Rinnovare la festa di Santa Lucia a Siracusa

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La "festa" di Santa Lucia a Siracusa necessita di un rinnovamento e di un ravvivamento radicale. 

L'importanza (sottovalutata) di avere una vera festa.
Quante volte abbiamo pensato e detto che la nostra Santa Lucia merita una vera più coinvolgente e più viva di quella che abbiamo visto fino a quest'anno ? In poche e semplici parole una vera festa ?
Vedendo l'organizzazione attuale, monotona, noiosa e ristretta, non si può fare a meno di pensare cosa succede altrove, tipo a Catania dove la festa di Sant'Agata dura quasi ininterrottamente per tre giorni consecutivi; o nella vicina Palazzolo Acreide con le feste (e che feste) di San Paolo e di San Sebastiano (festeggiatissimo anche a Melilli e, una volta, a Siracusa, guardacaso quando la festa era gestita dal popolo e specificatamente dai portuali); o per tornare alle falde dell'Etna, a Belpasso dove proprio la nostra Santa Lucia viene festeggiata alla grande e per tre giorni di fila.
Santa Lucia viene festeggiata meglio della sua città natale anche in altri luoghi della Sicilia e del sud, sopratutto nei paesi più o meno piccoli. Proprio i paesi sono più avanti perché lì persino una festa di quartiere diventa occasione di aggregazione e di divertimento popolare. A Siracusa invece solo due giorni su sette di "festeggiamenti", distanziati da una settimana, ma con quasi zero vivacità, quasi perchè per fortuna c'è la banda musicale a darne un pò in un contesto addormentato e silenzioso. A questo aggiungiamo la quasi assenza di spettacoli pirotecnici, in progressiva riduzione anno dopo anno, l'assenza totale di momenti salienti attesi e sentiti dalla popolazione, e chi più ne ha ne metta. Infine va anche detto che la durata massima dell'evento è fino alle 22 del 20 dicembre, dopodiché fine e tutti a casa (come se non si aspettasse altro), mentre a Catania a quell'ora sono ancora nel cuore dei festeggiamenti. Ecco spiegata, in poche righe, la differenza sostanziale tra due città che sebbene sono distanti meno di un ora appartengono a due mondi totalmente lontani e diversi.
Detto questo, ritengo che nel 2019 il concetto di festa prettamente religiosa è sorpassato. Chi sostiene questo evidentemente non sa (o finge di non sapere) che una festa religiosa è prima di tutto una festa popolare. Per cui si propongono:
1) Iniziative e manifestazioni di contorno, precedenti e successive ai festeggiamenti centrali, per esempio concerti, sagre, spettacoli, giochi, tra cui la storica tombolata che si svolgeva in passato in piazza Santa Lucia; eventi socio-aggregativi ampliati da manifestazioni sportive. In questo senso non sarebbe male riorganizzare il trofeo Santa Lucia a cui prenderebbero parte le varie realtà sportive aretusee; e infine prolungare e rinnovare anch'essa la tradizionale fiera come detto (ma non fatto) qui.
2) Estensione della durata e del percorso delle due processioni del 13 e del 20 dicembre in altre zone di Ortigia (alla Giudecca, alla Graziella e alla Sperduta) e della terraferma, cioè nel resto della Borgata Santa Lucia, della zona umbertina e del centro, in quanto non sono mai state completamente incluse nei percorsi del 13 e del 20; ed estensione del numero di berretti verdi in modo da dare la possibilità a più siracusani (e non) possibili di portare il simulacro argenteo della Santuzza.
3) Un modo completamente differente di vivere la processione e più in generale i festeggiamenti, che devono ricominciare a essere davvero tali. A Catania, tanto per fare un ulteriore esempio, è piacevole abitudine vestirsi dai più piccoli ai più anziani di bianco (abito meglio conosciuto dai catanesi come u saccu, il sacco) e di mettersi in testa una scuzzitta (un tipo di coppola siciliana in versione catanese) anche se non si è portatori della Santa. Sarebbe bello se pure a Siracusa ci fosse l'usanza diffusa di vestirsi di verde e di portare il classico e medesimo berretto che fino a oggi portano solo i portatori. Ma l'abbigliamento non è l'unico elemento della festa di Sant'Agata, in quanto oltre a questo c'è pure l'altrettanto piacevole abitudine di svegliarsi di primo mattino il 4 febbraio per andare a salutare la Santuzza che esce dalla sua cameretta, nonchè di animare la festa con candelore, canti e molto altro ancora. Non solo una processione lunga tre giorni ma anche serate di spettacoli piromusicali (la sera del tre) e manifestazioni sportive come il trofeo Sant'Agata. Nei paesi poi si preparano per mesi l'abbigliamento da tenere durante la festa e i botti artigianali, e il programma religioso è preceduto e seguito dagli eventi collaterali sopraccitati. Quindi non solo religiosità e spiritualità ma anche folklore e divertimento.
Unendo tutti questi elementi è possibile, o meglio è possibilissimo (perché nulla è utopia se lo si vuole), fare in modo che la Santa più conosciuta e più festeggiata al mondo possa avere una delle migliori feste in Sicilia e del resto del mondo. Il fatto che oltre settecento persone hanno firmato la relativa petizione dimostra che, contrariamente a quanto si possa pensare, a Siracusa c'è voglia di cambiare e c'è altrettanta voglia di eventi vivaci in grado di coinvolgere e di entusiasmare i siracusani, sopratutto giovani, non solo credenti e non solo siracusani visto che questi eventi calamiterebbero una massa non quantificabile di persone provenienti dal resto della Sicilia e dal resto del mondo. Come avviene sempre a Catania dove hanno creato nel tempo una vera festa riconosciuta come la terza per importanza e per partecipazione al mondo dopo la settimana santa di Siviglia e il corpus domini di Cusco in Perù.
Cerchiamo, in sintesi e anche qui, di imparare o di reimparare.
NB: Si invita alla visione e alla condivisione di questo link assolutamente veritiero, nonchè perfettamente complementare a questo scritto.