MODIFICA REGOLAMENTO COSAP ROMA CAPITALE BASTA ABUSI E SOPRAFFAZIONI SU PICCOLO COMMERCIO

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Da troppo tempo oramai il Comune di Roma attacca il piccolo commercio, senza riflettere che con il piccolo commercio molte famiglie mandano avanti il tessuto sociale, con le loro vite, con i loro consumi, con le tasse da loro pagate.

Espressione del piccolo commercio, di prodotti artigianali, dello street food, tipici italici e comunque genuini, attivo sul territorio, sono i Laboratori Artigianali, fucina del mangiare sano, e del mangiare italiano, mangiare piccolo ma "slow", che, a Roma, nel centro storico, rappresenta la grande anima della differenziazione commerciale dell'offerta di prodotti alimentari al turista.

Un business gestito da piccoli imprenditori, famiglie italiane, sinonimo di vitalità' e per questo attaccato.

Piccole panetterie, piccoli bistrot, pastifici, etc. in piena fantasia,  sottomessa però al potere, trattati da i Vv.UU. alla stregua di AL CAPONE, in applicazioni di leggi e circolari,  e prassi amministrative senza dubbio, ma adottando molto spesso canoni di discrezionalità' ai limiti, e con provvedimenti di chiusura e sanzioni abnormi.

Tra le tante si citano le ultime decine e decine di aggressioni a colpi di foto e multe effettuate da Roma Capitale, in pieno svolgimento dell'attività', in cui la P.a. ha imposto di differenziare addirittura i tavolini "all'interno" del locale, con sgabelli uno diverso dall'altro, ( SIC) .

Ma anche gabelle e divieti imposti proprio a chi aiuta il commercio del prodotto italiano, parimenti a tutela dei soli potenti ovvero delle grande distribuzioni di cibo che vogliono colonizzare Roma e "indifferenziare" il gusto di ciò che mangiamo e distruggere la nostra industria più tipica.

Nel perseguire le occupazioni di suolo pubblico dei laboratori artigianali, Roma Capitale si dimentica che un’attività commerciale sana, con tasse e lavoratori regolarmente registrati, "netta" la strada, il battistrada, pulendo e tenendo sicuro il territorio, più' di qualunque altro regolamento di igiene di Roma, e lontani topi, immondizie e quanto altro. 

E' semmai il caso di dire che e' il commercio abusivo di ambulanti in mano ai "racket" che rovina il centro storico, e non certo le famiglie per bene che aprono un commercio, e chiedono una licenza di laboratorio artigianale, le quali diventano bersaglio immobile per gli applicatori di sanzioni.

Vogliamo riportare alla normalita' tutto questo settore con questa petizione e quindi chiedere al sindaco Raggi di cambiare o far cambiare ai consiglieri comunali di Roma e ai parlamentari del M5s  :

-l'art. 4 ter del regolamento Cosap, di Roma capitale ( ultima delibera n.39/2014) su i limiti soggettivi alle richieste di occupazione di suolo pubblico, inserendo anche i titolari di scia per laboratori artigianali che siano produttori di prodotti italiani e caratteristici, sempre nel rispetto delle regole sulla somministrazione assistita.

-L'art. 3 comma 16 della legge 94/2009 insieme al correlato dispositivo previsto dall'art. 20 del c.d.s. "Fatti salvi i provvedimenti dell'autorità per motivi di ordine pubblico, nei casi di indebita occupazione di suolo pubblico previsti dall'articolo 633 del codice penale e dall'articolo 20 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, il sindaco, per le strade urbane, e il prefetto, per quelle extraurbane o, quando ricorrono motivi di sicurezza pubblica, per ogni luogo, possono ordinare l'immediato ripristino dello stato dei luoghi a spese degli occupanti e, se si tratta di occupazione a fine di commercio, la chiusura dell'esercizio fino al pieno adempimento dell'ordine e del pagamento delle spese o della prestazione di idonea garanzia e, comunque, per un periodo non superiore a tre giorni e per non piu' di una volta ogni due mesi.   ( la legge parlava di periodo non inferiore a 5 giorni  , con ampie possibilità' di discriminazione, e non certezza della legge e senza tenere conto che 5 giorni nel commercio al mese possono essere distruttivi).

- l'Ordinanza Sindacale ( sindaco di Roma) n°258  nelle premesse, laddove prevede che il termine minimo di chiusura sia 5 gg, mentre invece va indicato il termine massimo in 3 gg.

 



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