#CHE SE LO VOTASSERO LORO#

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Domenica 22 ottobre 2017 i cittadini lombardi sono chiamati ad esprimersi, o meglio a manifestare un'opinione su un quesito referendario posto dal governatore Maroni e dalla sua maggioranza. L'esito del Referendum non vincolerà alcun organo istituzionale e avrà il valore  leggero di un sentito dire.
La mia maestra ogni volta che un compagno di classe alzava la mano per fare una domanda, prima ancora di rispondere, dava il voto alla domanda  e se la domanda non era intelligente, tipo: "ė meglio avere più soldi per noi stessi o è meglio averne meno?" oppure, "si è più contenti quando si pagano meno tasse o quando se ne pagano meno?" il tapino che aveva posto la domanda se ne pentiva amaramente.
Di sicuro se Maroni avesse posto la domanda che è nel quesito referendario alla mia maestra se ne sarebbe pentito come un somaro.
La storia che segue è vera, se ne condividi lo spirito e il non celato intento, per favore sottoscrivila. Grazie

Nei prima anni Settanta, in pieno assemblearismo studentesco e all'apice adrenalinico di un'affollatissima assemblea dell’Università Statale di Milano, il Movimento Studentesco presentò una mozione al voto delle democratiche masse popolari accalcate in Aula Magna. La mozione venne accolta con un boato, scatenò l’entusiasmo e venne approvata, neanche a dirlo, all’unanimità.
Il voto contrario non era previsto dal metodo democratico nella declinazione assembleare.
Tutte (quasi) le mani si alzarono quando si fece l’appello ai favorevoli, da ogni poltroncina e da ogni angolo e da ogni corridoio era un levarsi gioioso di mani, anzi di pugni chiusi, per l’impegnativa, esaltante mozione.
Impegnativa sì, perché la mozione consisteva nientemeno che nella ... dichiarazione di guerra agli Stati Uniti d’America! L’assemblea dell’Università Statale di Milano contro gli Stati Uniti d’America; agli storici forse è sfuggito il conflitto.
Non erano ancora i tempi del terrorismo nero o rosso e neppure islamico o fondamentalista per cui finì tutto con un lungo corteo per le vie del centro, come dopo ogni assemblea, come ogni sabato ma proprio ogni sabato per la disperazione dei non-democratici.
Rivivo nel nostro attuale momento storico una situazione analoga per molti versi a quella sopra ricordata seppure sia trascorso quasi mezzo secolo.
Ora come allora, stesso ricorso alla salvifica democrazia diretta, quella democrazia diretta che si scontra e contrappone, antagonistica alla democrazia rappresentativa; che reputa di poter sostituire in ogni dove la democrazia rappresentativa; che si auto eleva ad unica espressione di vera democrazia; che rifiuta di percorre la via del confronto istituzionale. Ora come allora democrazia diretta a sostegno unilaterale ed acritico di un leader. Stessa presunzione di non aver limiti; di poter deliberare senza esclusione di materia; perché in verità l'assemblearismo non delibera proprio nulla ma ratifica decisioni prese altrove; ora come allora populismo al servizio di interessi opachi. Stesso pressappochismo, stessa demagogia, nessuna capacità di incidere nel reale ma solo un’illusione di partecipazione; ora come allora stessa impostazione guerrafondaia e perdente.
Democrazia diretta come ulteriore strumento di forza dell'uomo solo al potere e non un momento di controllo delle espressioni del potere.
Stesso imbroglio perché la guerra al potere proprio non parte e s'arena in autocompiacimento di chi pone il quesito alla stolta massa. Stesso stordimento, stessa incapacità di incidere nel reale. Stesse piazze. Stesso quesito truffa. Stesso travisamento paradossale perché la democrazia diretta può essere cosa molto seria e funzionale all’effettiva partecipazione.
Ora come allora stessa manifestazione popolare stile piazza Venezia di quasi mezzo secolo prima. Una differenza, tra le tante altre, è che nel giugno del 1940 dal balcone di piazza Venezia la guerra venne dichiarata alla Francia ed all’Inghilterra, mentre dall’aula Magna dell’Università Statale agli Stati Uniti d’America.
E ora mi si potrebbe ingenuamente (o meglio, retoricamente) domandare a quale situazione attuale mi riferisca che abbia tutti questi caratteri comuni e così poco lusinghieri a distanza di mezzo secolo, anzi partendo da piazza Venezia quasi un secolo ... ma è evidente:
al plebiscito Referendum truffa della Regione Lombardia voluto dal Governatore e dalla sua maggioranza che vuol dichiarare guerra… alla Repubblica Italiana!

Ps: come io votai in assemblea studentesca? Siccome sono nato riformista mi... astenni.

E ora, al Referendum truffa di Maroni? Vado al mare o in montagna.

Selvino Beccari



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