere in discussione il normale interesse “individuale/territoriale” che ogni cittadino ha e deve avere, a rimanere nella stessa cornice istituzionale, perché i principi costituzionali di coesione e di solidarietà validi per l’intera nazione non possono, e non devono, essere tramutati in una vessazione, un fardello socio/economico insostenibile per i cittadini delle Regioni ordinarie, senza alcun senso da sopportare e che non ha precedenti in altri Stati.