La politica senza le donne non è più possibile: lettera al Presidente Mattarella

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"Caro Presidente Mattarella,

in questi giorni che anche per lei dovrebbero essere riservati al riposo le tocca il compito di guidare il Paese in un passaggio difficile: ci consenta di esprimerle la nostra vicinanza e la nostra fiducia. 

Noi cittadine italiane siamo e restiamo, come da tradizione, a dire poco deuteragoniste nella vita politica italiana, soprattutto nei momenti di crisi come questo, salvo poi essere chiamate a sostenere per prime –vero welfare vivente- i costi di ogni scelta maschile, giusta o sbagliata.

Soltanto rinunciando alla nostra differenza, alle nostre priorità, alle nostre agende, al nostro linguaggio, alla nostra competenza riguardo ai bisogni umani fondamentali che accompagniamo da sempre e da vicino, dalla nascita alla morte; solo adottando i modi e la lingua degli uomini ci è consentito –comunque occasionalmente e quasi sempre dalle ultime file- prendere parola e contare nell’agone politico.

Il prometeismo e la dismisura maschili sono il problema del mondo: dalla crisi ambientale, alle guerre, alle logiche insaziabili del profitto.

Il denaro è ormai l’unica misura –mai ha contato tanto in tutta la storia umana- e ha sbaragliato ogni altro valore. La “necroeconomia” globale moltiplica fame e povertà.

Il business della carne umana –dalla tratta alle nuove schiavitù- si avvia a contrastare il triste primato dei mercati di armi e droga, motori economici universali.

Se si conviene sul fatto che la marginalizzazione civile e politica delle donne è all’origine di grande parte dei problemi che ci troviamo ad affrontare, si dovrà ammettere che difficilmente le soluzioni saranno efficaci e radicali se non rimetteranno al centro le donne e ciò che conta per loro: relazione, cura, gratuità, misura, giustizia. Valori che trovano rappresentazione nella coppia simbolica della madre con la bambina o il bambino, un “due” che è matrice universale di civiltà.

Si può pensare che questa meravigliosa e necessaria rivoluzione possa realizzarsi fintanto che si continuerà a vagheggiare di uomini soli al comando -di qualsivoglia parte politica- o in ogni caso a non interpellare le donne e il loro comune sentire?

Caro Presidente, certe che in questa difficile circostanza saprà garantire al meglio il rispetto delle procedure democratiche e dei valori costituzionali fondanti, le chiediamo di considerare come un serio vulnus e come ragione di buona parte delle fatiche del Paese la marginalizzazione politica delle donne.

Non per un ennesimo e inutile “pinkwashing”: si tratta al contrario di ascoltare, di confidare, di volere davvero interpellare una sapienza insensatamente silenziata, e di metterla al lavoro per il bene di tutti.

Voglia gradire il nostro più affettuoso saluto".