Tamponi salivari a domicilio per le persone con disabilità intellettiva

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Il 2 novembre 2020 a mia figlia autistica certificata legge 104 art. 3 comma 3 è stato somministrato il tampone nasofaringeo per poter chiudere la quarantena famigliare a cui eravamo sottoposti per la positività di uno di noi.

Il cambiamento di contesto, gli operatori bardati con i DPI anticovid e l'impossibilità di controllare ciò che succedeva, hanno annullato la sua collaborazione.
Per somministrarle il tampone, abbiamo dovuto contenerla. I sanitari, davvero dispiaciuti, hanno tentato in tutti i modi di convincerla, sono stati davvero professionali e gentili, ma non abbiamo avuto alternative.
La bambina è stata adagiata su un lenzuolo sul lettino, dopodiché due infermieri hanno chiuso i lembi e l'hanno trattenuta, io le bloccavo i piedi e mio marito la testa, mentre una terza infermiera ha fatto il tampone.
Ha urlato e strepitato il suo sdegno per lungo tempo sia durante che dopo la manovra.
Una volta risalita in automobile, la sua rabbia è bruscamente svoltata e ha iniziato a spegnersi. Appena entrata in camera, ha chiuso le persiane, si è spogliata e infilata a letto, nascosta dalle coperte. È rimasta così per due ore e mezza. Sola, al buio, stremata dall'esperienza.

In questo momento di particolare stress emotivo e psicologico per tutti gli Italiani, è doveroso porre un occhio di riguardo alle categorie più fragili.

Il tampone nasofaringeo viene tollerato in maniera molto diversa a seconda delle persone, ma a tutte, onde cercare di ridurre il dolore e facilitare le operazioni, viene richiesta collaborazione.

Le persone disabili intellettive spesso non collaborano, poiché non comprendono il senso del tampone o perché non possono avere il controllo della situazione, cosa che può dare origini a gravi crisi comportamentali costringendo il personale sanitario ad operazioni di contenzione.

Il tampone salivare somministrato a domicilio renderebbe meno traumatica l'esperienza per persone disabili cognitive che potrebbero non essere collaborative.

La contenzione per sottoporre tali persone al tampone è lesivo della loro dignità di esseri umani: anche loro, anzi, soprattutto loro, hanno il diritto di essere tutelati e le loro caratteristiche personali rispettate.

Ognuno di noi deve fare il proprio dovere per tutelare la salute della collettività, anche le persone disabili, ma il Servizio Sanitario deve offrire soluzioni meno invasive per queste persone affinché il tampone non diventi un'esperienza traumatica.

 

 

 

 

 



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