Ricorso alla legge sulle rette per il mantenimento dei pazienti in RSA

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Premesso che in questa petizione ho un interesse personale in quanto mia mamma è invalida da anni e dal 2005 è ricoverata presso le RSA ( residenze sanitarie assistenziali).

Ora senza entrare nel caso specifico di mia mamma , ci tengo a precisare che le RSA sono delle case di cura in cui vengono ricoverate le persone che hanno una patologia invalidante , più o meno grave in cui i singoli malati ricevono cure di prima necessità per trascorrere una vita migliore di quella che non avrebbero potuto vivere nella propria abitazione in caso di gravi patologie i pazienti / invalidi ricoverati presso le RSA devono essere trasferiti per le cure più specifiche presso strutture ospedaliere o simili.

Fino a due anni fa le persone invalide al 100% con indennità di accompagno e beneficiari della legge 104 partecipavano alla spesa della struttura attraverso il versamento del solo assegno di indennità di accompagnamento che ad oggi ammonta a circa Euro 515,00;

In base al DPCM n. 159 del 5 dicembre 2013,“Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)” la nuova normativa prevede la compartecipazione al pagamento della retta alberghiera da parte dei familiari, ilDecreto n. 159/2013, che non è stato modificato dalle sentenze del Tar di cui sopra, modifica i criteri di determinazione dell'ISEE per le prestazioni agevolate di natura socio-sanitaria, creando una disciplina sicuramente peggiorativa rispetto alle precedenti disposizioni, risultando molto gravosa per anziani e disabili.Il decreto, infatti, per tali prestazioni prende in considerazione il reddito prodotto dall'intero nucleo familiare del degente, composto – oltre che dall'assistito – dal coniuge, dai figli minori di anni 18, nonché dai figli maggiorenni. Prevede poi – e questa è una delle novità peggiorative di maggior rilievo – che, in caso di ingresso in RSA, si deroghi ulteriormente alla composizione del nucleo familiare del richiedente la prestazione e debbano essere considerati nel computo dei redditi di quest'ultimo anche i redditi dei figli non inclusi nel nucleo familiare.
Il reddito dei figli non conviventi e non inseriti nel nucleo familiare del richiedente sarà dunque calcolato ai fini ISEE per il calcolo della retta da pagare, a meno che non si tratti di figlio disabile o quando risulti accertata in sede giurisdizionale o dai servizi sociali la estraneità dello stessodairapporti affettivi ed economici.

Nel gennaio 2015 è infatti entrato in vigore in nuovo ISEE1 e sono state introdotte importanti novità,anche per le prestazioni di degenza in RSA per le persone ultra sessantacinquenninon autosufficienti: si prevede infattiche siano conteggiati come reddito anche i “trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche”, quindi anche pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento. E così, da un anno all’altro, molti assistiti si sono trovati costretti a pagare la quota intera - o comunque rincarata - della retta alberghiera.Tuttavia, il nuovo ISEE è stato già bocciato dal Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio a poco più di un mese di distanza dalla sua entrata in vigore. In particolare, in data 11 febbraio 2015 sono state depositate tre sentenze del Tribunale amministrativo regionale del Lazio (sentenze n. 2454/15, n. 2458/15 e n. 2459/15) che dichiarano illegittime alcune norme contenute nella nuova normativa.

In particolare, le tre sentenze:
- escludono dal computo dei redditi ai fini ISEE i “trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche”, visto che si tratta di emolumenti riconosciuti a titolo meramente compensativo e/o risarcitorio a favore delle situazioni di disabilità;
- annullano la norma del decreto ISEE (art. 4, comma 4, lettera d) nella parte in cui si prevede un incremento delle franchigie per i soli minorenni. Di conseguenza, l'ISEE per i maggiorenni si deve calcolare con riferimento alla porzione di reddito che eccede i 9.500,00 euro l'anno, e solo su quella.

Il 3 dicembre 2015 il Consiglio di stato si è espresso in modo favorevole confermando quanto aveva stabilito il TAR Lazio nelle tre sentenze sopra citate ( ci tengo a precisare che le il nostro GOVERNO composto da oneste persone fece ricorso presso il Consiglio di Stato perché secondo loro le disposizione contenute nel decreto utilizzato per il calcolo ISEE erano eque e giuste...)

