NO A UN'ALTRA LEGGE ELETTORALE CHE CI IMPEDISCE DI CAMBIARE LA CLASSE DIRIGENTE

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Di fronte alle proposte di riforma della legge elettorale su cui sta lavorando il parlamento in queste settimane, i sottoscritti, cittadini ed elettori, sentono il dovere di esprimere le presenti considerazioni critiche:

1. Da oltre un decennio, quasi un italiano su due si astiene sistematicamente dal partecipare alle elezioni politiche ed amministrative, pur essendo invece propenso ad esprimere la propria opinione quando ha la possibilità di decidere su opzioni politiche chiare, come la grande partecipazione al referendum costituzionale del 4 dicembre ha dimostrato. Ciò significa che esiste una grande domanda politica che non trova un’adeguata offerta nei partiti oggi sulla scena, esiste cioè un amplissimo segmento dell’elettorato che non si riconosce nell’attuale sistema politico e sceglie quindi di autoescludersi dal gioco democratico.

2. Questa grave incapacità del sistema dei partiti di offrire adeguata rappresentanza a pezzi crescenti dell’elettorato sta erodendo la legittimazione del sistema democratico nel suo complesso.

3. A questa dinamica di progressiva riduzione della partecipazione e della rappresentatività effettiva del sistema politico, i maggiori partiti rispondono da anni con riforme elettorali ed istituzionali tese esclusivamente a consolidare le proprie rendite di posizione. La legge elettorale in vigore fino a pochi mesi fa e quella ancora precedente, attraverso premi di maggioranza spropositati hanno inibito la possibilità di promuovere l’affermazione di forze estranee al potere costituito ed, attraverso il meccanismo delle liste bloccate, hanno tolto del tutto la possibilità di selezionare le rappresentanze parlamentari all’interno dei partiti. Per ben tre elezioni consecutive gli italiani si sono ritrovati a dover scegliere tra liste preconfezionate di candidati selezionati solo in base alla fedeltà ai propri leader.

4. Il risultato di questa grave distorsione delle regole democratiche è stata l’esplosione dei fenomeni di trasformismo, consociativismo e corruzione (già atavici nella tradizione istituzionale italiana) a livelli ormai del tutto fuori controllo.

5. I partiti maggiori (PD, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega) stanno dimostrando in questi giorni di essere tutti accomunati da un leaderismo parossistico che non ha uguali nelle altre democrazie occidentali e da una visione sostanzialmente proprietaria delle istituzioni, in base alla quale gli interessi e le convenienze di parte vengono sempre prima dell’interesse generale della nazione.

6. Questi partiti e movimenti sono oggi tutti d'accordo nel dare al paese un'altra legge elettorale astrusa, priva di fondamenti nella teoria e di precedenti nella storia, che non e' né apertamente maggioritaria ed orientata alla governabilità né onestamente proporzionale e tesa alla rappresentatività, ma che serve solo ed esclusivamente ad impedire la nascita e l’affermazione di soggetti estranei all’establishment attuale e a tenere fuori dallo spazio della decisione politica quei milioni di italiani che non si riconoscono in loro e che rifiutano la logica del ricatto e del meno peggio.

7. Il problema della democrazia italiana è invece oggi proprio quello di favorire la nascita e l’affermazione di offerte politiche estranee all’establishment, che senza fare eversione e senza mettere a repentaglio i presupposti della democrazia e del buon funzionamento di una società moderna, inducano una profonda ed autentica rigenerazione del sistema.

8. Non è più tollerabile subire l’ennesima legge elettorale disegnata sugli interessi di pochi alla vigilia delle elezioni. Non è più accettabile trasferire il potere elettivo dal popolo ai capipartito.

9. In ogni democrazia moderna, la legge elettorale del parlamento deve garantire:
a) la possibilità a tutti i cittadini di competere per le cariche pubbliche senza barriere tecniche e artifici che favoriscano chi è già al potere a danno degli outsider;
b) la possibilità di scegliere tra le varie forze politiche attraverso meccanismi che in modo chiaro, semplice e ragionevole traducano i consensi reali in successo o insuccesso politico;
c) la possibilità di selezionare all’interno delle singole forze politiche le rappresentanze parlamentari e determinare così anche il ricambio delle loro leadership.

Per tutti i motivi sopra esposti, noi chiediamo al Presidente della Repubblica, nella sua qualità di supremo garante dei fondamenti costituzionali della nostra democrazia:

di dare voce a chi oggi e da troppo tempo non ha voce in Parlamento e, pertanto, di non promulgare alcuna legge che ostacoli il diritto degli elettori di scegliere tra le forze politiche, a promuovere l’affermazione di soggetti minoritari ed estranei al potere costituito e a selezionare apertamente all’interno dei partiti e dei movimenti le rappresentanze parlamentari.

 



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