Rompiamo il muro di silenzio sull'Ordine dei Giornalisti

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L'Ordine dei Giornalisti - che non trova omologhi in nessun altro Paese europeo - è nato nel 1925 per controllare l'esercizio della professione, che veniva permessa solo ai giornalisti graditi a Mussolini e al suo regime. Novantatré anni dopo, in uno Stato repubblicano fondato su principi costituzionali e democratici, appare sorpassata la visione corporativa di un "ceto" che ha perso tutta la vocazione di tutela degli iscritti, ma non quella a preservare gli interessi economici di quanti vi gravitano attorno in qualità di presidenti, consiglieri, componenti delle varie commissioni, docenti.

Tra Ordine nazionale e ordini regionali, commissioni consultive e gruppi di lavoro, sono più di un migliaio i privilegiati titolari di incarichi d'oro che vengono spostati da una poltrona all'altra, foraggiati dalle quote di iscrizione e dalle tasse degli oltre 100mila iscritti ai vari albi. Lo scorso marzo, è stato l'ex presidente dell'Odg Enzo Iacopino a dire, dimettendosi, basta: “Prevalgono - ha dichiarato - un gioco perverso e irresponsabile di opposte militanze, il settarismo, la superficialità, le urla, le volgarità. Ci sono polemiche alimentate da ‘professori del diritto’, che si dividono equamente tra analfabeti del diritto e oltre”.

Eppure questo marasma di "incompetenze e strette di mano" può contare su diversi milioni l'anno: cinque quelli dichiarati nel 2013, per quanto non resti cosa semplice indagare su un organismo che si fa paladino della libertà di stampa ma che nei fatti appare torbido, privo di trasparenza. Attorno all'Ordine gravitano aziende, altri organismi simili, persone. Un "giro di affari" più che un ente in grado di tutelare i propri iscritti, garantendo loro l'esercizio della professione e tutelandoli nelle diverse sedi.

Eppure l'Ordine, protetto dal silenzio degli stessi giornalisti che temono ritorsioni quali la cancellazione dall'Albo o richiami disciplinari, si sente protetto. E' ora di rompere questo silenzio.

Alberto Moravia, Milena Gabanelli, Giulia Innocenzi, sono solo alcuni dei bravi e competenti giornalisti che, in tempi diversi, l'Odg ha pensato di escludere. E' dunque lecito domandarsi: qual è il suo ruolo se non è in grado neppure di adottare criteri meritocratici - ma spesso solo clientelari - per l'accesso alla professione? E' giusto che il governo provveda a mantenere in vita un organismo che serve a rinfrescare, senza nessun tornaconto per la collettività e neppure per i giornalisti, le tasche di pochi?

Al ministro con delega all'Informazione e alla Comunicazione Luca Lotti, al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e a tutti i parlamentari senza colore politico, chiediamo, nell'interesse di tutti, di farsi promotori di iniziative che portino alla cancellazione di questo organismo di stampo fascista, che contribuisce a dare una brutta immagine dell'Italia all'estero, relegandola a tempi bui che è meglio dimenticare.

Ai giornalisti precari, a quelli che vogliono esercitare i propri diritto di cronaca e di critica, a chi crede nella libertà di stampa, ai cittadini stanchi di contribuire all'ennesimo spreco, chiediamo il sostegno per questa petizione: porteremo queste firme in Parlamento, per una Legge di iniziativa popolare fatta da noi, per tutti noi. Basta privilegi di pochi.

 

Ha aderito alla petizione anche il Portavoce M5S alla Camera dei Deputati Paolo Parentela. 



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