In riferimento alle Rsa è bene precisare che le spese delle prestazioni propriamente sanitarie da queste fornite sono rimborsate alla struttura dal Servizio sanitario.
Le spese che esulano dalle prestazioni mediche e infermieristiche, (vitto, pulizia dei locali, servizio di lavanderia), c.d. retta alberghiera, sono coperte dagli assistiti con il loro reddito o, in quote variabili, dal Comune, se l’assistito è in condizioni economiche svantaggiate.
I Comuni stabiliscono gli importi a proprio carico e quelli dovuti dall’assistito utilizzando l’indicatore Isee.
In molti casi, tuttavia, i familiari vengono chiamati a sottoscrivere una sorta di promessa di pagamento, al momento del ricovero del congiunto obbligandosi in tal modo a soddisfare la retta.

Ora entriamo nel merito in base a come stabilito da diverse sentenze della Cassazione e di diversi Tribunali Italiani in merito alla questione Invalidi civili ricoverati in RSA e rispettive rette :

-nel caso in cui siano ricoverati in Rsa ultrasessantacinquenni non autosufficienti o persone con disabilità gravi, i figli e i nipoti non sono tenuti al pagamento delle rette, perché si deve fare riferimento solo ed esclusivamente alla situazione economica del ricoverato.

-Lo si deduce dalla legge 328/2000 che rimanda alle disposizioni previste da due decreti legislativi (n. 109/1998 e n. 130/2000). In questi casi, quindi, spetta solo all’assistito, se è in grado, pagare la retta e i Comuni non possono rivalersi sui cosiddetti “obbligati per legge”, ovvero i parenti fino al quarto grado (tenuti, invece, a provvedere agli alimenti per il congiunto indigente).
Ma, quando l’anziano (o il disabile grave) non ha mezzi, la retta è a carico del Comune di appartenenza.

-in base a una sentenza della Corte di Cassazione (n. 26863/08) i parenti possono inviare una formale disdetta e smettere di pagare la retta.

-Inoltre se l’anziano è invalido al 100%, ( questo è quello in cui si trovano la maggior parte degli invalidi anziani ricoverati presso le RSA) nulla è dovuto, né da lui, né dai familiari. Lo si deduce da una sentenza del Tribunale di Verona del 2013 sul caso di una signora ultrasessantacinquenne invalida al 100%: secondo i giudici, gli impegni di pagamento fatti sottoscrivere al parente del ricoverato per la retta alberghiera devono ritenersi, in casi come questo, nulli fin dall’inizio, e può essere richiesta al Comune la restituzione di ciò che è stato pagato. Neppure l’anziano deve pagare e può chiedere la restituzione di quanto versato.

Gli impegni sottoscritti dai parenti per la retta devono ritenersi nulli ; la Cassazione con la sentenza numero 4558/2012 ha stabilito che per le patologie per le quali non è possibile distinguere tra quota sanitaria e quota alberghiera (malattie gravi come Alzheimer, invalidi al 100% ultrasessantacinquenni che necessitano di assistenza continua ecc.), tutta la quota è a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

l primo passo è la richiesta alla regione, che risponde in maniera negativa (sempre se risponde).


Per chi dovesse averne bisogno posso inviare  il fac-simile di istanza, è impostato per l'Alzheimer ed occorre adattarlo al caso specifico.


Indirizzo è per i familiari di invalidi che hanno un un loro parente ricoverato presso una RSA sita nella Regione Lazio

Spettabile
REGIONE LAZIO
DIREZIONE REGIONALE SALUTE E POLITICHE SOCIALI
AREA RISORSE ECONOMICO-FINANZIARIE
Via Rosa Raimondi Garibaldi, 7
00145 Roma

In sostanza basterebbe mettere in mora la Regione ma è necessario fare ricorso attraverso un legale .

Per avere maggiori ragguagli in merito al modello ISEE su cui verrà calcolata la retta in capo al paziente ci terrei a specificare ulteriore irregolarità.

