LIBERIAMO I FUTURI MEDICI DAL "RICATTO" DI TASSE UNIVERSIT. ANTICIPATE E NON RIMBORSABILI

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Elena Faragalli ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Sergio Mattarella (Presidente della Repubblica Italiana) e a

Tra i numerosi ostacoli che incombono sui ragazzi intenzionati ad iscriversi alla facoltà di medicina, ve n'è uno particolarmente odioso, la obbligatorietà e non rimborsabilità delle tasse di pre-iscrizione (mediamente di oltre 3-4.000 euro, con punte di euro 7.000 per una università privata recentemente fondata), liberamente imposte dalle università private nei bandi di ammissione.

Come noto, mentre i test di medicina nelle università private si svolgono ordinariamente da gennaio a giugno, il test di medicina nelle Università pubbliche si svolge nel mese di settembre, cosicchè prima dell’estate nessun aspirante studente può sapere se riuscirà ad entrare in queste ultime, essendo in vigore il numero chiuso.

Pertanto, moltissimi aspiranti studenti in medicina tentano innanzitutto di entrare nelle Università private; molti di questi studenti, tuttavia, considerata l'esosità delle rette che dovrebbero pagare per seguire le facoltà di medicina private (mediamente intorno a 15.000 euro per ogni anno), hanno in animo di sostenere a settembre i test per entrare nelle università pubbliche e quindi di rinunziare all'ammissione in quelle private.

Tuttavia, le Università private impongono, pena la perdita del diritto ad iscriversi, a chi supera il loro concorso di ammissione di pagare fin da subito (mesi da febbraio a luglio) una sorta di rata di pre-iscrizione di svariate migliaia di euro (una università di recente istituzione l'ha determinata addirittura in 7.000 euro), prevedendone la non rimborsabilità in caso lo studente rinunzi perché successivamente entrato nelle Università pubbliche.

La medesima dinamica si riproduce anche tra diverse università private, nel caso in cui gli studenti, ammessi precedentemente in una Università privata meno prestigiosa, entrino poi in un'altra Università privata d’eccellenza; peraltro, ove poi magari riescano (e preferiscano) entrare in una Università pubblica, il danno diverrebbe doppio (anche oltre 10.000 euro per studente).

La base legale di questa prassi tenuta dalle Università private risiederebbe nell'art. 27 del R.D. n. 1269/1938, che prevede che "lo studente che ha ottenuto l'iscrizione ad un anno di corso universitario non ha diritto, in nessun caso, alla restituzione delle tasse, sopratasse e contributi pagati".

Detto fondamento legale risulta tuttavia solo apparente, in quanto:

1) succede che le università private facciano pagare queste migliaia di euro di pre-iscrizione addirittura prima che i ragazzi conseguano il diploma, il che non consentirebbe l'iscrizione ad una facoltà universitaria;

2) in ogni caso, questi versamenti per preiscrizione vengono richiesti dai bandi, a pena di decadenza, ben prima dell'inizio delle lezioni e dunque dell'anno accademico.

In sostanza, per non perdere il diritto di iscriversi (cosa che si è in diritto di fare fino ad ottobre, avendo superato i test), ai nostri ragazzi viene discutibilmente (sia sul piano giuridico che etico) intimato dalle Università private di pagare migliaia di euro, non rimborsabili, per una semplice prenotazione di iscrizione (o pre-iscrizione)

Peraltro, le Università private non hanno problemi, in quanto, pure a seguito delle graduatorie delle università pubbliche, riescono comunque a coprire tutti i posti da loro banditi, cosicchè oltre alle legittime tasse dei loro studenti e alle somme richieste a tutte le migliaia di partecipanti (circa 150 - 200 euro a testa) per poter sostenere il test, finiscono per incamerare, con questo singolare stratagemma delle tasse anticipate e non rimborsabili, anche ulteriori corposi fondi, senza assicurare alcun servizio in cambio.


Chiediamo dunque che il Presidente della Repubblica, i presidenti di Camera e Senato, il presidente del Consiglio e il Ministro dell'Università provvedano a vietare questa Prassi, prevedendo che le tasse di iscrizione (o pre-iscrizione, prenotazione che dir si voglia) possano essere richieste dalle Università private non prima dell'inizio delle lezioni (diciamo da fine settembre) o quanto meno comunque non precedentemente all'approvazione delle graduatorie delle Università Statali.

Solo allora le tasse dovrebbero divenire legittimamente non restituibili.

 

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