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Molti bambini muoiono ancora durante il parto e nel caso di morti sospette, quando si arriva al processo, le cartelle cliniche, in alcuni casi, sono carenti e deficitarie di particolari preziosi o, peggio ancora, in altri casi, quanto in esse riportato non è attendibile. E ciò si verifica non solo quando si arriva ad un processo, ma anche quando vengono effettuate indagini per calcolare la motivazione dei cesarei, le complicazioni post- operatorie e la mortalità materno- infantile.

Il ministero della Salute denuncia che il 43% dei primi parti cesarei sarebbe ingiustificato. Così l'Italia ha raggiunto quasi un record mondiale (Fonte: Il Sole 24Ore Italia & Mondo del 28/04/2013; sito www.rai.it). Molte donne subiscono esperienze spiacevoli nelle sale parto anche a causa dell'uso spropositato di cesarei e medicinali per stimolare il travaglio, per i quali i medici e le strutture sanitarie ottengono un rimborso.

Se in un ospedale viene fatta la stimolazione con ossitocina (o con altro ormone) e poi un cesareo, l'ospedale riceve il rimborso sia per il parto naturale (tentato) che per il cesareo che di solito è di urgenza. Lo stesso utilizzo dei farmaci per stimolare il parto, porta più frequentemente ad un cesareo e per questo viene fatto firmare alla donna un foglio con i relativi rischi.

In particolare le strutture ospedaliere percepiscono dalle Regioni un rimborso aggiuntivo di 1.139,00 euro per ciascun parto cesareo oltre a quello previsto per il parto naturale, che ammonta a 1.318,64. Se qualcuno ha idea di quanti parti vengano fatti ogni giorno in un grande ospedale, viene il dubbio che i problemi economici che le strutture sanitarie hanno con la Regione passino sul corpo delle donne e dei loro bambini. Importante considerare che i dati sul numero cesarei e dei parti naturali viene conteggiata sui bambini "nati vivi"!

Mia figlia, una bambina sana e senza patologia, è morta durante un cesareo. Quando succede una cosa del genere, può accadere che i medici comincino a fornire in corsia le versioni più disparate per dare, sul momento, spiegazioni
inconfutabili. La prima cosa che suppongono è una patologia materna che nel mio caso ad esempio non c'era, ma anche qualora ci fosse stata si sarebbe dovuta fare prevenzione, perché la medicina attualmente lo consente.

Scoprire tutto questo è molto faticoso e doloroso. Di fatto dopo sei mesi mio marito ed io non sappiamo ancora perché è morta nostra figlia che sapevamo essere sana.

Quando sono entrata in sala operatoria per il cesareo non era stata constatata sofferenza fetale e il battito cardiaco era regolare.

Frequento un'associazione che si occupa di lutto perinatale e so che molte, molte donne si trovano nella mia stessa condizione.

Se i medici operassero nel rispetto delle procedure scientifiche ed etiche, non dovrebbero essere preoccupati del fatto che il loro operato venga registrato, anzi non potrebbero più ricevere denunce ingiuste.

La trasparenza aiuterebbe tutti a lavorare meglio, ad avere giustizia e forse a far morire ancora meno bambini e donne.

La registrazione degli interventi non va confusa con la sorveglianza dei lavoratori in genere, in quanto esiste una differenza sostanziale:  i medici hanno in mano la vita del paziente che spesso non è consapevole.

Letter to
Regione Lazio, Ministero della sanità, Ministero delle pari opportunità.
"Scatole nere" nelle sale parto e nelle sale operatorie deidcate ai cesarei