Incandidabilità dei medici nelle elezioni politiche ed amministrative in Italia ed Europa

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I medici hanno un rapporto speciale con i propri pazienti, questi ultimi si affidano a loro mettendo nelle loro mani quanto di più importante hanno su questa terra: la propria vita e quella dei propri cari. I medici per ragioni etiche e professionali dovrebbero occuparsi di ciò per cui si sono specializzati e professionalizzati, sia per l'alto ruolo sociale rivestito, e a loro da tutti ampiamente riconosciuto, sia per il  "giuramento professionale" che essi stessi fanno. La storia recente, purtroppo, documenta come sempre più spesso i gabinetti medici si siano sostituiti alle vecchie "sezioni" dei partiti politici che un tempo erano i luoghi della costruzione del consenso politico a livello territoriale. I medici, quelli che scelgono di rinunciare al proprio ruolo professionale in via esclusiva per dedicarsi anche alla politica, devono dimettersi dall'Ufficio che rivestono, se pubblico, ovvero devono rinunciare a qualsiasi attività professionale privata, nonchè alla titolarità di studi medici privati associati. E' quasi superfluo chiarire le ragioni per cui ciò è necessario: il medico che decide di impegnarsi in politica, se privo di scrupoli,  ha l'indubbia facoltà di esercitare un condizionamento, fosse anche in termini di ricatto morale, sui propri pazienti. E ciò anche e soprattutto per la fiducia che questi ultimi gli accordano. Ecco perchè  è indispensabile ed urgente intervenire, un pò come si è in qualche modo fatto con i magistrati - ma meglio -, legiferando in merito. Le recenti elezioni amministrative Siciliane, se può servire a chiarire, hanno mostrato inequivocabilmente il determinante ruolo giocato dalle candidature dei medici  che in detta consultazione hanno rastrellato migliaia di voti in favore di questa o quella coalizione politica. Nelle regioni del sud d'Italia, che rappresentano da sempre l'emblema del voto clientelare e che costituiscono dunque un bacino di voti "certo", poiché fortemente condizionato dal "bisogno" che caratterizza le popolazioni che vi abitano,  bastano già i voti comprati ed i voti estorti con metodi mafiosi per ipotecare, in senso negativo, il risultato delle consultazioni elettorali. Il voto dato dal paziente al proprio medico non sarà tecnicamente voto di "scambio" ma non potrà mai qualificarsi quale mero voto d'opinione.

 



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