Salviamo Alicudi

Salviamo Alicudi

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Rosaria Salamone e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Alicudi è una delle ultime isole mediterranee ancora integre.
Un luogo fragile, remoto, dove il rapporto tra uomo, paesaggio e mare è rimasto essenziale.
Oggi quest’equilibrio rischia di essere compromesso dalla realizzazione di un impianto di dissalazione
industriale finanziato con fondi PNRR e approvato senza un reale coinvolgimento della popolazione
residente.
Non siamo contrari all’acqua.
Non siamo contrari all’innovazione.

Siamo contrari a un progetto sproporzionato in uno dei contesti più delicati del Mediterraneo.
Alicudi fa parte del sito Patrimonio Mondiale UNESCO delle Eolie
Le Eolie sono state riconosciute Patrimonio Mondiale UNESCO per il loro eccezionale valore
geologico e vulcanologico (criterio VIII).
Questo riconoscimento attribuisce alle isole un valore universale eccezionale legato all’integrità del
loro paesaggio e al fragile equilibrio tra ambiente naturale, mare e presenza umana.
Per questo ogni trasformazione permanente del territorio dovrebbe essere valutata secondo il
principio di massima precauzione.

Il progetto prevede
• un impianto di dissalazione a osmosi inversa;
• nuove opere edilizie;
• condotte marine di presa e scarico;
• scarico in mare della salamoia prodotta dal processo di dissalazione.

La stessa documentazione tecnica riconosce criticità ambientali che richiedono prescrizioni e misure
di mitigazione.
Un ecosistema marino estremamente delicato
Il decreto regionale impone prescrizioni specifiche per evitare danni alla Posidonia oceanica, habitat
fondamentale per l’equilibrio del Mediterraneo.
Lo scarico della salamoia — ad alta concentrazione salina e con residui chimici — rappresenta un
rischio concreto per:
• fondali marini;
• biodiversità;
• pesca artigianale;
• qualità delle acque costiere.

Perfino ARPA Sicilia ha subordinato il parere favorevole a limiti rigorosi su salinità, temperatura e
contaminanti.
Alicudi vive di equilibrio, non di infrastrutture industriali
Alicudi non vive di turismo di massa.
La sua forza è il silenzio, la lentezza, il paesaggio incontaminato, l’assenza di urbanizzazione invasiva.
La stessa Commissione Tecnica Specialistica ha chiesto ulteriori misure per contenere l’impatto
acustico dell’impianto.
Quando un progetto deve essere corretto per ridurre rumore e impatti, significa che il problema
esiste.
I residenti non sono stati ascoltati
La comunità locale denuncia di essere stata esclusa dalle decisioni fino a procedimento quasi
concluso.
Un progetto che modifica in modo permanente il rapporto tra un’isola e il suo territorio non può
essere deciso senza partecipazione reale.
Esistono alternative meno invasive.


Prima di introdurre infrastrutture industriali permanenti chiediamo che vengano valutate
seriamente:
• riduzione delle perdite idriche;
• sistemi di accumulo e recupero delle acque;
• gestione stagionale dei consumi;
• soluzioni modulari temporanee e non invasive;
• miglioramento della logistica esistente.

Chiediamo

Al Governo Italiano, alla Regione Siciliana, al Comune di Lipari e al Centro del Patrimonio Mondiale
UNESCO:
• la sospensione del progetto attuale;
• una revisione indipendente degli impatti ambientali e paesaggistici;
• una consultazione pubblica reale con i residenti;
• una verifica della compatibilità dell’opera con il riconoscimento UNESCO delle Eolie;
• la valutazione di alternative meno invasive e realmente sostenibili.


Difendere Alicudi non significa fermare il futuro.
Significa scegliere un futuro coerente con il luogo.
Un futuro in cui la sostenibilità non distrugga proprio ciò che dovrebbe proteggere.

