Convertiamo la spesa militare in investimenti su Università e Ricerca!

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Al signor Presidente della Repubblica

Alla signora Presidentessa del Senato della Repubblica

Al signor Presidente della Camera dei Deputati


Siamo un gruppo di giovani cittadini italiani che hanno promosso questa petizione che si rivolge a voi, nella vostra qualità di principali cariche dello Stato e in virtù del vostro ruolo di tutela, garanzia e rispetto della Costituzione della Repubblica.
La nostra Costituzione indica, all’articolo 11, il ripudio della guerra tra i suoi principi fondamentali. La totale convergenza di tutte le parti politiche e ideali su questo principio costituzionale ci indica qualcosa di profondo: una vera e propria caratterizzazione dell’identità della nazione italiana.

L’articolo 11 apriva una finestra sul futuro, come disse in modo fulminante Pietro Calamandrei: «Si riesce a intravedere, laggiù, quando il cielo non è nuvoloso, qualcosa che potrebbero essere gli Stati Uniti d’Europa e del Mondo».

Questa è la nostra vera vocazione internazionale.

Invece, dagli anni Novanta, l’Italia interpreta un presunto ruolo di pace, di cui le missioni militari sono uno strumento decisivo. Quella del 1982 in Libano rappresentò il primo intervento all’estero dopo la Seconda guerra mondiale e finì per aprire la strada a una proiezione italiana su scenari come i Balcani e il Mediterraneo, l’Afghanistan. Segue, in questi mesi, un nuovo posizionamento italiano nella fascia sahariana-saheliana, di cui fanno parte l’apertura delle ambasciate in Niger e Burkina Faso e la missione militare in Niger.

In un momento così confuso e drammatico per le relazioni internazionali e per l’umanità, in cui i missili  diventano - oltre che intelligenti - anche “belli” (almeno a detta del Presidente Trump); dove i russi mostrano i muscoli e minacciano gli americani; dove oltre 70 stati al mondo sono teatri di scontri bellici, guerra civile e violenza diffusa, la nostra scelta deve essere la Pace.

Emerge il profilo di un Paese non disarmato e privo di una vocazione per la pace internazionale.

Stiamo venendo meno alla nostra identità costituzionale.

Non solo, ci stiamo dimostrando miopi e incapaci di cogliere le sfide del mondo globalizzato.

L’umanità sta affrontando delle sfide completamente nuove, di natura globale e che trascendono i confini nazionali. La corretta gestione di queste sfide richiede cooperazione internazionale ad un livello mai visto in precedenza, vista la complessità e multidimensionalità di questi nuovi problemi.

La stessa politica internazionale e di difesa ha bisogno di un approccio nuovo e non può essere affrontata con le logiche del secolo scorso.

La pace è un prerequisito essenziale per risolvere e gestire queste sfide: senza pace, non sarà possibile raggiungere i livelli di fiducia, inclusività e cooperazione necessarie. Senza toccare il tema del potenziamento di organizzazioni e istituzioni internazionali che possano aiutare ad affrontarle.

In un mondo come questo è miope e inconcepibile destinare oltre l’1,4% del PIL alla spesa bellica. Più di quanto destiniamo per la ricerca.

La nostra scelta deve essere la pace, la nostra scelta deve essere la non violenza, la nostra scelta deve essere il disarmo unilaterale, per spostare 25 miliardi di risorse dalla morte alla vita: per le pensioni, il lavoro, la sanità, l’istruzione, la ricerca, l’ambiente.

Quante cose si possono fare con 25 miliardi di risorse spese per gli armamenti, le forze armate, le basi militari da cui partono i missili, le bombe e le missioni di guerra.

La nostra scelta deve essere la pace.

Con questa vi presentiamo richiesta affinché vi facciate promotori presso le Camere e in tutte le sedi necessarie per la riduzione del 50% della spesa bellica nel 2019 e per la riallocazione di quelle risorse destinandole all’Università e alla ricerca.



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