Premesso che sono pochi i CAF ( posso parlare di quelli siti in Roma ) che sappiamo inserire i dati per effettuare il calcolo richiesto per le RSA ( se vi recate i 5 diversi CAF avrete 5 diversi ISEE e non sto scherzando ...questo già fa capire che grado di confusione esiste)

Il nuovo ISEE non tiene conto di :

1) nel caso di invalido 100% ultrasessantacinquenne non si possono applicare le regole sopra esposte cosi come riportano le varie sentenze dei tribunali e della cassazione, pertanto vengono richiesti anche i redditi dei familiari conviventi e non ;

2) nel caso in cui l'unica fonte di reddito dell'invalido sia solo quella di percepire l'assegno di invalidità e l'indennità di accompagno, che come stabilito dal TAR poi confermato dal Consiglio di Stato , non costituiscono reddito per cui sono pari a ZERO. Ora arriva il bello tra i documenti da presentare per poter fare il calcolo dell'ISEE è richiesto anche la " GIACENZA MEDIA ANNUA" del conto corrente e come nel caso di mia Mamma nel suo conto confluisce solo la pensione di invalidità e l'indennità di accompagno e anche un bambino di quinta elementare direbbe ma è illegittimo questo .....

Se il reddito è zero e il conto corrente combacia con le voci di reddito anche esso deve valere zero.

3) Ora arriva il bello viene richiesto se l'invalido in questione è titolare di un diritto reale su uno o più immobili. Nel caso di specie mia mamma ha l'usufrutto sulla sola prima casa ( di cui io e mia sorella siamo i nudi proprietari) e non esistono altre proprietà . La casa in questione ha una rendita catastale di 903 euro e secondo i calcoli dei coefficienti applicati da questi geni del lascia o raddoppia la casa ha un valore di 151.000 euro che viene riportato sia nella DSU ( documento dove vengono specificate le voci riportate nel modello ISEE) e sia nell'ISEE.... ora questo è l'unico caso in cui non solo si colpisce un invalido ingiustamente ma lo si fa nel modo così meschino che andrebbero presi ed impiccati coloro che hanno firmato quella legge e vi spiego subito il perché 

3.1) l'abitazione principale non è tassata in alcun modo ( in tutti i tipi di dichiarazione dei redditi che sia modello unico e modello 730  viene riportato l'utilizzo con il numero 1 quando si tratta di abitazione principale e la sola rendita catastale) pertanto questo tipo di abitazione non costituisce reddito

3.2) l'abitazione principale non solo non costituisce reddito ma i geni legislatori di lascia e raddoppia imputano un valore all'immobile ( PRIMA CASA ABITAZIONE PRINCIPALE) COME SE LO STESSO PRODUCESSE REDDITO....QUESTA OPERAZIONE È COSTITUZIONALMENTE ILLEGITTIMA IN QUANTO PREVEDE UN IMPOSIZIONE DI TIPO " PATRIMONIALE" CHE È VIETATA ( DOVREBBERO CAMBIARE LA COSTITUZIONE PER APPLICARE QUESTA NORMA)

In calce ho riportato la mia situazione e chiedo scusa per lo sfogo ma non si può più tollerare una situazione simile 

Detto questo mi rivolgo a tutti i familiari che hanno un invalido ricoverato presso un RSA in ogni regione d' ITALIA e a cui siano stati chiesti soldi ingiustamente 

In fede 

Mirko Morgante

 

Negli ultimi due anni è stata approvata una legge che in modo oggettivo ed indiscriminato colpisce i nuclei familiari che hanno un loro familiare ricoverato presso una RSA esempi come avere una sola casa di abitazione ( casa principale ) concorre a formare il reddito ed aumentare il valore ISEE previsto per il calcolo della retta in RSA ...vengono presi i redditi dei familiari in modo molto discriminatorio tale da far si che se uno ha una casa ( in cui vive ) ed un lavoro ( dipendente pubblico o privato) secondo lo stato Italiano è ricco è pertanto può concorrere al pagamento della retta per il grosso dell'importo , se ci sono persone nel nucleo familiare senza reddito questo non viene preso in considerazione...nel caso specifico mia mamma percepisce la sola pensione di invalidità e accompagno ( invalida 100%) non ha altri redditi ; io sono disoccupato da 4 anni e l'unica percettrice di reddito e mia sorella che non vive nella casa di nostra proprietà in cui mia mamma ha l'usufrutto.

Secondo lo stato Italiano siamo ricchi e pertanto richiedono l'intero importo della pensione più l'indennità di accompagno ( senza pensare alle medicine, visite mediche e tutte le necessità che ha una persona invalida sia per motivi psichiatrici che fisici)...in sostanza avere un invalido in famiglia è una situazione di vantaggio e non di dolore e di infinite problematiche; in tal modo chi ha un invalido in famiglia e non può badare a lui è totalmente discriminato sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista dei servizi offerti.

Per ogni chiarimento e approfondimento in merito alla questione mi rendo disponibile Mirko Morgante



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