 

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Michaela RaspPromotore della petizioneMichaela Rasp vive e racconta Alicudi con sensibilità e attenzione. Il suo legame con Alicudi nasce da un modo semplice e profondo di osservare la natura, la luce e la vita dell’isola.

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Il problema

Alicudi è una delle ultime isole mediterranee ancora integre.
Un luogo fragile, remoto, dove il rapporto tra uomo, paesaggio e mare è rimasto essenziale.
Oggi quest’equilibrio rischia di essere compromesso dalla realizzazione di un impianto di dissalazione
industriale finanziato con fondi PNRR e approvato senza un reale coinvolgimento della popolazione
residente.
Non siamo contrari all’acqua.
Non siamo contrari all’innovazione.

Siamo contrari a un progetto sproporzionato in uno dei contesti più delicati del Mediterraneo.
Alicudi fa parte del sito Patrimonio Mondiale UNESCO delle Eolie
Le Eolie sono state riconosciute Patrimonio Mondiale UNESCO per il loro eccezionale valore
geologico e vulcanologico (criterio VIII).
Questo riconoscimento attribuisce alle isole un valore universale eccezionale legato all’integrità del
loro paesaggio e al fragile equilibrio tra ambiente naturale, mare e presenza umana.
Per questo ogni trasformazione permanente del territorio dovrebbe essere valutata secondo il
principio di massima precauzione.

Il progetto prevede
• un impianto di dissalazione a osmosi inversa;
• nuove opere edilizie;
• condotte marine di presa e scarico;
• scarico in mare della salamoia prodotta dal processo di dissalazione.

La stessa documentazione tecnica riconosce criticità ambientali che richiedono prescrizioni e misure
di mitigazione.
Un ecosistema marino estremamente delicato
Il decreto regionale impone prescrizioni specifiche per evitare danni alla Posidonia oceanica, habitat
fondamentale per l’equilibrio del Mediterraneo.
Lo scarico della salamoia — ad alta concentrazione salina e con residui chimici — rappresenta un
rischio concreto per:
• fondali marini;
• biodiversità;
• pesca artigianale;
• qualità delle acque costiere.

Perfino ARPA Sicilia ha subordinato il parere favorevole a limiti rigorosi su salinità, temperatura e
contaminanti.
Alicudi vive di equilibrio, non di infrastrutture industriali
Alicudi non vive di turismo di massa.
La sua forza è il silenzio, la lentezza, il paesaggio incontaminato, l’assenza di urbanizzazione invasiva.
La stessa Commissione Tecnica Specialistica ha chiesto ulteriori misure per contenere l’impatto
acustico dell’impianto.
Quando un progetto deve essere corretto per ridurre rumore e impatti, significa che il problema
esiste.
I residenti non sono stati ascoltati
La comunità locale denuncia di essere stata esclusa dalle decisioni fino a procedimento quasi
concluso.
Un progetto che modifica in modo permanente il rapporto tra un’isola e il suo territorio non può
essere deciso senza partecipazione reale.
Esistono alternative meno invasive.


Prima di introdurre infrastrutture industriali permanenti chiediamo che vengano valutate
seriamente:
• riduzione delle perdite idriche;
• sistemi di accumulo e recupero delle acque;
• gestione stagionale dei consumi;
• soluzioni modulari temporanee e non invasive;
• miglioramento della logistica esistente.

Chiediamo

Al Governo Italiano, alla Regione Siciliana, al Comune di Lipari e al Centro del Patrimonio Mondiale
UNESCO:
• la sospensione del progetto attuale;
• una revisione indipendente degli impatti ambientali e paesaggistici;
• una consultazione pubblica reale con i residenti;
• una verifica della compatibilità dell’opera con il riconoscimento UNESCO delle Eolie;
• la valutazione di alternative meno invasive e realmente sostenibili.


Difendere Alicudi non significa fermare il futuro.
Significa scegliere un futuro coerente con il luogo.
Un futuro in cui la sostenibilità non distrugga proprio ciò che dovrebbe proteggere.

 

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Petizione creata in data 5 giugno 2026